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“A volte una bella pensata”, finalmente tradotto un capolavoro degli anni Sessanta

“A volte una bella pensata”, finalmente tradotto un capolavoro degli anni SessantaLa casa editrice Black Coffee pubblica per la prima volta in Italia A volte una bella pensata (2021 – traduzione di Sara Reggiani) di Ken Kesey, scrittore ben noto negli Stati Uniti ma di cui in Italia è uscito soltanto il romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo, pubblicato per la prima volta nel 1962 e frutto di un periodo di lavoro presso un ospedale psichiatrico, ma tradotto soltanto quattordici anni dopo, a seguito del grande successo della trasposizione cinematografica diretta da Milos Forman e magistralmente interpretata da Jack Nicholson. Anche da A volte una bella pensata era stato tratto un film (uscito nel 1971 col titolo Sfida senza paura), diretto e interpretato da Paul Newman, ma il romanzo ha continuato a essere ignorato dall’editoria italiana fino a oggi.

Si tratta di un’opera unica e molto difficile da inquadrare. Ken Kesey utilizza ben 841 pagine per raccontarci le vicende di una famiglia di testardi boscaioli dell’Oregon, lo stato in cui era cresciuto nella parte nordoccidentale degli Stati Uniti, dove piove spesso e alcuni grandi fiumi scorrono tra i boschi fino a buttarsi nell’Oceano Pacifico.

 

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Qui Henry Stamper vive in una casa costruita a ridosso dell’argine di un fiume, nonostante il pericolo costante rappresentato dalle frequenti piene che rischiano ogni volta di devastargli la proprietà. Ha passato la vita a fare il tagliaboschi, come gran parte dei suoi numerosi parenti sparsi nella zona e ora, anziano e acciaccato ma sempre battagliero, vive con il figlio maggiore Hank, che ha ereditato la sua cocciutaggine, e la nuora Viv. Quando il sindacato promuove uno sciopero per opporsi alle condizioni imposte dalle aziende che acquistano il legname, gli Stamper continuano a lavorare, chiamando a raccolta i parenti per portare a termine l’impresa di consegnare in tempo una grossa quantità di tronchi che devono essere abbattuti e fatti scendere lungo il fiume. È allora che decide di tornare a casa Lee, il figlio che Henry aveva avuto da un secondo matrimonio e che la madre dodici anni prima aveva portato con sé a New York dopo il divorzio. Lee è carico di rancore nei confronti del padre e del fratello maggiore, che ritiene responsabili del crollo psichico della madre, che nonostante la fuga all’Est aveva finito per suicidarsi: del resto, è cresciuto in un altro mondo, studia (sia pure svogliatamente) all’università e sembra non avere nulla in comune con una famiglia di rudi boscaioli. Eppure, scegliendo di tornare a vivere con loro, Lee finisce per scoprire molte cose su di sé e sul resto della famiglia, fino a mettere in discussione i suoi propositi di vendetta.

“A volte una bella pensata”, finalmente tradotto un capolavoro degli anni Sessanta

Impossibile dire di più sulla trama di un romanzo molto complesso: Ken Kesey, che negli Stati Uniti è considerato una sorta di collegamento fra gli scrittori della Beat Generation e il movimento hippy, ha avuto una vita più romanzesca di quella dei suoi personaggi, partecipando tra l’altro negli anni universitari a una sperimentazione, finanziata dalla CIA, sugli effetti di alcune sostanze psicoattive, tra cui l’LSD, la cocaina e la mescalina. Oltre ad aver scritto testi su queste esperienze, è più che probabile che ne abbia fatto largo uso durante la stesura di questo romanzo (come viene ipotizzato anche nella bella introduzione di Marco Rossari), avvenuta mentre Kesey viveva in un quartiere di La Honda, in California, in una comunità piuttosto eterogenea dove erano frequenti feste chiamate “Acid Tests” in cui tutti i presenti assumevano LSD.

“A volte una bella pensata”, finalmente tradotto un capolavoro degli anni Sessanta

Di sicuro lo stile di Kesey è impossibile da definire secondo i canoni tradizionali, perché in grado di passare in modo fulmineo da una lirica descrizione della natura nel selvaggio Oregon ai toni farseschi di un’animata discussione nel bar del paese.

 

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Il punto di vista della narrazione cambia di continuo, anche più volte nell’arco della stessa pagina, posizionandosi accanto a uno o all’altro dei personaggi: l’alternanza è così serrata da richiedere un discreto sforzo da parte del lettore per non perdere il filo e per comprendere esattamente chi stia compiendo un’azione o esprimendo un pensiero, come se Kesey ricreasse sulla carta i dialoghi che improvvisava da giovane quando si esibiva come ventriloquo.

Romanzo epico, commedia effervescente, potente esercizio di scrittura, A volte una bella pensata non è certo un romanzo di facile lettura, ma una volta compresi i suoi meccanismi è difficile metterlo da parte finché non si è arrivati alla parola “fine”.


Per la prima foto, copyright: Dan Meyers su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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