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Dalla fisica dei quanti al mondo dei bitcoin in un solo romanzo

Dalla fisica dei quanti al mondo dei bitcoin in un solo romanzoGiuliana Altamura, ne L’occhio del pettirosso, uscito per Mondadori, mette insieme due elementi della nostra realtà ancora poco esplorati. Per lo meno nella letteratura. Le affascinanti leggi della fisica dei quanti e il misterioso mondo del bitcoin, tutto in una narrazione dai ritmi serrati, in una storia che ti rimane dentro a lungo, che ti ripiove addosso anche a distanza di mesi.

Piombiamo subito nella vita di Errico e di Greta, senza preamboli, senza tirarla per le lunghe. Lui è un fisico, lei una poetessa. Forse diversi, ma simili per declinare i nomi dell’universo? Ci vorrà del tempo per capirlo. Il tempo del racconto. E mentre si scopre questo, si incontrano nuovi personaggi e anche gli occhi del pettirosso, nel luogo dove meno te lo aspetti.

In occasione dell’uscita de L’occhio del pettirosso, abbiamo parlato con Giuliana Altamura del modo in cui nasce il romanzo, dell’arte, di chi opera le divisioni del mondo, e di tanto altro ancora.

 

Come nasce l’idea del romanzo L’occhio del pettirosso?

Il romanzo nasce da un lato dalla mia fascinazione per la fisica quantistica, una materia dalle implicazioni filosofiche potentissime, e dall’altro dal mio desiderio di lavorare a un Faust contemporaneo. Sono partita proprio dal grande archetipo letterario dell’uomo che desidera raggiungere una conoscenza assoluta, e ho pensato che oggi Faust sarebbe stato molto probabilmente un fisico teorico: la quantistica ha spalancato le porte a un terreno di conoscenza nuovo, inesplorato e sconvolgente. La conoscenza ultima, ho immaginato, avrebbe dovuto cercarla lì.

 

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«Il modo in cui il Diavolo opera, etimologicamente, è la divisione». Può fare un commento in merito a questo pensiero espresso da uno dei personaggi deL’occhio del pettirosso?

La parola “Diavolo” deriva dal greco Διάβολος, “colui che divide”. La conoscenza a cui ambisce Errico, il protagonista del romanzo, sta agli antipodi della divisione, è infatti divina più che diabolica: lui ambirebbe a una visione d’insieme della realtà, che superi i limiti dello spazio e del tempo. Dovrà accettare tuttavia che il Diavolo – cioè il Male – faccia parte del mondo esattamente come il Bene, e che anzi gli sia dato esistere solo in questa dualità. Come scrive Goethe a proposito del suo Mefistofele: “è una parte della forza che vuole sempre il male e opera sempre il bene”.

 

A un certo punto, la moglie del protagonista afferma che non riesce a scrivere niente, se il corpo chiede altro. Racconta di un’arte organica. Il corpo dell’artista come limite e medium: cosa implica questo approccio?

Greta è una poetessa, un’artista, e nella sua ricerca si muove agli antipodi di Errico: lui è uno scienziato capace di fidarsi solo della propria razionalità, mentre lei è mossa dalle ragioni del corpo, da quella che Deleuze definirebbe la “logica della sensazione”. Greta incarna il linguaggio dei sensi, dell’intuizione, con la sua capacità di evocare con associazioni e salti l’indicibile. La conoscenza che lei può raggiungere è di tipo iniziatico. La scienza può arrivare a comprendere alcuni principi, ma non a vederli. Per la visione si deve abbandonare la sfera della razionalità, entrando in una che attiene più alla mistica. Questo genere di verità non è contenibile in una forma, nemmeno nella scrittura: può avvicinarvisi più la poesia perché rinuncia alla discorsività, ma anche in questo caso non se ne può cogliere che un frammento. Quando Greta crea ha bisogno di essere totalmente presente a sé stessa, con tutto il sentire di cui il suo corpo è capace.

Dalla fisica dei quanti al mondo dei bitcoin in un solo romanzo

C’è un momento in cui uno dei personaggi lascia intuire che la linea di demarcazione tra gli sciamani e i fisici non è così netta. Una visione molto interessante. Ci raccontiamo sempre le stesse storie, cerchiamo soltanto racconti più elaborati, o semplicemente diversi?

Io credo fortemente nell’unità del sapere. La letteratura è per me una delle modalità in cui indaghiamo la realtà, ricerchiamo un senso, miriamo alla comprensione del mondo che viviamo – ma lo stesso scopo lo ha anche la scienza. Molte teorie della fisica quantistica, ad esempio, sembrano confermare verità già note alle antiche filosofie orientali (non è un caso che il personaggio di Jinrou – la misteriosa donna con “l’occhio del pettirosso” – citi un brano tratto da uno dei testi principali del Taoismo): non sono le storie ad essere sempre le stesse, ma la verità che raccontano a essere una sola.

 

La depressione dei genitori si trasforma in caos nei figli, in sensi di colpa. Quanto sono grandi le ferite che lasciano i disturbi come la depressione – argomento di cui si parla sempre troppo poco?

Errico ha a che fare da bambino con un padre artista che soffre di depressione e che rifiuta di curarsi. Non solo nella sua infanzia non si sente amato, ma nutre nei confronti del genitore un profondo sentimento di terrore: è convinto di non valere nulla al confronto della ricerca artistica del padre perché è così che lui, chiuso notte e giorno nel suo studio, lo fa sentire. La morte improvvisa del genitore riempie Errico di sensi di colpa: è quello che succede quando si è odiato qualcuno talmente tanto da aver inconsciamente desiderato di ucciderlo, nonostante quell’odio nasca proprio dal bisogno di amore. Le ferite lasciate dalla depressione di un genitore possono essere letali se non vengono curate, se non si trovano le parole adatte per esprimere il dolore, elaborarlo e trasformarlo.

 

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Ci sono molti dettagli interessanti, spunti di riflessione, uno di questi si riferisce alle nostre conoscenze in merito agli effetti delle conoscenze della fisica quantistica sulla biologia. Cosa ne sappiamo? O cosa ipotizziamo?

La biologia quantistica è una disciplina emergente molto interessante: si occupa di studiare come i fenomeni quantistici agiscano a un livello biomolecolare in fenomeni complessi, ma fondamentali come il funzionamento degli enzimi, la fotosintesi clorofilliana oppure l’orientamento degli animali migratori. Consiglio in proposito la lettura del saggio La fisica della vita. La nuova scienza della biologia quantistica di Jim-Al-Khalili (Bollati Boringhieri): è proprio leggendo questo volume che sono venuta a conoscenza dell’esistenza di una “bussola quantistica” nell’occhio del pettirosso, una proteina che gli consente di orientarsi nello spazio vedendo la direzione verso cui dirigersi quando è arrivato il momento di migrare. L’idea poi che anche l’uomo possa avere un simile sesto senso è l’ipotesi letteraria da cui sono partita per il mio romanzo.

 

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Per la prima foto, copyright: Kanchanara su Unsplash.

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