Interviste scrittori

Come scrivere un romanzo in 100 giorni

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Tutti i contenuti di Debora Vagnoni

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    Mar, 31/01/2012 - 09:36

    La scena perdutaForse ognuno di noi ha una scena perduta. Come la interpreta Yehoshua nel suo romanzo (tradotto da Alessandra Shomroni) però: un momento che ci ricorda e ci ossessiona. Vorremmo tornare lì, in quell’interstizio spazio-temporale, ma se anche potessimo, ne cambieremmo qualcosa? Il tempo, in questo romanzo, è solo apparentemente lineare. All’inizio ci troviamo a Santiago di Compostela, dove Yair Moses, un regista israeliano, è stato invitato per presenziare ad una retrospettiva organizzata in suo onore. Ad accompagnarlo c’è Ruth, l’attrice dei suoi film: entrambi sono uniti dal passato comune, da una relazione di affetto, attrazione e autonomia reciproci. Il tempo percepito dal lettore. Un tempo che sembra fermarsi per sempre a Santiago di Compostela, perché Yehoshua accompagna il lettore nel racconto dettagliato dei film di Moses, e affonda la penna nelle emozioni inaspettate con cui l’anziano regista dovrà fare i conti. Perché ad ogni visione riaffiorano le situazioni da cui è nata la regia, ritornano a distanza i rapporti tra regista e attori e, soprattutto, il connubio ormai troncato con uno sceneggiatore, un certo Trigano: «Per un istante Moses è inorridito nello scoprire che lo sceneggiatore con cui ha rotto i ponti così tanti anni fa è...

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    Gio, 22/12/2011 - 11:44

    LetteraturaMi sono sempre chiesta perché la scuola abbia talvolta il sinistro potere di trasformare passione e creatività in pratiche routinarie di cui a stento è difficile individuare il senso originario. Nessuno riesce ad esserne immune del tutto: non solo gli studenti ma anche gli insegnanti stessi, magari a fasi periodiche, alternano momenti di illuminata motivazione ad altri, più lunghi e scuri, di ripetitività neghittosa quanto inconsapevole.

    Certamente concorrono dati oggettivi: la parcellizzazione delle materie, ad esempio. La cattedra di Lettere, per riferirmi ad un caso che conosco, sebbene corrisponda a un unico docente, è divisa alle medie inferiori e superiori in tanti rivoli, necessari e separati tra loro da invisibili paratie: grammatica, epica, antologia, etc. Questo significa che l’insegnamento dell’italiano passerà per comodità e chiarezza attraverso questi canali, dovendo per forza dare forma e contesto ad un sapere così ricco; purtroppo il più delle volte succede che per facilitare si faccia in realtà più confusione, cosicché lo studente di terza media non si spiega come il Manzoni letto ieri sul libro di Letteratura (quando non lo definisce ancora di Epica) possa ritornare domani, sebbene sotto altre forme, sul testo di...

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    Mer, 12/10/2011 - 11:26

    Fred VargasMi piace, a volte, rimanere nelle categorie rassicuranti del giallo classico. Conan Doyle, per esempio. E ancora di più Agatha Christie, regina di quei delitti che avvengono nelle lussuose mansions come nei cottages della provincia inglese, che sanno di piccoli giardini ben tenuti, domestiche inamidate e cioccolatini avvelenati. Dove una vecchietta dall’aria mite e svanita riesce ad essere talvolta più inquietante dell’assassino stesso, e giunge alla risoluzione del caso con il suo sistema comparativo, vale a dire paragonando sue vecchie conoscenze ai personaggi del delitto in questione. E gli appassionati del genere sanno probabilmente quanto la Christie amasse Miss Marple, e avesse finito invece per detestare Poirot, tanto da farlo sparire prematuramente nel romanzo Sipario, a dispetto del pubblico più affezionato.

    In ogni caso, con loro puoi sempre contare su un bel caminetto acceso, un finale rassicurante che punisca il colpevole, su qualche “buono” che goda di un meritato risarcimento, e soprattutto sul fatto che il delitto non rimanga mai impunito.

    Con Fred Vargas le cose, invece, cambiano di molto. Se la Christie si faceva appena sfiorare dalle novità e dalle inquietudini della “...

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    Gio, 22/09/2011 - 10:36

    Il doppioNon riuscivo a far combinare ciò che mi era successo e che ancora mi fa soffrire con la trama che avevo immaginata. Sono troppo angosciato e non posso inventare nulla, neanche mascherare i miei ricordi e i miei rimorsi. Posso soltanto confessarmi. Ecco tutto.” […]…avevo bisogno di raccontare non soltanto a un amico ma perfino a me stesso, raccontare questa serie di avvenimenti che ricordo e ripenso senza tregua, come un peso, come una montagna sul cuore, che mi schiaccia. E raccontare è l’unico sollievo.

    In queste parole, che Soldati attribuisce al personaggio di Harry nel romanzo Le lettere da Capri, mi sembra di vedere proprio una dichiarazione di poetica di Soldati stesso. Vale a dire nella necessità e nella capacità che questo scrittore ha avuto di raccontare se stesso parlando di altri, di dire Io usando la Terza persona. E non è casuale questa modalità, ovviamente, perché è come se in un certo modo Soldati raccontasse sempre fatti e pensieri ad un interlocutore immaginario, che è poi un altro se stesso. Perché in buona parte dei suoi racconti e romanzi, la cifra stilistica del doppio ricorre quasi ossessivamente.

    L’ossessione si fa chiara a partire forse da un romanzo breve del 1957, Il vero...

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    Mar, 06/09/2011 - 08:53

    Mario SoldatiOre dodici e trenta di una mattinata invernale. Fuori tira un freddo secco da febbraio romano, ma l’aula è calda di termosifoni e respiri. Venticinque 13-14enni, le gambe troppo lunghe sotto i banchi da bambini, aspettano che passi quell’ultima ora del venerdì.

    Ma alla prof di italiano piacciono le sfide. Ha scelto uno stralcio di un racconto di Mario Soldati, intitolato Specchi e spettri. Sa già che la sfida è dura: Mario Soldati contro la tentazione di sbirciare sul display del cellulare nascosto nell’astuccio; una pagina scritta versus le fantasie apparentemente infinite del nuovo modello della Wii, che li aspetta al varco come le sirene di Ulisse. Sogni e fantasie di un gruppo di adolescenti stretti per sei ore al giorno in uno spazio chiuso, in cui spesso si sentono come il Conte di Montecristo nel castello di If.

    Insieme iniziano a leggere.

    “Noi abbiamo una piccola casa, su in Borgo Vecchio. A giugno ci veniamo sempre. A giugno la montagna è meravigliosa. Ma d’inverno è troppo complicato, non c’è riscaldamento. Così veniamo in questo vecchio albergo. Non è bello, ma è tanto comodo, e io lo adoro.”

    Non sanno niente questi studenti...

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    Gio, 18/08/2011 - 09:11

    The Butterfly BallRiprendo qui un filo ininterrotto (nella mente e nella scrittura) che parte dalla riflessione intitolata La memoria e il ricordo, risalente al febbraio scorso.

    Prendo spunto da una lettura di questi giorni. Nella bellissima Introduzione di Giacomo Jori alle Storie di spettri di Mario Soldati trovo:

    “Non sarà un caso che due degli autori della letteratura italiana più competenti e hantès dagli spettri, il Tasso e Mario Soldati, siano entrambi, a secoli di distanza, allievi dei gesuiti, se la spiritualità e la pedagogie ignaziane istruiscono ad abitare la psiche per sostituire gli spettri, l’”idolo” o immagine mentale, che coincidono col nulla, con la realtà viva della Reincarnazione.”

    Che sarebbe poi “quel bisogno tragico di liberarsi – che è fatalmente tradire – dai retaggi ancestrali, dalle inerzie dei riti e delle nevrosi sociali, che si trasformano, appunto, in idoli, in destini bloccati, in “spettri” (p. IX).

    Ecco. A volte...

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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