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Come scrivere bene e restare fedele alla tua visione creativa. L’insegnamento di Voltaire

Come scrivere bene e restare fedele alla tua visione creativa. L’insegnamento di VoltaireNel 1739 Voltaire scrisse una lettera a un caro amico, il suo protetto Claude Adrien Helvétius che aveva da poco pubblicato una raccolta di poesie sulla felicità e l’amore, intitolata Epistole, che era stata accolta piuttosto male dalla critica. Helvétius si rivolse a Voltaire per avere la sua opinione.

La lettera riporta alcuni consigli molto densi non solo su come scrivere versi o come scrivere in generale, ma anche sui pericoli insiti nello scrivere per il successo commerciale o per assecondare il pubblico anziché la propria visione creativa.

 

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Cirey, 25 febbraio 1739

Mio caro amico – l’amico della Verità e delle Muse – la tua Epistola è piena di audaci ragionamenti in anticipo rispetto alla tua età, e ancora di più in anticipo rispetto a quegli scrittori viziosi che creano rime per i venditori di libri e si restringono sotto la protezione di un censore regale, che o è geloso di loro o è più codardo di loro stessi.

Che altro sono se non uccelli miserabili, con le ali tarpate, che, desiderando volare, cadono sempre a terra, spezzandosi le gambe! Tu hai un genio senza paura e il tuo lavoro brilla di immaginazione. Preferisco molto di più i tuoi generosi difetti alle mediocri bellezze con cui siamo saziati. Se mi permetterai di dirti dove penso tu possa migliorare te stesso nella tua arte, io ti direi: Stai attento, per paura di tentare qualcosa di grande, oltrepassi il segno e cadi nel pomposo: impiega solo similitudini vere: e accertati sempre di usare esattamente la parola giusta.

 

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Come scrivere bene e restare fedele alla tua visione creativa. L’insegnamento di Voltaire

Posso darti una piccola infallibile regola per i versi? Eccola. Quando un pensiero è giusto e nobile, resta ancora qualcosa da fare con questo: vedere se il modo con cui lo hai espresso in versi sarebbe efficace anche in prosa: e se i tuoi versi, senza il ritmo della rima, ti sembrano avere una parola di troppo – se c’è il più piccolo difetto nella costruzione – se hai dimenticato una congiunzione – se, in breve, la parola giusta non è stata usata, o non è stata usata nel posto giusto, allora devi concludere che il gioiello del tuo pensiero non è stato ben costruito. Stai certo che i versi che hanno uno qualsiasi di questi difetti non saranno mai appresi tramite il cuore, e non saranno mai riletti: e gli unici buoni versi sono quelli che si rileggono e si ricordano, a dispetto di se stessi. Nella tua Epistola ce ne sono molti di questo tipo – versi che nessun altro in questa generazione può scrivere alla tua età come se fossero stati scritti cinquant’anni fa.

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Non aver paura, quindi, di portare i tuoi talenti sul Parnaso; ritorneranno senza dubbio a tuo merito perché tu non disdegni mai i tuoi doveri; per loro: essi stessi sono dei doveri molto piacevoli. Di sicuro quelli che la tua posizione ti richiede devono essere poco congeniali a una natura come la tua. Sono una routine come badare a una casa, o come il libro di un maggiordomo. Per quale ragione dovresti essere privato della libertà di pensiero perché sei un riscossore delle tasse? Atticus era un riscossore delle tasse, gli antichi romani erano riscossori delle tasse, eppure pensavano – come romani. Vai avanti, Atticus.


Per la prima foto, copyright: Kiwihug.

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