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"Ballata senza nome", un omaggio dolente ai caduti della prima guerra mondiale

"Ballata senza nome", un omaggio dolente ai caduti della prima guerra mondialeBallata senza nome (Frassinelli, 2017) segna il ritorno alla narrativa di Massimo Bubola, uno dei maggiori musicisti italiani, che in questi ultimi anni, dopo l'esordio da romanziere con Rapsodia delle terre basse (Gallucci, 2009), si era dedicato alla riscoperta del patrimonio artistico, musicale e storico degli anni della prima guerra mondiale.

Da questa ricerca scaturisce appunto Ballata senza nome, che ci racconta gli avvenimenti che, nell'anno 1921, portarono alla scelta dei resti di un soldato senza nome da tumulare a Roma all'Altare della Patria, come Milite Ignoto rappresentante di tutti i caduti del conflitto che si era concluso appena tre anni prima.

Già nel 1920 il maggiore generale dell'esercito Giulio Douhet aveva proposto di onorare i caduti erigendo un monumento al Milite Ignoto, come si stava già facendo in altri paesi europei, finché nel 1921 l'onorevole Cesare Maria De Vecchi, a sua volta militare e diplomatico, aveva presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge al riguardo.

La sua approvazione aveva portato il Ministero della Guerra a istituire una commissione apposita, incaricata di reperire undici salme di soldati senza identificazione provenienti da tutti i luoghi più significativi dove si era combattuto durante la prima guerra mondiale, che erano state raccolte ad Aquileia.

 

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Il romanzo inizia dunque il 28 ottobre 1921, nella basilica di Aquileia, dove Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas (un volontario irredentista che, nato a Gradisca d'Isonzo, allora in territorio austriaco, aveva disertato dall'esercito austroungarico per venire a combattere in quello italiano ed era scomparso al fronte), è incaricata di scegliere una delle undici bare allineate all'interno della chiesa.

"Ballata senza nome", un omaggio dolente ai caduti della prima guerra mondiale

È a questo punto che la ricostruzione dei fatti realmente accaduti cede il passo all'invenzione narrativa di Massimo Bubola, che attribuisce agli undici soldati ignoti un'identità: ognuno di loro riceve un nome, una data di nascita e di morte, ma soprattutto una storia personale che racconta a Maria nel momento in cui lei si accosta alla bara.

Ed è attraverso questi racconti che viene ricostruita davanti ai nostri occhi l'Italia di allora e le vite dei suoi abitanti, dal contadino veronese al falegname bergamasco, dal fornaio ligure al veterinario mantovano: esistenze molto diverse una dall'altra, non sempre felici e spesso segnate dalla povertà, ma tutte, in ogni caso, amaramente rimpiante durante la terribile guerra di trincea, di cui oggi fatichiamo a immaginare gli orrori.

Maria regge a fatica il peso di questi drammatici racconti ed esita a lungo prima di fare la sua scelta, che cadrà su colui che, stando al suo racconto, "non è stato amato" da vivo, perché lo sia almeno da morto, e per sempre, da tutti gli italiani.

Il libro si chiude con il racconto del viaggio che portò a Roma la salma prescelta, caricata su un treno speciale che viaggiò molto lentamente, per permettere alle migliaia di persone accorse lungo la ferrovia per assistere al suo passaggio, di rendere omaggio al feretro.

"Ballata senza nome", un omaggio dolente ai caduti della prima guerra mondiale

Ballata senza nome è un libro molto musicale, e non solo per il titolo e per la presenza dei testi di canzoni dello stesso Bubola collocati in apertura dei singoli capitoli.

È inevitabile un accostamento all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, la celebre raccolta di poesie del 1915 in cui i morti di una cittadina americana raccontano ai vivi le loro esistenze, che del resto aveva affascinato anche Fabrizio De André, con cui Bubola ha collaborato per molti anni: l'album Non al denaro non all'amore né al cielo composto da De André nel 1971 prendeva infatti spunto proprio delle poesie di Edgar Lee Masters.

 

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Al tema dei morti e del loro rimpianto per la vita perduta si intreccia l'interesse storico che Bubola ha manifestato negli ultimi anni per la prima guerra mondiale, a cui aveva già dedicato, nel 2005, l'album Quel lungo treno, in cui riarrangiava in chiave folk-rock i canti tradizionali degli alpini, accostandoli ad alcuni pezzi inediti ispirati agli eventi bellici, così che Ballata senza nome si presenta come un romanzo insolito, commovente e profondo, in cui  poesia e accurata ricostruzione dei fatti storici si fondono armoniosamente.

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