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Editing ‒ I cinque sensi e l’ambientazione

Editing ‒ I cinque sensi e l’ambientazionePrima di addentrarci nel tema di oggi, permettete una breve digressione. Ho ricevuto una ventina di mail da quando ho iniziato questa rubrica, mail che mi hanno permesso di interagire con alcuni di voi e che ho trovato interessanti. Una parte di queste ha posto sul piatto questioni particolari per evidenziare un qualche discostamento possibile dalle mie affermazioni. Come ho fatto talvolta intuire, l’editing non è una scienza esatta, uno più uno fa a volte tre, a volte cinque, a volte zero. Si avanza per approssimazione, si avanza su un terreno trovando di continuo compromessi di sguardo, si avanza a volte con modi inaspettati. Non mi pongo come portatore di verità e tanto meno come teorizzatore, non sarei in grado e non ho titoli per farlo. Il mio approccio è soprattutto induttivo: anni e anni a contatto con scrittori hanno fornito l’occasione per riflettere numerosissime volte sui temi che stiamo affrontando. Certo, esistono tradizioni, al pari di studi di settore, e confesso una certa passione verso l’aggiornamento sull’editing (soprattutto parlando/chattando con colleghi di lingua inglese e russa, che di fatto sono le due lingue straniere con cui riesco a interagire di più; nel portoghese e nel francese sono ancora troppo debole per farlo professionalmente), tuttavia la mia concentrazione è rivolta in particolare al lato pratico, scavando nei testi settimana dopo settimana con gli autori che collaborano con me o con autori che mi contattano per un servizio di editing.

 

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Infine, lasciatemi dire che la rubrica non ha uno scopo di esaustività, cerco sempre di tenere un livello semplice e divulgativo. Il mio lettore ideale, in questo momento, è un editor alle primissime armi che cerca una dignitosa introduzione online sull’affascinante tema dell’editing. In ogni caso, grazie per le vostre mail piene di domande, dubbi e critiche.  

A proposito di sensi rapportati all’ambientazione, cui accennavamo nella puntata del 7 gennaio, è subito importante sostenere un concetto: il cervello punta a controllare. Mi spiego. Ognuno di noi ha circa 86 miliardi di neuroni e fra loro si inviano segnali a una velocità di 120 metri al secondo. Se il cervello punta a controllare, chi scrive dovrebbe mettere in difficoltà quel senso di controllo. Come? Con i cambiamenti. Ma un cambiamento si crea al meglio se PRIMA c’è una situazione che si configura nel cervello dei lettori in modo preciso e vivido, solo così, nel momento del cambiamento, chi legge si sentirà spiazzato, incuriosito, travolto, incredulo e coinvolto.

Un editor dovrebbe essere risoluto nell’intervenire nelle scene di ambientazione, soprattutto quando si tratta di quattro situazioni che servono a incuriosire: c’è la proposta di una domanda; si palesa una serie di eventi con una soluzione anticipata che ahimè non si conosce; sono negate delle aspettative imponendo di cercare una spiegazione; si sa che qualcun altro ha informazioni preziose. Fateci caso, nei romanzi più efficaci si ha spessissimo una delle quattro situazioni. Dunque, un editor dovrebbe aiutare lo scrittore ad aumentare tali situazioni, ecco che l’ambientazione aiuta in tale senso. Se a ciò si aggiunge la potenza dei cinque sensi, allora l’intervento sul testo forma un’area di curiosità cui il lettore difficilmente potrà resistere.

Intendiamoci. Non sono colpi di magia. Ci sono incastri che funzionano bene e altri meno bene, ma se si ha la consapevolezza delle tecniche ‒ reale, non caotica e/o improvvisata ‒, un editor avrà sempre una prospettiva più idonea da suggerire allo scrittore.

Attraverso i cinque sensi conosciamo il mondo e nonostante la convinzione che ci diano accesso pieno alla realtà, dovremmo fare pace con la loro limitatezza. Quante volte vi è capitato di vedere cose che non c’erano, magari per la distanza o per la posizione in cui eravate o per l’effetto della luce o di un’ombra. Eravate convinti di quanto vedevate e invece… capita anche con tutti gli altri sensi. Ora, accettata la loro limitatezza, immaginate quanto una realtà diversa dalla vera realtà è possibile creare con la scrittura attraverso i sensi, sia in modo palese sia in maniera inconsapevole per chi legge.

Esempio semplice: immaginate di spingere sempre più il lettore verso il concetto di limone. Il colore, il gusto, l’odore, il tatto, il suono di quando si spreme. Insistendo con frasi mirate, in questo caso senza essere espliciti con la parola «limone», si potrà portare un lettore dentro una bolla che lo farà sempre più pensare a un limone. Ecco che in una o due o tre pagine si produce un percorso non consapevole in chi legge per poi far arrivare un personaggio di fronte a una limonaia e a quel punto il lettore è già coinvolto nei sensi. Di frequente gli scrittori non costruiscono questi percorsi sensoriali ma descrivono le ambientazioni esattamente nel momento in cui si presentano. Invece l’editor dovrebbe aiutare ad accompagnare coi sensi chi legge prima delle ambientazioni dotate d’una funzione precisa.

 

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Ritorno all’esempio.

Se nella limonaia accade qualcosa di inaspettato e importante a Cloe, un bacio che non immaginava con Antonio, l’editor dovrà far notare a chi scrive che prima di arrivare alla limonaia (supponiamo che i due personaggi stiano camminando assieme nella villa di lei in provincia di Arezzo) il lettore dovrà già essere coinvolto nei sensi per far esplodere al meglio le emozioni una volta giunti alla limonaia appunto. Così i sensi diventano la chiave per potenziare l’ambientazione. Ma, ripeto, prima di arrivare all’ambientazione della limonaia.

Forse ora comprendete meglio la seguente frase: «Ma un cambiamento si crea se PRIMA c’è una situazione che si configura nel cervello dei lettori in modo preciso e vivido, solo così, nel momento del cambiamento, chi legge si sentirà spiazzato, incuriosito, travolto, incredulo e coinvolto». Quando un lettore vive un’esperienza immersiva grazie ai sensi, si sente molto più incuriosito nel continuare a leggere.

Il rapporto fra i sensi e l’ambientazione è un tema vasto, anzi vastissimo. Prima di passare ad altro vorrei nella prossima puntata lasciare qualche altra riflessione, spero a voi utile.

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