“Anna”, una nuova serie tv a firma di Niccolò Ammaniti
«Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e sono sicura che ce la farete».
A volte la scrittura non è sufficiente a descrivere bene e in maniera esauriente una storia che si ha in testa. Ci sono troppe regole dal punto di vista creativo e ci sono troppe regole dal punto di vista editoriale e commerciale. Poi ci sono quei casi in cui, anche se la scrittura è il tuo mestiere, senti la necessità o il bisogno di esprimerti e di raccontare usando altri mezzi e non perché quello che scrivi è debole, ma più semplicemente è la storia stessa che ti chiede di venire a galla in maniera diversa e non solo su carta. I più maligni diranno che se uno scrittore si dà al cinema è perché il film è più fruibile, arriva prima alla gente che preferisce un buon film, o una serie tv, a un buon libro.
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Ultimamente, poi, il mondo della cinematografia ha avuto un grande danno a causa della situazione sanitaria, si girano film che al cinema non arriveranno mai perché chiusi da qualche tempo e allora si fanno accordi con le pay tv per mandarli subito in onda. Per quanto poi riguarda le serie tv, negli ultimi anni, sono diventate la punta di diamante delle televisioni, vedi il successo enorme di Netflix.

Ora non so le ragioni che hanno spinto un autore cult come Niccolò Ammaniti a realizzare qualche anno fa la sua prima serie tv (Il miracolo) che ha riscontrato un enorme successo, ma forse soddisfatto di quell’esperienza oggi ci riprova con Anna, in onda su Sky dal 23 aprile e per sei puntate.
La prima differenza tra Il miracolo e Anna è che mentre la prima era una storia originale scritta apposta per diventare una serie televisiva, la seconda è tratta dal suo ultimo romanzo pubblicato nel lontano 2015.
La trama del romanzo ormai è nota e di questi tempi si potrebbe definire profetica.

In un futuro, in una realtà distopica, un virus letale (La Rossa) scoperto in Belgio inizia a diffondersi a livello mondiale uccidendo tutti gli adulti e risparmiando i bambini prima dell’età puberale. Tra questi c’è Anna e suo fratello Astor.
Già poco dopo la fine di Il miracolo, ci si chiedeva quando Ammanniti sarebbe tornato dietro la telecamera per una nuova serie. È nota la passione dell’autore per il cinema, una passione e un amore ricambiato dato che molti dei suoi romanzi sono stati tradotti per il grande schermo. Senza dimenticare che ancora prima de Il miracolo, lo scrittore romano si era già cimentato con la regia di The Good Life, un documentario sulla vita di tre italiani che India trascorrono una nuova esistenza.
Anna, fino ad ora, è il summit di tutte le esperienze cinematografiche fatte dall’autore. Troviamo ancora la fantasia, la capacità di creare mondi, l’abilità a trovare parole e immagini giuste per raccontare, ma quello che colpisce, già dalla prima puntata, è che la serie non è una copia del libro. Quasi come se l’autore, fosse voluto andare più a fondo nella personalità della protagonista, ma anche degli altri comprimari e non volendolo fare con un romanzo, ha preferito tornare dietro la telecamera.

Scenografia, costumi e fotografia sono le tre caratteristiche che fanno rimanere lo spettatore incollato davanti alla televisione. Caratteristiche capaci di portarci in un mondo irreale ed estremamente fantasioso. Elementi che, come un vortice, ci portano in colpi di scena, apparizioni potenti che non ci fanno rimanere per niente indifferenti, anzi danno molto da pensare o per lo meno da riflettere.
Le sensazioni che pervadono già nella prima puntata sono: terrore, commozione e rabbia. Terrore di un mondo cambiato e ancora incerto, commozione per Anna che cerca disperatamente suo fratello rapito e rabbia perché il genere umano non può far nulla davanti alla vendetta della natura e all’ira di Dio.
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Tanti sono i rimandi ad altre opere, come Il Signore delle mosche, Apocalypto, ma l’autore riesce a mescolare tutto e a farne uscire un prodotto del tutto originale che non deluderà di certo gli spettatori. L’unica cosa che manca al mondo di Niccolò è un nuovo romanzo. In un’intervista rilasciata a Silvia Avallone, l’autore ha risposto che una storia c’è, ma è ancora troppo presto per parlarne.
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