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Cinquant'anni dalla scomparsa di Buster Keaton: un ricordo e una risata

Cinquant'anni dalla scomparsa di Buster Keaton: un ricordo e una risataChe faccia, quello là. Volto impassibile, sguardo malinconico, comicità innata. Buster Keaton, ovviamente. A cinquant'anni dalla sua morte, ci fa ridere ancora, diciamo la verità. Pensate a una gag divertente e lui l'aveva già realizzata quasi un secolo fa. Diceva che fare film comici fosse una cosa seria. E aveva ragione. Non era uno di quelli che rideva di sé, ma preferiva che gli altri ridessero di lui. Mostro di comicità visuale, attraverso il suo corpo tarantolato faceva parlare le azioni anziché la voce. Odiava persino le schede che si usavano per commentare le scene nei film muti, preferendo far intuire tutto dalle immagini. Buster Keaton sta al cinema come Ernest Hemingway sta alla letteratura, se proprio vogliamo dirla tutta. Semplicità ed efficacia, niente di più e niente di meno.

Nato alla fine dell'Ottocento da una famiglia di attori e acrobati, cominciò ad apparire sulla scena quando aveva appena quattro anni e in seguito dimostrò egli stesso doti acrobatiche di tutto rispetto. Il suo primo periodo da attore fu segnato dalla collaborazione con un altro personaggio dell'epoca, Roscoe “Fatty” Arbuckle, per il quale recitò in numerosi cortometraggi. Negli anni Venti mise su il suo studio di produzione e contribuì in maniera sostanziale alla stagione d'oro del muto, con corti, medio e lungometraggi.

Cinquant'anni dalla scomparsa di Buster Keaton: un ricordo e una risata

Esattamente novant'anni fa, nel 1926, scriveva, dirigeva e interpretava The general (Come vinsi la guerra, il titolo italiano), una delle sue pellicole più acclamate. Oltre che un classico della comicità, anche uno tra i primi film d'azione della storia del cinema. Celeberrima la scena di inseguimento al treno rubato a bordo di un carrello, ma soprattutto, quasi cinquant'anni prima di Frankenstein Junior, la pellicola ci insegna che quando credi non possa andare peggio, può sempre piovere. Tra gli altri lavori di quel periodo, da segnalare senza dubbio i corti One week e The goat (in quest'ultimo, un rocambolesco viaggio tra i piani in ascensore).

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Cinquant'anni dalla scomparsa di Buster Keaton: un ricordo e una risata

Ma non era solo attore brillante contraddistinto da un'immutabile maschera di tristezza. Come sceneggiatore (collaborò anche alla stesura di un paio di film dei fratelli Marx), non scriveva storie insipide con gag in successione scollegate, ma le sue erano vere e proprie trame con una sequenza logica, fino ad arrivare al parossismo: equivoci, cadute, situazioni grottesche basate sul ribaltamento, tutto al servizio di un plot ben strutturato. Come regista, aveva talento nella scelta delle inquadrature e rigore nel girare le scene. I suoi “one shot” sono tutt'oggi un esempio per chi cerchi quanto più possibile la verità in una ripresa cinematografica. Se poteva, non faceva tagli; se li faceva, si serviva poi di validi effetti di montaggio. Notevole l'influenza sui colleghi dietro la macchina da presa; in questo video, per esempio, anche Orson Welles, spende parole d'encomio per lui.

Cinquant'anni dalla scomparsa di Buster Keaton: un ricordo e una risata

Con l'avvento del sonoro conobbe un immeritato declino (storia in qualche modo riproposta nel recente e pluripremiato The artist). Aveva avuto un padre alcolista e, silurato dalla Metro-Goldwyn-Mayer, si dette pure lui alla bottiglia. Nel secondo dopoguerra ne venne riabilitata la figura, ed eccolo allora comparire nel capolavoro di Billy Wilder Viale del tramonto (nel ruolo di un giocatore di carte) e poi in un duetto musicale con il rivale storico Charlie Chaplin in Luci della ribalta (anche se, data l'evidente diversità, di certe diatribe in stile Beatles-Rolling Stones forse non c'era neanche motivo di sussistere). Ricevette un Oscar onorario nel 1960 e sul finire di carriera si pregiò di essere protagonista dell'unico lavoro per il cinema firmato da Samuel Beckett alla scrittura, il corto visionario dall'essenziale titolo Film. Approdò addirittura in Italia e a un anno dalla scomparsa recitò (sempre muto, a accezione di un'unica parola pronunciata) in Due marines e un generale in compagnia di Franco e Ciccio.

Morì il 1° febbraio del 1966 di cancro ai polmoni. Tra il copioso materiale disponibile in rete, anche una breve e significativa intervista Rai. Come recentemente ha insegnato Ettore Scola, giusto non piangere per chi ha lasciato una traccia di sé talmente indelebile da vivere ancora. E cinquant'anni dopo, infatti, continuiamo a ridere insieme a Buster Keaton. 

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