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Dieci canzoni per raccontare il rock

Dieci canzoni per raccontare il rockDopo due anni dalla pubblicazione negli Stati Uniti, arriva anche da noi Storia del rock in dieci canzoni di Greil Marcus (edito da Il Saggiatore, con traduzione di Sara Reggiani), già autore nel 1975 del libro cult Mistery train. Si tratta senza dubbio di un volume fondamentale per gli amanti del rock, ma più in generale per gli amanti della musica. Ciò che Marcus riesce infatti a condensare nel testo sono tutte le sue competenze di giornalista e critico musicale (lo è stato, tra gli altri, anche per la rivista «Rolling Stone») al servizio di un impianto storico di esemplare efficacia.

Insomma, sessant'anni di storia della musica concentrati in un unico libro. Ma, a dispetto del titolo, il rock non è il solo protagonista, perché le canzoni scelte sono prese a pretesto per compiere una larga panoramica sugli altri generi: dal blues al punk, dal folk al doo-wop, dal soul al country.

Nel 1956 i Five Satins di Fred Parris cantano In the still of the nite, canzone che non suscita grandi clamori, per poi imporsi diversi anni più tardi come colonna sonora di due film: American graffiti prima e Dirty dancing poi.

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Nel 1958 invece Buddy Holly registra Crying, waiting, hoping, pezzo che canteranno più tardi anche i Beatles e altri artisti (notevole la versione della deliziosa Cat Power, citata anche da Marcus). L'autore rende giustizia al genio di Holly – ancor più dei celebrati Elvis, Little Richard, Chuck Berry – come indiscusso precursore del rock a venire e ne sottolinea l'influenza su artisti del calibro di Bob Dylan (i due tra l'altro si incontrarono e nel libro ne troviamo l'evidenza). Sul recente premio Nobel, ecco poi la testimonianza di come egli abbia realmente cambiato le cose, secondo il pensiero di Gerry Goffin, paroliere americano scomparso nel 2014:

«Dylan è riuscito in un'impresa in cui noi abbiamo fallito: ha messo la poesia nel rock 'n' roll, e l'ha cantata sul palco con l'aria da brava persona».

 

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Nel 1958 venne composta anche To know him is to love him, che molti ricorderanno nella struggente interpretazione di Amy Winehouse, ma che fu scritta da Phil Spector e suonata insieme al suo gruppo di allora, i Teddy Bears. Spector – inventore del “Wall of sound” e produttore di Let it be dei Beatles nonché di album di Tina Turner, Leonard Cohen e Ramones su tutti – è tuttora in carcere con l'accusa di aver ucciso la modella Lana Clarkson, ma finisce di diritto nel libro di Marcus per aver contribuito a fare della musica ciò che è oggi.

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Sono del 1960 tre brani inseriti nella speciale top ten dell'autore: All I could do was cry di Etta James (inclusa anche per la versione di Beyoncé nel film Cadillac Records del 2008), Money (That's what I want) di Barrett Strong (primo successo della Motown, di cui Strong era pure autore per diversi artisti dell'etichetta) e This magic moment dei Drifters di Ben E. King (scritta da Doc Pomus e di cui esiste anche una cover superba, quella di Lou Reed, utilizzata da David Lynch in Strade perdute e citata nel libro Io vedo me stesso).

 

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Singolare la scelta di regalare un posto d'onore a canzoni di alcuni gruppi “minori” o quantomeno non così noti al grande pubblico: Shake some action dei Flamin' groovies (della quale parla bene persino Norman Mailer!) e Money changes everything dei Brains (incisa nel 1978, ma di cui Cindy Lauper fece una cover in grado di superare l'originale, in termini di popolarità, cinque anni più tardi per il suo fortunatissimo album d'esordio She's so unusual). Infine Transmission dei Joy Division, con il leader Ian Curtis in una delle sue concitate e ipnotiche esibizioni dal vivo (definito dall'autore «un eroe esistenziale») e il provocatorio esperimento sonoroGuitar drag di Christian Marclay (ispirato a un omicidio a sfondo razziale avvenuto in Texas alla fine degli anni Novanta. Questo il video, a voi il giudizio: solo rumore o anche musica?).

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Se proprio vogliamo dirla tutta, c'è dell'altro: tributi a talentuosi artisti dimenticati come Arlene Smith delle Chantels o a personaggi leggendari come il mito del delta blues Robert Johnson; il racconto di aneddoti, episodi curiosi sulla genesi, il successo e la fine di alcune band (per esempio, l'apoteosi raggiunta dai Beatles con il capolavoroA day in the life, ma anche la crisi e gli ultimi anni); poi cover da riscoprire, nuovi arrangiamenti, esibizioni memorabili, più una ricca sezione finale dedicata alle note.

Numerose anche le citazioni da film (tra cui Inseparabili di David Cronenberg e Luci della città di Charlie Chaplin) e opere letterarie (Paura di Richard Wright, Uomo invisibile di R.W. Ellison). Ma non è solo una bibbia per melomani, questo no: è un libro intelligente, con rimandi alla politica, ai diritti civili dei neri americani e ad altre tematiche rilevanti. Storia del rock in dieci canzoni di Greil Marcus è forse uno dei libri davvero imprescindibili di quest'anno che sta per concludersi.

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