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E se Ettore Majorana avesse vinto il premio Nobel?

E se Ettore Majorana avesse vinto il premio Nobel?E se Ettore Majorana avesse vinto il premio Nobel per la fisica nel 1945? Come sappiamo, le cose non sono andate così. Lo scienziato è scomparso nel 1938 senza lasciare tracce. Pierfrancesco Prosperi, nel romanzo fantastorico Majorana ha vinto il Nobel, pubblicato quest'anno da Meridiano Zero, ipotizza un corso degli eventi diverso. Secondo il libro, non solo Majorana sarebbe rimasto a disposizione della comunità scientifica in quell'anno, ma nel 1934 avrebbe continuato a collaborare con Enrico Fermi e gli altri “ragazzi di via Panisperna”, scoprendo la fissione dell'atomo. Avrebbe permesso così al proprio Paese di sviluppare la bomba atomica e il reattore nucleare, anticipando di decenni la famigerata guerra fredda.

Anche il romanzo di Prosperi inizia con la scomparsa di Ettore Majorana: è però il 1945 a Stoccolma, ad appena una settimana dalla cerimonia in cui saranno consegnati i premi Nobel. Il fisico italiano si è volatilizzato. Il protagonista ispettore Castelli si trova a indagare a fianco della polizia svedese per assicurarsi che la mente più brillante del pianeta arrivi sana e salva alla premiazione, per poi continuare gli studi su neutrini e antiprotoni che fanno gola a tante potenze per uscire dallo stallo di una pace basata sulla minaccia atomica.

L'indagine si svolgerà fra numerosi interrogatori, fino a una serie di colpi di scena che culmineranno durante la cerimonia di premiazione.

E se Ettore Majorana avesse vinto il premio Nobel?

Al di là della vicenda coinvolgente e delle ipotesi fantasiose sul mistero di Ettore Majorana, uno dei più intriganti del nostro Paese, un soggetto come quello di Majorana ha vinto il Nobel si porta dietro considerazioni più profonde, tutte a carico del lettore. Giova ricordare che, negli anni Trenta, l'Italia era un regno governato da una dittatura fascista, un argomento che ancora oggi brucia e infervora gli animi dei nostri connazionali. Scoprire la fissione in Italia significava consegnare lo strumento di distruzione di massa nelle mani di uno stato totalitario in pieno espansionismo coloniale.

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Nell'ipotesi romanzata di Prosperi non saremmo giunti alla seconda guerra mondiale. Grazie a un intervento del senatore Orso Maria Corbino nel 1938, sarebbero state scongiurate le leggi razziali, permettendo al gruppo di scienziati coordinato da Enrico Fermi di far vincere all'Italia la corsa all'atomica, anche se raggiunta nel giro di poco tempo da una manciata di altre potenze. Da qui sarebbe iniziato un gioco di minacce simile a quello del mondo reale, e contemporaneamente la corsa a nuove armi ancora più devastanti.

Non sapremo mai quanto è o non è plausibile la storia narrata da Prosperi. È verosimile che Benito Mussolini, forte di un'arma atomica, pur sviluppata grazie a un gruppo di scienziati con parentele naturali o acquisite di origine semitica o animati da ideologie proibite, rinunciasse a seguire la Germania in un delirio di onnipotenza che sarebbe sembrato ancora più a portata di mano? Secondo tutte le filosofie deterministe la mia stessa domanda è mal posta, perché comunque non è andata così.

E se Ettore Majorana avesse vinto il premio Nobel?

Non ci è dato di sapere se avremmo risparmiato lo strazio di avere sotto casa il binario 21 che portava ai campi di concentramento e far finta di non vedere l'ovvio. Il Manifesto per la difesa della razza esprime “sentimenti ampiamente condivisi dal popolo italiano”, o come ribatte Corbino “il popolo italiano non è razzista”?

Leggere un libro fantastorico, in ogni caso, val bene un brivido lungo la schiena nel pensare a quanto tutto ciò che ci circonda potrebbe non esserci, o essere diverso, grazie a eventi che abbiamo spuntato per il rotto della cuffia. Per cominciare, l'autore ha avuto la libertà di scrivere questo libro, una cosa che non va data affatto per scontata, se dobbiamo ipotizzare una dittatura fascista perenne come in Majorana ha vinto il Nobel.

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