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Detrazione fiscale libri 2014, ognuno è ciò che mangia

Detrazione fiscali libri 2014, ognuno è ciò che mangiaLa detrazione fiscale dei libri è una storia che va raccontata. 5 febbraio 2014: l’Associazione Librai Italiani pubblica un comunicato stampa che critica il dietrofront del Governo sull’art. 9 del decreto Destinazione Italia, quello che afferisce alla detraibilità fiscale per l’acquisto dei libri. Riassunto. Una norma avrebbe dovuto prevedere sgravi fiscali per il 19% sulle spese sostenute per l’acquisto dei libri. Detrazione per un tetto massimo di 2000 euro a persona per anno solare (1000 per testi in generale e 1000 per testi scolastici). L’Associazione Italiana Editori muove da subito forti proteste perché dalla norma sono stati esclusi gli ebook, come se non fossero libri con un testo (anche se in un secondo momento sembra tutto risolto). A ciò vanno aggiunti i conti. Alfieri Lorenzon, direttore dell’AIE, fa notare che i 50 milioni di euro messi a disposizione dal Governo sono insufficienti per una simile manovra: «Ogni anno nel nostro Paese si spendono circa tre miliardi di euro per i libri», il 19 per cento di tre miliardi è 570 milioni, non 50.


Qualcuno delle istituzioni comincia ad accorgersi dell’azzardo e tutto salta. Due giorni fa, il 7 febbraio, Destinazione Italia è bloccato alla Camera, si rimanda a domani, lunedì 10 febbraio. Il nodo è rappresentato dalle coperture economiche. Sembra essere rimasto soltanto un emendamento di un emendamento che garantirebbe un bonus riservato agli studenti della scuola secondaria, a iniziare dal settembre prossimo, bonus di quanto? Non si sa ancora, perché a settembre il Ministero dell’Istruzione censirà la popolazione scolastica e saranno così contati gli studenti ad averne diritto, si spalmeranno poi i 50 milioni di euro originari su due o tre anni e a quel punto si saprà di quale valore potrà essere il bonus (il capogruppo Sel in Commissione Finanze, Giovanni Paglia, ha ipotizzato la ragguardevole cifra di 20 euro all’anno per studente). Nella tragedia burocratica almeno parte degli studenti sarà contenta. Non tanto i librai perché si troveranno di fronte giovani che avranno diritto a uno sconto immediato del 19% e lo sconto sarà anticipato dalle librerie aggravando le già precarie condizioni economiche di un settore in difficoltà da anni (notizia di ieri l’accoglimento della richiesta dei librai per la compensazione). Il bonus non sarà utilizzabile per libri scolastici, perché l’obiettivo del decreto è promuovere i libri di lettura fra i giovani.

Il 20 gennaio scorso si presenta il IX Rapporto Annuale Federculture alla Camera dei Deputati, occasione per illustrare i dati più recenti del settore culturale. Dallo studio emerge che aumentano del 3,7% gli italiani che rinunciano alla cultura fuori casa (39 italiani su 100) e diminuiscono del 3% i lettori di libri (il 57% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno). Il presidente di Federculture, Roberto Grossi, dichiara: «Se non modifichiamo questo scenario il 2014 rischia di essere l'anno della caduta dell'occupazione anche nel settore delle industrie culturali e creative».

I paradossi italiani: siamo il Bel Paese e conosciuti nel mondo per la nostra cultura, però il nostro indice di partecipazione culturale nazionale è pari all’8%, mentre la media Ue è del 18% (fonte Eurobarometro). Il nostro sistema dell’industria culturale e creativa produce il 5,4% del Pil (circa 75 miliardi di euro), con una forza lavoro impegnata di 1.400.000 persone.

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Detrazione fiscali libri 2014, ognuno è ciò che mangiaQualche confronto con i cugini d’Oltralpe. In Italia ci sono 3847 musei, in Francia 1218, meno di un terzo. Nel territorio francese vi sono meno biblioteche e meno siti Unesco, e anche meno beni storici vincolati. Il budget del 2013 del Ministero francese della Cultura e della Comunicazione era di 3966 milioni di euro, mentre quello del Ministero italiano della Cultura e del Turismo era di 1547 milioni di euro (nel 2001 quasi il doppio: 2,7 miliardi). Negli ultimi dieci anni gli investimenti in cultura da parte delle istituzioni ‒ sia nazionali sia locali ‒ sono in caduta libera.

Qualche altro confronto. Il Louvre riceve ogni anno circa 100 milioni di euro, il British Museum 85,5 milioni di sterline (circa 102 milioni di euro), la nostra Triennale 2,4 milioni (il 76% di autofinanziamento) e il Palaexpo 9 milioni (il 58% di autofinanziamento). In Europa l’Italia è il fanalino di coda nell’accesso e nell’uso delle risorse digitali. Siamo un paese nel settore culturale allo sbando, non soltanto in quello editoriale. Senza una visione sinergica fra politica e stakeholder, termine sdoganato di recente dal Presidente Letta, non ci sarà mai futuro.

Il problema è che siamo tutti stakeholder per quanto riguarda la cultura, che siano buone o meno le detrazioni fiscali dei libri, perché essa compenetra le nostre scelte quotidiane e si pone come asse fra azioni ed etica, fra volontà e rispetto dei beni collettivi. Non ci conviene diseducare i giovani alla lettura, neppure per l’economia. Le idee, per nascere e svilupparsi, richiedono consapevolezze e la lettura dovrebbe diventare parte di un processo di formazione obbligatorio e costruttivo nelle nuove generazioni.

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