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“Dopo la mia morte tu non vivrai”. Lettera di Charles Baudelaire alla madre

“Dopo la mia morte tu non vivrai”. Lettera di Charles Baudelaire alla madreCaroline Archimbaut-Dufays: è questo il nome della madre di Charles Baudelaire, a cui l’autore dei Fiori del male ha scritto la lettera che riportiamo qui di seguito.

Charles, che morirà di lì a un anno, rivolge alla madre parole che sono al contempo dure e di grande affetto, riconoscendo una reciproca responsabilità nel difficile rapporto tra loro due.

Un’incomprensione di fondo, legata anche ad alcune scelte della madre nei confronti del figlio, ma che riesce a trovare conforto nel perdono chiesto e concesso.

 

Ecco il testo integrale della lettera:

 

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Parigi, 20 ottobre 1866

 

Cara madre,

 

ancora una volta abbiamo litigato.

 

Siete tornata a Honfleur. A questo punto non so se ci rivedremo più.

 

Voglio ancora una volta aprirti tutta la mia anima, anima che tu non ha mai apprezzato né conosciuto. Te lo scrivo senza esitazione, tanto so che è vero. Ci fu nella mia infanzia un’epoca di amore appassionato per te. 

Mi ricordo di una passeggiata in fiacre. Eri appena uscita da una casa di cura e, per provarmi che avevi pensato a me, mi mostrasti dei disegni a penna che avevi fatto per tuo figlio.

Ti rivedo nella tua camera o in salotto mentre lavori, attiva, in movimento e brontoli, rimproverandomi da lontano. E poi rivedo tutta la mia infanzia trascorsa accanto a te.

Ricordo le lunghe passeggiate e le perenni tenerezze materne.

Forse quel tempo – bello per me – fu brutto per te. Te ne chiedo scusa. Ma io vivevo in te, tu appartenevi soltanto a me. Ti stupirai che ricordi un tempo così remoto ma come sai, all’approssimarsi della morte, i fatti antichi si dipingono più vividi nell’anima.

Poi tu sai quale educazione atroce tuo marito ha voluto darmi. Ancora adesso penso con dolore ai collegi ed al timore che il mio patrigno mi ispirava. Eppure l’ho amato e oggi ho abbastanza saggezza per rendergli giustizia. Ma in fondo fu ostinatamente maldestro.

Passo oltre, perché vedo delle lacrime nei tuoi occhi.

Ho saputo fuggire da quella prigione, ma da quel momento sono stato completamente abbandonato. Solo dal piacere fui attratto, da un’eccitazione perpetua, i viaggi, i bei mobili, i quadri, le ragazze. Per questi miei vizi ho scontato le mie pene. 

“Dopo la mia morte tu non vivrai”. Lettera di Charles Baudelaire alla madre

Quanto al consiglio giudiziario solo una cosa ho da dire. Oggi conosco l’immenso valore del denaro e capisco che tu abbia potuto credere di essere abile e di adoperarti per il mio bene. Ma c’è una domanda che mi ha sempre ossessionato: come è possibile che non ti sia venuta in mente questa idea: “Può darsi che mio figlio non abbia mai – quale io la posseggo – una regola di vita; ma potrebbe anche darsi che diventasse un uomo notevole sotto altri aspetti. In questo caso, cosa farò? Lo condannerò a trascinarsi sino alla vecchiaia un marchio deplorevole; un marchio che nuoce, una ragione di impotenza e di tristezza?”

È evidente che se non ci fosse stato il consiglio giudiziario, tutto sarebbe stato mangiato. Sarebbe stata la necessità, allora, a farmi acquistare il gusto del lavoro. Il consiglio giudiziario c’è stato, e tutto è comunque mangiato… e io sono vecchio e infelice.

I fatti hanno dimostrato che sei caduta in errore credendo che interdirmi avrebbe rappresentato un incentivo. Perché mi procurasti una sofferenza così intensa e compisti un gesto del tutto offensivo, proprio quando il successo poteva arridermi? Perché si volle punire un uomo solo per aver mancato i propri sogni?

La verità, quindi, mia piccola madre, è che non mi hai mai compreso. Sì, hai saputo sacrificarti per me, ma nel farlo non capivi che io possedevo esattamente la scienza della vita, anche se non ho mai avuto la forza di metterla in pratica.

 

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Tu mi parlavi della mia facilità. Facilità nel concepire le cose? O facilità nell’esprimerle? Non ho mai avuto né l’una né l’altra e, quel poco che ho fatto, è solo il risultato di un lavoro dolorosissimo.

Cara Madre mia, noi eravamo evidentemente destinati ad amarci e a vivere l’uno per l’altra, tuttavia sono stato sempre convinto che uno di noi avrebbe ucciso l’altro e che alla fine ci uccideremo a vicenda. Dopo la mia morte tu non vivrai, lo so. Io sono l’unico oggetto che ti faccia vivere!

Sappi che per me è stato così doloroso sentirmi impotente, darti sollievo e consolarti, rincuorarti. Questa è stata la sofferenza più difficile da sopportare.

Spero che tu sappia perdonare tutte le pene che ti ho dato. Io, in questo letto, proverò a perdonare le tue.

Ti abbraccio. Non dimenticarmi.

 

Qui invece un’altra lettera di Baudelaire, questa volta indirizzata a Richard Wagner

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