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    Gio, 01/04/2010 - 08:22
    Sul+Romanzo_Jack+London.jpg

    Di Paolo Melissi



    Il Jack London che scrive nove articoli pubblicati su “Cosmopolitan” e che, in seguito, confluiranno nel volume La strada non sono gli scritti di un camminatore ma di un vagabondo. Si tratta infatti di scritti relativi al periodo in cui lo scrittore, a soli diciotto anni, attraversò in lungo e in largo gli Stati Uniti camminando a piedi e saltando su treni merci di passaggio, elemosinando per mangiare e finendo anche in carcere per un mese.


    Nel libro, appena pubblicato da Castelvecchi per la cura di Davide Sapienza, i ricordi di vita sulla strada si uniscono alle istruzioni per l'uso, alla rivisitazione degli espedienti per sfuggire ai pericoli di un interrogatorio della polizia, per riuscire a ottenere qualcosa da mangiare da una famiglia di pacifici contadini, o per evitare il pericolo più grande, quello di...
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    Mer, 17/03/2010 - 11:38


    di Paolo Melissi

    Due tendenze, apparentemente distanti l'una dall'altra, sembrano confluire nella scrittura di John Millington Synge (1871 - 1909): una tendenziale propensione al camminare e al vagabondaggio e uno sguardo che oggi potremmo anche definire antropologico.

    Scrittore e drammaturgo irlandese, Synge si trasferì a Parigi, dove incontrò Yeats, la cui amicizia divenne per lui un costante punto di riferimento. E fu Yeats a spingerlo a soggiornare nelle isole Aran, per studiare il gaelico e nella convinzione che dall'osservazione della vita concreta potesse sbocciare una vera ispirazione. Il tempo trascorso sulle isole, trasformatosi in seguito nel libro Le isole Aran, dice chiaramente dell'interesse di Synge per la vita del popolo irlandese, per le sue tradizioni (storie di fantasmi e fate, feste, canzoni, abitudini quotidiane), per la sua storia anche minuta.

    Vagabondo in Irlanda è, in questo senso, l'opera in cui più compiutamente il binomio camminare/sguardo antropologico si realizza. Come nel caso delle Aran, si tratta in primo luogo di diari, di cronache...






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    Mer, 03/03/2010 - 12:06
    Nell'agosto del 1992, quando i giorni della canicola erano ormai alla fine, mi misi in viaggio a piedi attraverso la contea di Suffolk, nell'Inghilterra orientale, nella speranza di riuscire a sottrarmi al vuoto che sempre mi invade dopo aver concluso qualche lavoro di un certo rilievo.
     
    È l'incipit de Gli anelli di Saturno, di Winfried Maximilian Sebald, e anche l'inizio di un mettere su carta i ricordi di quel lungo viaggio a piedi (il sottotitolo è Un pellegrinaggio in Inghilterra) stando, dopo un anno da quell'estate, nel chiuso di una stanza d'ospedale a Norwich.
    Ma non si tratta di un libro di viaggio (a piedi) tout court: il viaggiare a piedi sembra diventare uno spostamento continuo e contemporaneo su due piani: il suolo dei luoghi percorsi, contenitori di vestigia, monumenti, abitazioni, musei che, a loro volta, innescano il viaggio immateriale della reverie, l'esplorazione di mondi concatenati, la rammemorazione di storie, vita, gesta, eventi.
    La macchina che si mette in moto con l'andare delle gambe procede per assorbimento e per saturazione, raccoglie instancabile, osserva, si fa occhio e trattiene, rielabora, collega e sviluppa.
     
    Un esempio:
    ...
  • Tipo: Blog
    Mer, 17/02/2010 - 11:49

    Un viaggio a piedi, per prima cosa, significa liberarsi di tutto il superfluo. Ovvero, prevede un carico minimo, essenziale, strettamente indispensabile per poter affrontare la strada.

     
    Werner Herzog prima di partire prese una giacca, una bussola, una sacca con dentro lo stretto necessario, e un quadernetto su cui annoterà il viaggio, le cui pagine diventeranno poi, a distanza di alcuni anni, il libro Sentieri di ghiaccio. Gli stivali erano nuovi e solidi, poteva contare su di loro. Partì il 23 novembre 1974 da Monaco per raggiungere Parigi: aveva saputo che l'amica Lotte Eisner era gravemente malata e probabilmente sarebbe morta. Il regista si era detto che no, non poteva essere, almeno non in quel momento, non si doveva permettere che morisse. Così partì a piedi per raggiungerla.
     
    ...
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    Mer, 03/02/2010 - 10:19
    Sul+Romanzo+george+perec.jpg

    Di Paolo Melissi



    Un riflesso evidente di un'idea del camminare intesa come momento di affermazione o di ricerca identitaria, compare di continuo nelle pagine del terzo romanzo breve di Georges Perec. Un uomo che dorme, scritto nel 1967, che vedrà anche una versione cinematografica (con il regista Bernard Queysanne).


    Potrebbe dirsi il racconto di una deriva, di un autoannientamento per non essere annientato, di un protagonista che alterna lunghi momenti di stasi ad altrettanto lunghi vagabondaggi. Il libro, in cui unico personaggio vive in una zona della città in cui visse lo stesso Perec, è anche il racconto di una deriva inscritta in uno spazio in cui il camminare/esplorazione ricollega tra loro luoghi della città, che spinge all'esplorazione. L'atto del camminare si connota come riposta al disagio individuale, lo spazio non è...
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    Mer, 20/01/2010 - 11:11
    Walser.jpg

    Di Paolo Melissi



    Carl Seeling, autore di Passeggiate con Robert Walser, e W. G. Sebald in Il passeggiatore solitario, ci restituiscono un profilo dello scrittore svizzero in cui la cifra costitutiva della personalità sembra essere la “sospensione” e il “distanziamento”.



    Walser non ebbe mai una residenza stabile, né era in possesso di arredi e oggetti personali, e mai nemmeno libri, di solito presi in prestito. Né mantenne i rapporti con i suoi due fratelli. Non avrebbe lasciato traccia di sé, fatta eccezione per la sua produzione letteraria, se non fosse stato al suo fianco Carl Seeling, suo tutore e compagno di viaggio. Perché camminare fu per Walser una dimensione parallela alla scrittura, e omologa: in entrambe si immerse sempre con dedizione contraria a ogni altra sua azione.



    Lo...

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