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Anna Politkovskaja: «Il potere è solo un modo per far soldi»

Anna Politkovskaja: «Il potere è solo un modo per far soldi»Il mandante dell’omicidio di Anna Politkovskaja, avvenuto nell’ottobre del 2006, è oggi ancora ignoto. Ovviamente, viste le sue posizioni politiche e i reportage sulla Cecenia, l’opinione pubblica internazionale ha individuato il mandante in Vladimir Putin che, nel commentare l’accaduto, ha puntato a sminuire la portata del contributo di Politkovskaja alla società civile e culturale russa sottolineando che «la sua influenza sulla vita politica russa era minima» o ancora: «Il suo omicidio ha fatto più danni delle sue pubblicazioni. Chiunque sia stato non resterà impunito».

Ma qual era, agli occhi del regime russo, la colpa di Anna Politkovskaja? Oltre alle denunce esplicite verso il governo e ai contenuti di tali denunce, possiamo dire che la sua colpa principale, parafrasando la stessa giornalista, era di scrivere ciò che vedeva.

Lei stessa infatti insiste molto su questo passaggio del “vedere” anche nel suo Diario russo – 2003-2005 (Adelphi, traduzione di Claudia Zonghetti), al punto da aprire così le ultime pagine intitolate Ho paura o non ho paura?:

Mi dicono spesso che sono pessimista, che non credo nella forza della gente, che ce l’ho con Putin e non vedo altro.

Vedo tutto, io. È questo, il mio problema. Vedo le cose belle e vedo le brutte. Vedo le persone che vogliono cambiare la propria vita per il meglio ma che non sono in grado di farlo, e che per darsi un contegno continuano a mentire a se stesse per prime, concentrandosi sulle cose positive e facendo finta che le negative non esistano.

 

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Anna Politkovskaja spiega apertamente perché trova pericoloso e controproducente quest’atteggiamento di nascondersi le cose negative:

Per il mio sistema di valori, è la posizione del fungo che si nasconde sotto la foglia. Lo troveranno comunque, è praticamente certo, lo raccoglieranno e se lo mangeranno. Per questo, se si è nati uomini non bisogna fare i funghi.

Anna Politkovskaja: «Il potere è solo un modo per far soldi»

Ed ecco che immediatamente comincia a spiegare quali sono queste cose negative che non dovremmo nasconderci, che i russi dovrebbero cominciare ad affrontare:

Non riesco a rassegnarmi nemmeno alle previsioni demografiche – ufficiali, tra l’altro, del Comitato centrale di statistica – fino a tutto il 2016. Nel 2016 io potrei anche non esserci, come molti altri della mia generazione, ma ci saranno i nostri figli e i nostri nipoti. E davvero non ci vogliamo curare di come e dove vivranno? Se saranno o non saranno vivi?

 

Le ragioni di questa preoccupazione per il futuro della Russia e dei russi risiedono in ciò che scrive immediatamente dopo:

Molti sembrano non darsene pensiero. Ma se questa politica e questa economica (che è sempre una derivazione della politica) dovessero perdurare, nei prossimi quindici anni i russi saranno 5 milioni e 300 000 in meno. E questa è la previsione «ottimistica»: nel 2016 saremo 134 milioni e 800 000.

Ce n’è anche una pessimistica. Non viene sbandierata, ma con qualche insistenza ce la si può procurare. È quella che mi interessa di più, perché costringe a pensare, a spremersi le meningi per cambiare la situazione affinché così non sia, senza restarsene accucciati sotto una foglia in stato vegetativo, in attesa del vento.

I «pessimisti» dicono che saremo 128 milioni e 700 000. Che moriranno milioni di poveri privi di assistenza sanitaria – ora a pagamento. Che i giovani moriranno soldati. Perché nel nostro esercito si muore. Con o senza guerra, chi non sta dalla parte giusta verrà fatto fuori o spedito a marcire (morire) in galera.

 

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Politkovskaja individua anche delle precise responsabilità per ciò che sta succedendo e per ciò che era previsto accadesse in Russia nel 2016 (lei scrive tra il 2003 e il 2005):

Questo, se tutto resta com’è. Se non ci combatterà la miseria in modo efficace. Se il livello della sanità pubblica e lo sprezzo dell’ecologia resteranno quelli che sono. Se la lotta all’alcolismo e alla droga non sarà un proposito di tutto il paese. Se non finirà la guerra nel Caucaso del Nord. Se non cambierà un sistema di assistenza sociale umiliante che consente di sopravvivere, non di vivere in modo decoroso, mangiando come si deve, andando in vacanza, facendo sport…

Anna Politkovskaja: «Il potere è solo un modo per far soldi»

Ed è qui che Anna Politkovskaja sferra un duro attacco al potere, vale a dire al governo russo:

Per il momento non si vedono cambiamenti. Il potere rimane sordo a ogni «segnale d’allarme» che viene dall’esterno, dalla gente. Vive solo per se stesso. Con stampato in faccia il marchio dell’avidità e del fastidio che qualcuno possa ostacolare la sua voglia di arricchirsi. Lo scopo è far sì che nessuno glielo impedisca: la società civile va calpestata e la gente convinta giorno dopo giorno che opposizione e opinione pubblica si nutrono al piatto della CIA, dello spionaggio inglese, israeliano e finanche marziano, oltre che alla ragnatela globale di Al-Qaeda…

 

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Accusa che prosegue, in modo preciso e netto, senza sconti né possibilità di redenzione:

Oggi come oggi il potere è solo un modo per far soldi. E basta. Del resto non ci si cura.

Se qualcuno ha la forza di godersi la previsione «ottimista», faccia pure. È certamente la via più semplice. Ma è anche una condanna a morte per i nostri nipoti.


Per la prima foto, la fonte è qui.

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