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Cosa spinge al suicidio? “La ferita” di Lucio Leone

Cosa spinge al suicidio? “La ferita” di Lucio LeoneCon La ferita (Alessandro Polidoro Editore, 2021) lo scrittore ed editore Lucio Leone lascia il territorio già collaudato del romanzo storico, con cui si era cimentato a partire da Nel buio arde (Ad Est dell’Equatore, 2010), per avventurarsi in un mondo completamente diverso e abbastanza spiazzante.

In una vaga città senza nome e in un tempo imprecisato, un uomo conduce un’esistenza eremitica, senza legami e senza affetti, svolgendo una professione a dir poco sconcertante: dietro richiesta di parenti o amici di persone morte suicide, incide con un coltello i loro cadaveri e si immerge in essi attraverso la grande ferita che ha procurato. Deve riuscire a raggiungere la coscienza del defunto e rivivere insieme a essa gli ultimi momenti di vita, quelli che hanno preceduto il gesto irreparabile, per cercare di comprenderne le motivazioni e possibilmente convincere il soggetto a cambiare idea.

 

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Si tratta, quindi, di compiere un viaggio a ritroso nel tempo, anche se di appena un giorno o due, a volte di una manciata di ore, per provare a modificare quanto è accaduto negli ultimi momenti di vita del suicida e offrirgli quindi la possibilità di continuare a vivere, anche se non sempre gli sforzi del protagonista sono coronati dal successo.

Cosa spinge al suicidio? “La ferita” di Lucio Leone

L’uomo sembra comunque svolgere questo improponibile lavoro con assoluta dedizione: appare quasi ovvio che lo debba compiere in modo del tutto impersonale e senza farsi influenzare più di tanto dalle emozioni delle persone che gli è stato chiesto di salvare, anche perché dev’essere sempre pronto a iniziare una nuova esperienza, magari soltanto poche ore dopo, quando il telefono squilla e l’ennesima voce sconosciuta, sconvolta e disperata, richiede un suo intervento altrove.

Anche in una vita che sembra così ben organizzata, per quanto in un contesto distopico e surreale come quello tratteggiato da Leone, può però aprirsi una crepa, ed è quello che accade al protagonista: nonostante si sforzi in ogni modo di continuare a compiere il proprio dovere col massimo distacco possibile, a un certo punto si ritroverà coinvolto in una situazione del tutto imprevista e sarà costretto a fare i conti con sé stesso oltre che con i problemi delle persone che dovrebbe aiutare, scoprendo di non essere immune dal rischio di lasciarsi sopraffare da quello che già Giuseppe Berto chiamava “il male oscuro” del mondo contemporaneo.

Cosa spinge al suicidio? “La ferita” di Lucio Leone

Il suicidio è un argomento difficile e delicato, che compare in modo diretto o indiretto in molti capolavori della letteratura. Non a caso, Leone costella le sue pagine di citazioni di scrittori importanti, le cui opere fanno parte da tempo del nostro bagaglio culturale, che sono accomunati dalla scelta di aver posto fine in modo consapevole alle proprie esistenze: Virginia Woolf, Primo Levi, Ernest Hemingway, Yukio Mishima, Cesare Pavese.Grandi scrittori, spesso baciati dal successo, eppure incapaci di sconfiggere i propri demoni interiori, a cui hanno finito per arrendersi quando erano ancora nel pieno della vita e non mancavano nemmeno di ottime prospettive per il futuro. Perché?

 

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La ferita è un romanzo denso ma breve, che si legge in poche ore e che non pretende certo di trovare risposte convincenti e definitive a questa grande domanda, ma la storia e l’evoluzione del suo protagonista ci raccontano molto dei lati più oscuri del nostro presente.


Per la prima foto, copyright: Nick Fewings su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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