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Editing ‒ Il mondo interiore di un personaggio (3)

Editing ‒ Il mondo interiore di un personaggio (3)Oltre al mondo della sessualità, è bene considerare le modalità attraverso le quali un lettore percepisce l’interiorità di un personaggio. Come è strutturato il sistema rappresentativo di chi legge? Questa è la domanda da porsi, altrimenti un editor rischia di lavorare su un testo senza capire che dall’altra parte non c’è soltanto un flusso caotico di percezioni del testo, no, ci sono categorie che possono essere individuate e sulle quali poter riflettere.

Senza addentrarci in tecnicismi per ora troppo complessi per un neofita dell’editing, considerate che i lettori si possono dividere in visivi, uditivi e cinestesici. Per semplificare, i primi vedono con gli occhi dei personaggi, i secondi ascoltano con le orecchie dei personaggi, i terzi prediligono metafore della fisicità per capire i personaggi. I confini fra loro non sono esclusivi, nel senso che esistono lettori che hanno tutte le componenti ‒ visive, uditive, cinestesiche ‒ ma è sempre una a dominare.

 

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Ecco un primo principio da tenere a mente: può essere che uno scrittore (lettore anche lui o lei) sia una persona particolarmente visiva e di conseguenza nel testo rischia di privilegiare le scene visive per raccontare l’interiorità dei personaggi, escludendo quindi chi preferisce altre modalità di rappresentazione. Un editor dovrà passare a setaccio parole e frasi con l’obiettivo di individuare se lo scrittore utilizza soltanto una forma che di conseguenza colpisce solo una parte dei lettori.

Un esempio. Uno scrittore soprattutto uditivo rischia di non connettere i mondi interiori dei personaggi con i lettori che sono visivi e cinestesici. Questa è la ragione per la quale di frequente chi legge potrebbe sentire lontananza emotiva da un romanzo: non dipende dalla trama, non dipende dal ritmo o dallo stile, non dipende dalla tensione narrativa, a volte dipende dalla sconnessione di cui sopra anche se individuare questo problema non è affatto semplice per un editor alle prime armi.

I lettori visivi sono particolarmente interessati a come le cose appaiono, quindi immaginate quanto possano essere interessati alle apparenze nei comportamenti di un personaggio della storia. Gli uditivi sono particolarmente interessati ai suoni e ai rumori, dunque tendono a voler concentrarsi sui significati ascoltando una spiegazione, cercando di eliminare quanto più possibile i rumori di fondo. I cinestesici sono particolarmente interessati al tatto, perciò amano verbi come toccare, provare, afferrare, adorano la concretezza.

Banalizzo per capirci. Durante un concerto rock pieno di gente un visivo sarà colpito da ciò che vede e dalle luci del palco, un uditivo sarà soprattutto concentrato nell’ascoltare e nelle differenze fra suoni e rumori, un cinestesico vivrà l’esperienza come corpo, come sudore, come toccare ed essere toccato dalle persone accanto.

Per costruire il mondo interiore di un personaggio si dovrà tenere in considerazione la diversità dei lettori fra le tre categorie, se si vuole entrare in connessione con tutti loro. Qualcuno potrebbe chiedersi legittimamente se questa non sia un’operazione troppo artificiosa dato che un personaggio dovrebbe in qualche modo rappresentare una persona e quindi perché equilibrare le tre categorie se in ogni caso nella realtà c’è sempre una a dominare? Giusta domanda.

 

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La risposta è che quanto più equilibriamo le tre categorie in un singolo personaggio, tanto più i lettori riusciranno a connettersi con ognuno dei personaggi. L’obiettivo è che l’interiorità di Marco o Sabrina o Valeria siano comunicabili nel migliore dei modi a chi legge. Ripeto: comunicabili. Il mondo interiore di un personaggio va comunicato al meglio, dopo di che sarà chi legge a dedurre, capire, emozionarsi, eccetera.

A giovedì prossimo.

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