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Editing ‒ Dare meno di quello che il lettore vuole

Editing ‒ Dare meno di quello che il lettore vuoleAvete forse intuito che mi piacciono anche gli aneddoti riguardanti la scrittura, siano essi di uno scrittore, di un editor, di un agente letterario o di un editore non importa, tutto serve a comprendere la natura e le tecniche dell’editing (oltre che della scrittura creativa e, più in generale, dell’editoria).

Janet Reback fu una scrittrice inglese naturalizzata statunitense, che si occupò soprattutto di temi storici e religiosi. Nel 1934 cominciò a scrivere La dinastia dell’oro in collaborazione con il suo secondo marito. Aveva accumulato fin da giovanissima tanti romanzi inediti, ma il nuovo romanzo le sembrava più maturo, anche per la prospettiva di renderlo una trilogia. Lo propose alla Macmillan, che lo rifiutò, tuttavia un editor le consigliò un certo Max Perkins, che lavorava come editor alla Scribner. Quest’ultimo fu catturato dalla lettura e le propose di incontrarsi perché desiderava, prima di altri pensieri, consigliare alcuni cambiamenti. Un incontro bizzarro, lui di pochissime parole con un udito debole e lei che con gli sconosciuti diventava balbuziente.

Perkins suggerì di tagliare nel romanzo dove vi fossero più trama e più descrizioni del necessario: «È meglio che vedano da soli che lui aveva una natura dura, pratica e inflessibile piuttosto che glielo dica lei. È sempre meglio dare un po’ meno di quello che il lettore vuole, che di più». Fu sempre il noto editor a suggerirle poi di non usare Janet Reback, che al lettore medio statunitense appariva come un nome straniero e quindi sospetto. Lei decise di unire i cognomi dei due nonni: Taylor e Caldwell. Taylor Caldwell è come oggi conosciamo questa bravissima scrittrice (anche se sembra un nome maschile), scomparsa poi nel 1985. La dinastia dell’oro fu pubblicato nel 1938 e divenne un best-seller.

 

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Indipendentemente dal punto di vista di cui vi parlavo nella scorsa puntata, un elemento deve essere fermo nella testa di un editor: nella maggior parte dei casi un autore ha raccontato gli eventi di una storia troppo velocemente e perciò è bene fare attenzione a tale velocità.

Un punto di vista necessita di essere apprezzato dai lettori con calma, attraverso una narrazione che possa piano piano entrare nelle loro teste. Se si applica una celerità eccessiva alla narrazione, chi legge sarà così concentrato dall’incalzare dei fatti da non avere il tempo sufficiente per godere dei restanti aspetti stilistici della storia. Provo a esprimere il concetto in altre parole.

Il tempo della narrazione è un tempo compresso. Se la storia durasse un’ora, chi scrive non racconta tutto, cioè primo secondo, secondo secondo, terzo secondo, quarto secondo e via così, ma sceglie alcuni momenti che accadono all’interno di quell’ora. Questo, per riflettere come un editor, dovrà essere chiarissimo prima di procedere con modifiche e tagli. Così, grazie ai modelli con cui tutti conoscono la realtà, sarà importante per chi fa l’editing adottare una visione dal largo orizzonte, non soltanto con un micro-orizzonte intestardito sul rigo. Avere, perciò, chiara la durata della storia e la durata di ogni singola scena è importante per comprendere se nero su bianco lo scrittore è riuscito a dire quanto basta, altrimenti arriva il demone di Perkins e obietta che mettere più del necessario non è affatto efficace.

Capite dunque che scegliere il punto di vista, in relazione alla durata del tempo della narrazione, si rivela come una delle scelte più delicate quando si ragiona su un romanzo. È una pulsione insaziabile quella dello scrittore di far accadere qualcosa di continuo, ma è davvero necessario farlo come martelli pneumatici?

Uno dei miei maestri, che ringrazierò sempre per avermi introdotto nel mestiere dell’editing nonostante il suo carattere scontroso e i suoi limiti, interrogato su una serie di parole basilari per affrontare al meglio un testo, citò anche la parola «calma». La calma. Lui intendeva una calma interiore per comprendere bene una storia e al contempo una ricerca della calma nella narrazione degli eventi.

 

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I lettori vorrebbero andare più velocemente avanti, verso la risoluzione, verso la scena decisiva, verso il climax. Compito dell’editor è comunicare allo scrittore che la calma aumenta la curiosità.

Ci vediamo nella prossima puntata, quando parleremo ancora del punto di vista, ma ironia della sorte, con un punto di vista diverso.


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