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CRONACHE SCOLASTICHE (4): Ritorno in aula

L'attimo fuggenteDifficile dimenticare la scena in cui il professor Keating fa salire in piedi sulla cattedra i suoi allievi. Sicuramente molti di coloro che hanno visto quel prezioso film che è L’attimo fuggente, avranno pensato: “Avessi avuto un professore così… certo la scuola sarebbe stata una cosa tutta diversa…” Che diceva dunque il professor Keating (impersonato da un grandissimo Robin Williams, attore che pure non amo, dai tempi di Mork e Mindy, in quella scena?  Ricordiamola. 
 
Il professore parla ad allievi di un prestigioso college americano. Entrato da poco in aula, si pone subito in un modo diverso rispetto alle consuetudini severe e paludate dell’istituto. I suoi modi sembrano ancora bizzarri, quanto meno eccentrici. Tra i banchi dell’aula si sentono risate più o meno trattenute. Lui ad un certo punto sale in piedi sulla cattedra. Perché?
«…per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso. […] È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. […] Quando leggete non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno». E mentre dice queste frasi, il professor Keating invita gli allievi, uno alla volta, a salire in piedi sulla cattedra. Così ognuno di loro può vedere quell’aula consueta, teatro di quotidiana noia, da un punto di vista differente, mai immaginato prima.
 
Il film è senza dubbio efficace, come affascinante è la figura del professore che infrange le regole, che “ribalta” la prospettiva.
Bene. Come trasportare tutto ciò nel luogo delimitato e circostanziato che la realtà ci riserva? Vale a dire, il 13 settembre, quando ricominceranno le lezioni nella scuola italiana, cosa troverà di fronte a sé l’insegnante medio che, dopo svariate giornate di collegi di docenti, consigli di classe e programmazioni, rientra in aula insieme agli studenti? Troverà più o meno questo: uno stuolo di ragazzini e ragazzine abbronzati, ricchi delle loro esperienze dell’estate. Con il pensiero rivolto ancora, appunto, all’estate e alle sue magiche scoperte. E lui, l’insegnante medio, non è il professor  Keating, e non sta soprattutto in un college americano. In genere in quel periodo a Roma fa ancora caldo (anche se in questi giorni la città è attraversata da una piacevole brezza autunnale) e di tutto avranno voglia gli studenti fuorché di stare a sentire il loro (o, come nel mio caso, la loro) insegnante (“Oddio , mo’ questa ricomincia… ancora co’ Foscolo").
E intanto, in questi giorni di lavori preparatori a scuola, si apre un’altra realtà. Nei mesi scorsi si è parlato di ridimensionamento e verticalizzazione degli istituti. Cosa significa? Scuole di diverso grado accorpate tra loro, sotto un unico dirigente: dalla scuola dell’infanzia alla scuola media, per esempio. Anche quattro istituti con caratteristiche, esigenze, “utenze” e scopi diversi. Urge, in tempi stretti, uniformarsi e organizzare l’apertura dell’anno scolastico: progettare l’”accoglienza” dei primi giorni, ricontrollare le aule, rendere quelle aule abbandonate di nuovo vivibili. 
E la didattica? Bisognerà trovare spazio e tempo adeguati per questo. L’aspetto più importante. Anche se sai già, che la prima domanda che ti faranno i genitori al prossimo Consiglio di Classe sarà: “E i campi-scuola?”
Così anche l’insegnante medio dovrà fare l’esperienza stramba del professor Keating. Salire (sia pure in senso figurato) in piedi su quella cattedra. Per ricordare a se stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
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