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Con María Angélica Bosco la morte arriva (dall’Argentina) in ascensore

Con María Angélica Bosco la morte arriva (dall’Argentina) in ascensoreLa casa editrice romana Rina Edizioni propone, con la traduzione di Francesca Bianchi, il poliziesco argentino La morte arriva in ascensore di María Angélica Bosco.

L’autrice è stata banalmente soprannominata “l’Agatha Christie argentina”, come fa notare nella postfazione al romanzo Francesca Lazzarato, informando per altro il lettore che, a Bosco, la scrittrice inglese non piaceva poi tanto. Preferiva di gran lunga l’autrice americana Vera Caspary ma evidentemente l’accostamento con Agatha Christie, universalmente riconosciuta come la regina del giallo, risultava ai tempi più favorevole.

Bosco comunque, con i suoi romanzi gialli, è riuscita a farsi strada in un mondo dominato da uomini, imponendo, al giallo argentino, un punto di vista femminile fino ad allora sconosciuto.

 

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Benché ne La morte in ascensore – primo romanzo di questo genere affrontato dall’autrice, in un momento in cui la vita la porta a rivendicare la propria indipendenza economica e a sfuggire da una situazione di massima indigenza – non vi siano investigatrici donna, come poi avverrà nei successivi romanzi, vi sono invece figure femminili – grande novità – che non corrispondono ai classici stereotipi del genere poliziesco. Niente femme fatalealla Rita Hayworth o fanciulle sprovvedute da salvare, come la giovane Carmen Sternwood de Il grande sonno. Le donne de La morte in ascensorenon hanno bisogno di usare il sex appeal per ottenere ciò che vogliono e di sicuro non sono sprovvedute. Niente investigatore privato, un po’ alticcio e dalla battuta pronta ma veri poliziotti, in un’indagine che parte da una donna trovata morta nell’ascensore di un palazzo privato di un quartiere bene di Buenos Aires.

Con María Angélica Bosco la morte arriva (dall’Argentina) in ascensore

Il cadavere in questione è quello di Frida Eidinger, una donna tedesca emigrata in Argentina con il marito e non residente nel condominio. Il primo a rinvenire il corpo senza vita è l’ignaro inquilino Pancho Soler, di ritorno da una seratina di bagordi in dolce compagnia, seguito dal dottor Adolfo Luchter anche lui di rientro nel suo alloggio. A ruotare intorno al mistero della donna morta in ascensore si aggiungono gli altri inquilini del palazzo, chi più chi meno collegati in qualche modo alla defunta: il misterioso Boris Czerbó, un bulgaro dal pessimo accento, e sua sorella Rita, dai «capelli sbiaditi e l’aria inquieta»; la famiglia Iñarra, Gabriela, seconda moglie del capofamiglia Augustín, malato di una malattia nervosa, e la figlia di quest’ultimo, Betty; il portinaio Andrés e sua moglie Aurora. Tutta «gente molto tranquilla». Almeno all’apparenza è sempre così ciò che l’ispettore Lahore chiama «l’immancabile ritornello».

La narrazione si dipana tra un sospetto e l’altro, nel piacevole modus operandi del romanzo a enigma. Indizi, piste, rivelazioni e una serie di colpi di scena che portano il lettore fuori strada o più vicino alla soluzione del caso. Il punto di vista è molteplice e questa è un po’ una novità perché il lettore si trova, diversamente da come accade nel poliziesco tradizionale, in una posizione privilegiata, al fianco del narratore onnisciente. Ha accesso agli «appunti confidenziali» del commissario Ericourt – come spesso accade nei romanzi noirin cui il lettore si lascia trasportare dalle elucubrazioni di colui che investiga sul caso – ma anche ai pensieri dei vari personaggi, che fanno virare l’opera verso il thriller psicologico.

Con María Angélica Bosco la morte arriva (dall’Argentina) in ascensore

Nuove morti e una serie di tracce che l’autrice dissemina all’interno del romanzo, mediante dei meccanismi di “detto/non detto”oppure di un semplice "appena accennato”fanno sì che il lettore si ponga certi interrogativi e cerchi delle spiegazioni verosimili compatibilmente con il periodo storico in cui il romanzo è ambientato. Siamo nell’Argentina di Pèron. E nel 1954. Nel gruppo dei sospettati figurano alcuni personaggi fuggiti dalla Germania. Chi ha ucciso Frida Eidinger? Si tratta di una cospirazione che ha a che fare con i nazisti o è solo un caso? Si tratta realmente di omicidio o quello di Frida Eidinger è un suicidio?

 

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A tutti questi interrogativi ovviamente si può rispondere solo leggendo il romanzo fino alla fine. Certo è che lo scrittore Ricardo Piglia, esperto di noir– nonché colui che ha introdotto autori del calibro di Dashiell Hammett e Raymond Chandler in Argentina – mette in guardia il lettore nel prologo del romanzo. Egli ricorda a chi legge che «l’incertezza dei dati serve a dare un’apparenza di realtà alle supposizioni» e che «non tutti i dettagli sono un indizio, piuttosto ogni dettaglio viene raccontato come se fosse un indizio: illuminato, osservato di sbieco, visibile ma non identificato».

Il lettore, insomma, ha di che districare per giungere alla soluzione del caso. Si armi di intuito, aguzzi l’ingegno, non si lasci sviare dai dettagli ma riconosca gli indizi che ha sotto gli occhi per risolvere gli enigmi di La morte arriva in ascensore di María Angelica Bosco.


Per la prima foto, copyright: Bruno Kelzer su Unsplash.

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