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Della critica letteraria e della sua censura: il caso di "Nina dei lupi" di Bertante

Della critica letteraria e della sua censura

Sto scrivendo dal vortice della pubblicità: lo alimento.

Il prodotto si intitola Nina dei lupi, l’autore è Alessandro Bertante, la casa editrice si chiama Marsilio.

È smentibile Giuseppe Genna quando scrive questo articolo?

[…] Alessandro Bertante si inserisce tra narrazioni che, da Ammaniti a Moresco, stanno infittendo di cataclismi la nostra letteratura, solitamente poco incline all’apocalisse. E ne è consapevole: “La dissipazione accompagna l’uomo verso lo smarrimento”: in una frase, l’omaggio al Morselli di Dissipatio H.G., l’unico vero romanzo apocalittico italiano.

[…] Il tentativo (riuscito) di Alessandro Bertante è epica pura.

Nina dei lupi è un romanzo che corre a perdifiato verso la sua conclusione aperta, per impreviste svolte e colpi di scena potenti.

E’ smentibile? Sì e no.

Sì perché ovviamente sono libero di leggere Nina dei lupi e farmi la mia opinione. No perché io sono un informatico, non ho la cultura di Genna, io scrivo lettere commerciali in tedesco, non ho la sua capacità linguistica, io sono un contabile, lui studia Kant, io leggo l'articolo sulle nuove tecnologie per la produzione di protesi dentarie, lui legge le riviste di critica letteraria.
Io non sono credibile.

Nasce su Facebook: Giuseppe Genna e Teresa Ciabatti creano il gruppo “Nina dei lupi allo Strega”, aggiungono i loro contatti e i loro contatti aggiungono altri contatti, nel giro di pochi giorni cinquecento persone sono dentro. Cinquecento persone come me, che leggono molto secondo il molto italiano, cinquecento persone la maggior parte delle quali se non è contabile si occupa di protesi dentarie, progetta interni o vende cerotti o gestisce spa o crea pagine web o fa l'avvocato o corregge bozze o sta all'ufficio acquisti.

Gente che non legge Kant e non si intende di semiotica e non legge riviste di critica letteraria.
Poi Antonio Prudenzano scrive del gruppo nato dal basso sul sito www.affariitaliani.it.

Poi questa notizia del gruppo è ripresa da altri.

Questa cosa del gruppo che spinge Nina dei lupi allo Strega si diffonde.

Finalmente un libro di qualità, pensano i lettori forti, finalmente ci leviamo dalle balle Avallone e Giordano.

Lo dicono Genna e gli altri, Serino, tutti quelli del giro fico.

Gente che quando prende Nina dei lupi e legge dice: sono in difetto io.

Così torna sul gruppo e scrive: bello, grazie, bella lettura.

Avranno ragione loro: Giuseppe Genna è Giusepppe Genna; Teresa Ciabatti è Teresa Ciabatti, sono scrittori, intellettuali: non promoter.

Sul gruppo si leggono rimandi a recensioni positive, brillanti.

Come quella di Belpoliti, uscita sull’Espresso:

[…] Al suo secondo romanzo, lo scrittore milanese ha creato una macchina mitologica che funziona in modo inarrestabile regalandoci un libro godibile e piacevole che fa anche riflettere sul nostro destino attuale. […]

Così la gente che quando prende Nina dei lupi e legge dice: sono in difetto io torna sul gruppo e scrive: bello, anche mia mamma lo legge.

E l'autore: grazie, sono contento.

La sorella di Genna gli fa i complimenti, l’autore dice: grazie, ci tenevo.

C’è gente che è contenta quando interagisce su internet con un nome che legge appena entra in Feltrinelli alla stazione dei treni di Napoli, c'è gente che prova piacere quando riceve una notifica su Facebook perché c'è un commento a un suo commento e il commento al suo commento è di uno che ha scritto un libro che a Roma Termini è nella prima fila dei libri in vendita.

Un giorno apro internet e vi è felicità: Nina dei lupi è stato proposto allo Strega.

Complimenti.
Bravo.
Bravissimo.
Leggo: proposto da Antonio Scurati e Sergio De Santis.

Prendo Nina dei lupi e rileggo i ringraziamenti dell'autore: alle ultime righe Antonio Scurati e Giuseppe Genna.

Antonio Scurati?

Ma come?

Se per andare allo Strega basta la segnalazione di due persone, se Antonio Scurati ha il potere di segnalare un libro allo Strega, se Antonio Scurati è ringraziato da Alessandro Bertante, se uno più uno fa sempre due, direi che è ragionevole pensare che al momento zero in cui questo libro è uscito, per andare allo Strega il lavoro da fare fosse convincere una sola altra persona tra quelle che hanno potere di proporre libri allo Strega a proporre Nina dei lupi.

Non creare il gruppo su Facebook.

Ripreso da Prudenzano.

Ripreso da altri.

Bello, grazie, bella lettura.

Bello, anche mia mamma lo legge.

Con il nome: “Nina dei lupi allo Strega”.

Il nome corretto del gruppo: “Convinciamo una persona a proporre Nina dei lupi allo Strega”.

Il gruppo nato dal basso, secondo definizione diffusa.

Marsilio, la casa editrice, scrive:

 

Sull’onda di una inedita e spontanea spinta “dal basso”, ovvero del vivace e caloroso supporto al libro fornito, in Rete, dal gruppo su Facebook «Nina dei lupi allo Strega», creato dagli scrittori Giuseppe Genna e Teresa Ciabatti, che in pochi giorni ha superato i seicento iscritti il cui entusiasmo è risultato subito contagioso, si è concretizzata l’autorevole presentazione del romanzo di Alessandro Bertante Nina dei Lupi al più importante premio letterario italiano da parte di due scrittori entrambi in passato finalisti dello Strega, rispettivamente nel 2009 e nel 2006: Antonio Scurati e Sergio De Santis.

Prego?
Puoi avere tutta la spinta del mondo ma se nessuno ti propone stai senza. Puoi avere nessuna spinta, ma se due ti propongono sei dentro. Davvero qualcuno è così tonto da credere che qualcuno proponga un nome perché commosso dalle cinquecento persone che si iscrivono a un gruppo?

Sì, io.

Io che studio le protesi e quadro i mastrini contabili e arredo le case e faccio il sistemista e gestisco un negozio di libri usati.

Io ne ho acquistate due copie, una l’ho regalata sulla fiducia:

“Mi fido di Giuseppe Genna, leggi, è la nuova narrativa italiana, dovrebbe piacerti” il biglietto vocale alla persona cui ho fatto il regalo.

Ritorno sul gruppo: per giorni ero stato lettore silenzioso delle recensioni linkate e delle presentazioni, tutte un successo, un fiorire di complimenti.

Aggiungo al gruppo alcuni miei contatti che avevano dimostrato interesse quando avevo parlato loro delle mie perplessità.

Sul gruppo “Nina dei lupi allo Strega” pubblico una nota in cui dico quasi esattamente quello che state leggendo adesso.

Teresa Ciabatti commenta grosso modo così: non capisco questa acredine.

Alessandro Bertante spiega che occorre anche convincere la casa editrice a sostenere il romanzo, giacché devono esserne regalate quattrocento copie ai giurati.

Un contatto che avevo aggiunto al gruppo chiede: “Perché si è parlato di gruppo nato dal basso, quando Genna e Ciabatti sono invece conosciuti nell’ambiente?”. Chiede informazioni, si chiede: se il gruppo l’avessero fondato Giovanni e Clara, lui che produce protesi dentarie lei che progetta interni per abitazioni di lusso, il gruppo sarebbe stato davvero dal basso ma se ne sarebbe parlato allo stesso modo?

Espulsi.
Tutti: io, i contatti che avevo aggiunto poco prima, tutti: sia quelli che hanno commentato sia quelli che hanno soltanto letto.

Tutti espulsi dal gruppo nel giro di mezz’ora, a mezz’ora dalla pubblicazione della nota. Il post ovviamente cancellato, i commenti anche.

Sul gruppo ritorna la pace, l’armonia, i complimenti a senso unico.

Gruppo è un nome che evoca discussione, sono scrittori, fanno narrativa, la nuova narrativa italiana, sono quelli che s’indignano quando in Veneto un’assessore alla cultura propone di levare dalle biblioteche i libri di quelli che difesero Battisti, i libri di Wu Ming, di Genna, sono quelli che si indignano, sono democratici.

Ma il punto è: il libro vale o non vale le parole che si spendono? Cioè: quel tipo di parole?

Della critica letteraria e della sua censuraLa risposta è: assolutamente no.

Sto scrivendo dal vortice della pubblicità: lo alimento.

Nina dei lupi è tutt'altro che epico, la lingua è la lingua delle favole, infantile, quasi ingenua. Buona l’idea, ma contrariamente a quanto dice Genna è un romanzo che non corre a perdifiato verso la sua conclusione, contrariamente a quanto dice Belpoliti la macchina mitologica funziona in modo tutt’altro che inarrestabile. E’ quasi caricaturale, un romanzetto che se scritto da un esordiente gli dai una pacca sulla spalla e lo incoraggi, l’idea c’è, ci sono parecchie forzature, capiamo che sei stato coraggioso, buttarsi nella psicologia di un’undicenne scampata a un’apocalisse è quasi impossibile, non ci sei riuscito ma apprezziamo lo sforzo.

Un bravo di incoraggiamento.

Invece.
Invece Genna scrive: “Il tentativo (riuscito) di Alessandro Bertante è epica pura”.
Invece Alessandro Bertante dice, della lingua di Nina dei lupi, in un’intervista: “Quella mancanza di aggettivazione, questa mancanza di ricerca dell'iperbole nella frase è una mia precisa volontà di mimesi nei confronti della natura, cioè io non posso descrivere una natura così fredda, così rocciosa, così pietrosa, così ostile facendo poi un lingua iperbolica, una lingua iperaggettivata, cioè la mia è una scelta stilistica ben precisa che lavora per sottrazione”.

E allora no, allora davvero è necessario lavorare per sottrazione e dire: questo libro è una sòla.

Sto scrivendo dal vortice della pubblicità: lo alimento.

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