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Come reagire a uno stupro? “Ho taciuto” di Mathieu Menegaux

Come reagire a uno stupro? “Ho taciuto” di Mathieu MenegauxSin dalle prime pagine di Ho taciuto, di Mathieu Menegaux (Bompiani, traduzione di Fabrizio Ascari), si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una tragedia, classica e moderna insieme. La protagonista, Claire, parigina dell'alta società, è in attesa di essere processata e condannata per un crimine orrendo, di cui non vuole parlare. Barricata dietro al suo testardo mutismo, non vuole spiegare che cosa l'abbia spinta a commettere l'irreparabile, rivelato solo al termine del libro.

Una sola cosa le dà forza dietro le sbarre: la possibilità di raccontarsi attraverso la scrittura:

«Adesso voglio rilasciare la mia testimonianza completa. Poiché la giustizia ci tiene tanto alla verità, ve la confido. Riprendo tutto dall'inizio. Leggetemi, chiunque voi siate: sorvegliante, direttore, presidente della corte d'assise di Parigi o giornalista. Riprendo tutto dall'inizio per voi. Leggetemi. Siate la mia ultima conversazione prima che io scompaia. [...] E scrivo per voi, poliziotti, cittadini, magistrati, giornalisti, pronti a mettere in galera adducendo a pretesto la ricerca della verità. La volete la verità? Leggete.»

 

Con queste parole amare si apre il "diario del carcere" di Claire, contentente tutta la verità su di lei e su quanto accaduto. Già da questa scelta emerge la complessità di un personaggio che, paradossalmente, si nega a chi ha davvero la possibilità di assolverla, ma si apre completamente a dei destinatari ignoti affinché conoscano la portata della sua tragedia. Proprio in questa tensione verso la collettività, Claire ricorda molto le eroine del teatro greco: anche loro, vivendo un dramma interiore lacerante, si rivolgevano al pubblico teatrale sperando di essere capite e di suscitare empatia. L'unica differenza è che, mentre nel teatro il pubblico era presente al dramma, nella nostra "civiltà del romanzo" il dramma non viene messo in scena, ma viene scritto.

 

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Essere letta, essere giudicata e, possibilmente, assolta è l'obiettivo che l'imputata si prefigge. Il meccanismo interessante, messo in moto da Menegaux, è quello di farci sentire, in quanto lettori, giudici della vicenda. I soli giudici, dal momento che Claire rifiuta di esprimersi in tribunale.

Così, attraverso la mancanza di un confronto diretto a cui non potrebbe reggere, Claire si rivela interamente; si presenta come una donna con tutti i crismi per essere considerata felice, salvo uno: essere madre.

«Ieri vivevo in coppia. Allora certo non avevo figli. Ero una bella donna, sposata con un uomo straordinario, facevo un lavoro stimolante e avevo passioni da cittadina dei tempi moderni. Come tutti, avevo una pecca, una sofferenza, nascosta, sepolta, che mi logorava: il mio ventre era rimasto secco e sarei morta senza lasciare traccia del mio passaggio su questa terra [...] Ieri la mia vita era una vita a metà. [...] Oggi cosa sono?»

Come reagire a uno stupro? “Ho taciuto” di Mathieu Menegaux

Nell'interrogarsi su cosa sia cambiato tra quello «ieri», ormai lontanissimo, e l'«oggi», il bilancio è negativo. A posteriori, Claire si rende conto che le menzogne dette e le colpe commesse per raggiungere quel fine, la maternità, hanno portato solo a un peggioramento. Tuttavia, ciò che interessa non è tanto la lucida versione dei fatti che fa Claire riesaminando l'accaduto, attraverso quella scrittura che è anche riflessione e meditazione, quanto la visione che ne aveva «ieri», prima che tutto avvenisse: allora c'era, dietro a quella vita «da cittadina», un'infelicità nascosta a cui voleva porre rimedio.

 

Non potendo sopportare l'idea della mancata maternità sia nella percezione che ha di sé, sia in quella che gli altri hanno di lei, Claire commette l'errore di credere di poter controllare la propria vita semplicemente attraverso il non-detto.

Così una sera, dopo essere stata violentata da uno sconosciuto, decide di nascondere il fatto a chiunque, prima, per non essere vista in maniera diversa, poi per realizzare, da moglie senza macchia, il sogno impossibile che la tormenta: essere madre.

«Ho capito che tutti ormai mi avrebbero guardato come una vittima. Non sarei più stata quella che ero. Non sarei più stata Claire, la donna bella ed intelligente la cui unica pecca è non avere figli. Agli occhi di tutto il mio ambiente sarei stata ormai la donna violentata. Una vittima, per sempre.»

 

E ancora, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta:

«Credevi di farmi soffrire? Fai di me la donna più felice del mondo. Grazie a te potrò colmare quel vuoto che mi consumava. Grazie a te renderò Antoine pazzo di gioia, il più felice degli uomini. Papà, sarà papà. E io sarò mamma, finalmente. Smetterò di essere solo una donna a metà.»

Come reagire a uno stupro? “Ho taciuto” di Mathieu Menegaux

Il ragionamento è discutibile, ovviamente, ma è chiaro che a parlare è una donna lucida e razionale. È questo il problema: Claire ha la superbia necessaria per credere di poter rigirare il danno in un vantaggio tanto per sé, quanto per la "pubblica opinione" di amici e conoscenti, semplicemente omettendo la violenza. Ma questo non è ammissibile ed è qui che ritorna la tragedia greca: come nell'antichità si credeva che gli dei punissero gli uomini che provavano a ergersi a divinità, facendosi beffe del destino, anche Claire viene punita.

Il suo idillio si trasformerà in breve tempo in un incubo per la sua incapacità di accettare i propri limiti. La «donna a metà» vuole farsi interamente donna e, nel farlo, diventa sì madre, ma questo suo sfidare la sorte porta alla colpa obbrobriosa di cui viene accusata, senza che la corte di giustizia conosca il retroscena. Anche in carcere, anche pressata dalle domande dell'avvocato, Claire si nasconde dietro al silenzio ed è, ancora una volta, una questione di apparenza e di percezione: non ha rivelato la violenza per preservare la sua immagine di donna forte, un'immagine che cerca di consolidare con la gravidanza, e non vuole farlo nemmeno da imputata. Può lasciar pendere su di sé l'ergastolo, ma non l'immagine di donna fragile.

 

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Ho taciuto si presenta quindi, di certo, come un libro imperniato sul tema della violenza e della maternità, ma forse ancor più sul tema dell'apparenza e su cosa si è disposti a fare per sembrare diversi, migliori. Fino a che punto il giudizio degli altri o di noi stessi può spingerci? Quanto, nella moderna società delle apparenze, vi è di reale?

L'accettazione del limite umano, che già la tragedia greca indicava come norma da rispettare, viene qui riproposta da Menegaux, dopo l'exemplum negativo di Claire.Convivere con la nostra identità, fatta di pregi e difetti, pare essere la ricetta dell'unica felicità possibile all'uomo.


Per la prima foto, copyright: ToT.

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