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Donne Novecento – La sfuggente Carla tra “Gli indifferenti” di Alberto Moravia

Donne Novecento – La sfuggente Carla tra “Gli indifferenti” di Alberto MoraviaGli indifferenti (1929) è il primo romanzo di Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle. Dopo essere stato rifiutato dalla rivista «‘900» perché troppo lungo, fu pubblicato presso la casa editrice Alpes quando l’autore aveva solo diciotto anni, a sue spese. Il romanzo divenne ben presto un caso letterario. Protagonista è una famiglia romana, gli Ardengo, composta dalla madre vedova Maria Grazia e dai figli Michele e Carla. Un breve riferimento alla messa in scena dei Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello ci permette di ambientare la vicenda al 1921.

È proprio Carla il primo personaggio a entrare in scena: la vediamo impegnata a trattenere, con un certo fastidio, l’amante della madre, il fatuo Leo Merumeci. Fin dalle prime battute Moravia è abile a farci percepire l’ipocrisia che permea questa famiglia: infatti, i ragazzi fingono di non sapere che Leo intrattiene una relazione con la loro madre, la quale finge che si tratti solo di un amico fraterno. Carla ci appare, dalle prime pagine, intenta a celare una sensualità sempre crescente: da ragazza si sta facendo donna e questo non sfugge a Merumeci, che decide di sedurla, ormai stanco delle scenate di gelosia che Mariagrazia gli riserva. Sono proprio queste scenate a destare nella ragazza una rabbia «antica e cieca» contro la madre:

«“Se tu sapessi”, ella continuò con quella voce bassa a cui il risentimento marcava le parole e prestava un singolare accento come straniero, “quanto tutto questo sia opprimente e miserabile e gretto, e quale vita sia assistere tutti i giorni, tutti i giorni…”»

 

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Leo, dapprima basito da questa dimostrazione di odio, ne approfitta per comunicarle chiaramente il suo interesse:

“Daremo il benservito a tua madre, la manderemo al diavolo, e tu avrai tutto quel che vorrai, Carla…”: tirava la gonna, l’occhio eccitato gli andava da quella faccia spaventata ed esitante a quel po’ di gamba nuda che s’intravedeva là, sopra la calza.

Donne Novecento – La sfuggente Carla tra “Gli indifferenti” di Alberto Moravia

Le intenzioni di Leo, come si intuisce, sono guidate dai sensi, da quella libidine teorizzata da Freud, agli studi del quale Moravia, come vedremo anche più avanti, si è ispirato.

Carla lo respinge sia a gesti sia verbalmente, ma poi sembra cadere nella noia e al «disgusto per le abitudini» che le fa desiderare di accettare la proposta di Leo: questo farebbe di lei, per la morale dell’epoca, una donna “rovinata” ma, dal suo punto di vista, nuova e dunque libera.

Pagina dopo pagina il lettore si accorge che Leo ha in pugno la famiglia intera: non solo la madre, perdutamente invaghita di lui; non solo Carla, che vede in lui un mezzo per liberarsi di Maria Grazia, ma anche Michele. Il ragazzo odia Leo, anche perché ha scoperto che li sta truffando: ha messo un’ipoteca sulla loro villa e, dal momento che sono in rovina (la loro decadenza si intuisce dai mobili rovinati che Moravia abilmente descrive) ne sarà padrone. Ma la rabbia verso l’uomo si scioglie presto, vinto dall’invidia che prova per lui.

Durante la cena che trascorrono tutti e quattro insieme, il malcontento generale serpeggia tra di loro: madre e figli non sono felici della loro vita, ma, pur ammettendolo a loro stessi, non fanno nulla per cambiare le cose. A differenza loro Leo è pieno di vita: è l’unico a mangiare con appetito, l’unico a ridere, l’unico che si gode la vita, l’unico, tra l’altro, di cui Moravia non indaga i pensieri.

Carla rimugina in silenzio, sempre più tentata di darsi all’uomo:

Dalla faccia della madre i suoi occhi sofferenti passarono a quella di Leo: eccoli i volti della sua vita, duri, plastici, in comprensivi, allora riabbassò gli sguardi sul piatto dove il cibo si freddava nella cera coagulata dell’intingolo.

 

La ragazza sta per compiere ventiquattro anni. Memorabile è la scena dove Maria Grazia le fa cenno di dire a Leo che ne sta per compiere venti, così da sembrare più giovane anche lei perché «si ha sempre l’età che si dimostra». È sempre più decisa a darsi a Leo, offesa dalla mancanza di sensibilità di madre, che usa il su futuro matrimonio per impietosire l’amante a lasciargli la villa, senza considerare che è proprio la sua condotta ad allontanare futuri pretendenti. In effetti Maria Grazia non esita a dipingersi come madre preoccupata, salvo poi prendere le parti del suo amante quando Michele lo insulta, costringendolo a scusarsi poiché teme che Leo ne approfitti per rompere i loro rapporti. Dunque la donna non esita a “sacrificare” i suoi figli per i suoi scopi.

Carla prova a resistere a Leo ma finisce sempre a cedere, “per noia”, alle sue avances, come quando i due si nascondono nel buio della stanza da Maria Grazia e l’uomo la bacia:

Le piaceva quest’oscurità che le impediva di veder l’uomo e le lasciava tutte le sue illusioni, le piaceva questo intrigo.

 

Nel IV capitolo troviamo Carla nella sua stanza, che sembra rimasta essere quella di una bambina, invece che di una giovane donna: questo principalmente perché la madre non ha le risorse economiche per sostituire i mobili. Dunque l’arredamento, soprattutto «una fila di bambole dalle teste storte, dagli occhi capovolti» sono la testimonianza che la vita della ragazza sembra essere bloccata, rimasta all’infanzia, solo i vestiti testimoniano la sua maturità. A un certo punto, però, Carla si guarda allo specchio:

Nulla di anormale nel suo aspetto, fuorché gli occhi stanchi, segnati, eppure misteriosamente scintillanti; un alone tra azzurro e nero li circondava, e i loro sguardi profondi e pieni di speranze e di illusioni la turbavano come se fossero partiti da un’altra persona.

Donne Novecento – La sfuggente Carla tra “Gli indifferenti” di Alberto Moravia

Dunque è come se il bacio di Leo avesse compiuto una sorta di incantesimo: se tutto ciò che ha intorno è sempre uguale, polveroso e vetusto, lei sta invece cambiando.

Una situazione speculare a quella tra Leo e Carla avviene, all’insaputa di tutti, tra Michele e Lisa, amica di Mariagrazia ed ex amante di Leo, che tenta di sedurre il ragazzo. La reazione dei fratelli è quasi identica:

Le tempie del ragazzo battevano, le sue guance ardevano: “Tutto questo è ignobile” pensava disgustato; ma appena si furono seduti, abbatté Lisa sopra i cuscini come se avesse voluto prenderla […] baciava freddamente la bocca della donna, poi con una specie di gemito si accasciò con la testa in quel grembo.

 

Michele, come Carla verso di Leo, ha un’istintiva ripugnanza verso Lisa, ma finisce, per noia, per accettare questa pseudo relazione.

Il cambiamento di Carla si rende palese durante il pranzo del suo compleanno: di fronte all’ennesima scenata patetica della madre, la ragazza esplode:

“Questo vorrei sapere” ripeté “se sia possibile continuare così, tutti i giorni, con questa noia, e non cambiare mai e non lasciar mai queste miserie e compiacerci di tutte le stupidità che ci passano per la testa, e discutere e litigarci sempre per le stesse ragioni e non staccarci mai da terra, neppure di tanto. […] dovresti vederti in uno specchio mentre parli, mentre discuti, allora ti vergogneresti di te stessa e capiresti fino a che punto si possa arrivare con la noia e con la stanchezza e quanto si possa desiderare una nuova vita completamente differente da questa …”.

 

Questa ribellione è inutile: Mariagrazia è chiusa nelle sue manie e farla ragionare sarebbe come «asciugare il mare con un bicchiere». D’altronde, la donna dimostra di non conoscere affatto sua figlia, la vede ancora come una bambina che non sa nulla del sesso, quando non è così. Qualcosa in lei si è rotto, si è innescato un meccanismo che ci rende irriconoscibile la Carla di pag. 70 rispetto a quella delle prime pagine:

Chinò la testa e cominciò a piangere; tutti si guardarono in volto, imbarazzati. […] c’era nelle parole blandamente consolatrici della madre un’eco così limpida dei tempi della sua infanzia […] che una riluttante commozione s’insinuò nel suo dolore arido; le parve di rivedersi com’era allora, bimba, la punse un rammarico improvviso di aver perduto quell’innocenza.

 

Leo è sempre più determinato a sedurla. Proprio per questo, durante il brindisi, le fa bere troppo vino: Carla non è abituata a bere e prende una sbornia. Quando i due si appartano in giardino, Leo spera di approfittare della situazione, ma:

Carla cedette, alzò le braccia quanto fu necessario alzarle, inarcò il dorso quanto fu necessario inarcarlo, non trattenne la camicia che Leo abbassò accuratamente sul ventre e, nuda, s’abbandonò cogli occhi chiusi sopra il materasso; la nausea si faceva sempre più forte. […] Leo capì, prese il catino, lo tese appena in tempo. […] L’uomo la contemplava […] “Mea culpa, dovrei dire”.

 

L’incontro sessuale, dunque, è rimandato: a Leo non resta che recarsi da Lisa, per sfogare la libidine che ha in corpo. La donna però, che ora è interessata a Michele, si prende il gusto di respingerlo.

Durante una serata danzante, Leo propone a Carla di recarsi a casa sua quella stessa sera. Le emozioni della ragazza sono contrastanti: da una parte, paura per quello che, inevitabilmente, questo invito comporta; dall’altra, una rottura con la sua vita che le è ormai insopportabile e il sottile piacere di arrecare un dispiacere alla madre. Ma non solo: una vena di cupidigia si impossessa di lei

Le pareva di vedersi, seduta sulle ginocchia di Leo, in atto di dargli un colpetto sulla guancia […] domandandogli sottovoce il denaro per qualche suo vestitino; oppure sarebbe andata insieme con l’amante da quella celebre modista […]. Tutto questo in verità era molto attraente, come anche possedere un’automobile, una casa, dei gioielli, viaggiare […] insomma non conoscere limiti della propria attività e dei propri desideri.

 

Eppure Carla continua a essere indecisa se compiere questo passo o meno. Infatti, dopo la serata al locale, durante una scenata di Mariagrazia a Leo, la ragazza continua a suonare il pianoforte pur di ritardare il momento. Leo, sul punto di andarsene, inutilmente trattenuto dalla madre, lascia un biglietto nelle mani di Carla, dandole appuntamento. Ancora una volta, le sue emozioni sono contrastanti:

Forse la vista di quel letto, che insieme con il rumore torrenziale del diluvio contro le imposte le ispirava una gran voglia di riposo e di sicurezza […] certo è che ad un tratto l’assalirono una viltà così persuasiva, una ripugnanza così forte per l’avventura cui andava incontro, che ebbe paura di se stessa. […] Chiuse gli occhi e si abbandonò ad una specie di torpore […] che si tramutò in sonno.

 

Quando si sveglia, di soprassalto, Carla teme di aver fatto tardi. La disperazione e il rammarico si impadroniscono di lei, ma poi, quando scopre che è passato poco tempo e che è ancora in tempo per incontrare Leo:

Era vero, poteva ancora andar da Leo. Senza sapersene spiegare la ragione si sentì quasi delusa; riposò l’orologio sul cassettone.

Donne Novecento – La sfuggente Carla tra “Gli indifferenti” di Alberto Moravia

Carla sceglie dunque di andare a casa dell’uomo. Dopo l’atto fisico, che Moravia sceglie di non mostrare ai lettori, si focalizza sui sogni della ragazza(altro elemento rivelatore caro a Freud):

Ella [nuda] sta supina, non si vede, ma da quegli sguardi dell’uomo capisce di avere le membre sparse di Dio sa che macchie e segni […]. La tortura di quegli occhi rivolti al suo corpo deflorato le riescono intollerabili, con un gesto istintivo si copre il viso con un braccio e vorrebbe piangere […] i suoi occhi restano secchi. […] Quel suo elemento non si esprime, resta come un peso […] sulla sua anima.

 

Carla sogna che un uomo non identificato (quello che poco prima aveva finto di avere, facendo ingelosire Leo) la torturi con il suo silenzio e il suo disprezzo. Stesa accanto all’amante, che dorme serenamente, la ragazza si sente sola, resasi conto che, in realtà, quello che è accaduto non ha cambiato la sua vita.

Nonostante questo, tra i due avverrà un secondo incontro. In parallelo, Michele continua con la sua convinzione di voler diventare l’amante di Lisa per uscire dalla sua “noia”. Durante un loro incontro, Lisa gli rivela di aver visto Carla e Leo abbracciati. Il ragazzo, che già detesta Merumeci per la situazione economica in cui li ha messi, sente di dover vendicare l’onore della sorella. Decide, quindi, di comprare una rivoltella. Ma già mentre si avvia verso casa di Leo, sente la sua determinazione venire meno, immaginando un processo in cui il giudice lo condanna proprio per la sua indifferenza.

Al momento di sparare a Leo, però, l’arma si inceppa. Leo getta un grido, spaventatissimo. Michele cerca di sparare nuovamente, la rivoltella però è scarica. È l’ennesimo atto mancato (come lo definirebbe Freud) del ragazzo nei confronti di Leo: l’uomo lo disarma e gli intima di andarsene. In quel momento, fa il suo ingresso Carla.

È estremamente interessante il colloquio tra i due fratelli: Michele le chiede il motivo del suo agire, convinto che non sia per amore; Carla lo ammette, aggiungendo che lo ha fatto «per avere una nuova vita», «per fare qualcosa». Moravia, a questo punto, sposta l’attenzione sui pensieri di Leo, intento ad osservarli in disparte:

Si sentiva senza pietà per quei due: soprattutto gli pareva assurdo e ridicolo che Michele, quel ragazzo stupido che aveva tentato di sparargli addosso […] e quella sgualdrinella, Carla, che fino a pochi minuti prima egli aveva tenuta nuda tra le sue braccia […] ora s’innalzassero entrambi su dei troni di giudici, si affibbiassero delle ali d’angiolo e delle aureole di santi, facessero i puri lasciando lui nella bassezza e nel fango.

 

Leo è l’unico personaggio diretto, che agisce guidato unicamente dal suo istinto e dal suo autocompiacimento.

Offeso dalla poca considerazione che Carla sembra avere per lui, le propone di sposarlo: è quasi un gesto di sfida, ma in realtà, gli permetterebbe di mettere le mani sui beni degli Ardengo, chiudendo definitivamente con Mariagrazia. La reazione della ragazza, sulle prime, non è positiva:

Le ripugnava l’idea di questo matrimonio, con la madre per casa, amante e gelosa di suo marito; e poi era troppo tardi […] troppo tardi per sposarsi; […] meglio andar via … separarsi … oppure, chissà? […] restare così … amanti.

 

Anche le emozioni di Michele sono contrastanti: sulle prime, ne è inorridito, ma le promesse di Merumeci di trovargli lavoro lo allettano. Salvo poi esclamare alla sorella di non sposare un uomo che non ama.

 

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Carla, alla fine, si convince. Rientrata con il fratello a casa, si prepara per la festa in maschera, decisa a dire del matrimonio alla madre dopo la festa. Mariagrazia, dal canto suo, è contenta perché si è finalmente convinta che Leo non la tradisca con Lisa, non immaginando neanche lontanamente la situazione.

Tornarono la madre e Carla, travestita quest’ultima da Pierrot; aveva il volto nascosto da una mascherina di raso nero, portava un enorme collare oscillante intorno al collo […] sorrideva misteriosamente. […] Così travestita si sentiva un’altra, più gaia, più leggera. Si avvicinò al fratello […] le pareva che Michele si stesse rovinando la vita; “e invece tutto è così semplice” […] “lo prova il fatto che nonostante quel che è avvenuto io mi travesto e vado al ballo”.

 

Carla è un personaggio ricco di luci chiari e scure, tratteggiato abilmente dalle mani di un diciottenne. Al lettore non riesce di acciuffarla completamente, perché Carla, come un’ombra, fugge anche a se stessa.

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