Tutti i contenuti di Davide Ecatti
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Tipo: BlogMar, 13/03/2012 - 08:21
Ricordo ancora le occupazioni a scuola e all’università. Spesso le attività istituzionali venivano interrotte e cominciavano riunioni, votazioni, delibere affidate all’organo costituito per l’occasione: consigli, comitati, assemblee. Così la scuola e l’università si trasformavano in luoghi pronti ad accogliere le idee più innovative, i pensieri più capaci di interpretare il futuro.Era il fermento di giovani intellettuali, di squadre di ragazzi impegnati a garantire l’ordine. Ognuno aveva un compito: sorveglianza, organizzazione delle attività, volantini, comunicati per presidi e organi di stampa. L’entusiasmo e lo spirito d’iniziativa sembravano il segno di nuovi ideali che non avrebbero tardato a cambiare il mondo. Quasi ogni anno queste occupazioni si ripetono. C’è sempre una riforma dell’istruzione da contestare, un governo da criticare, una tassa da rifiutare. Qualche tempo fa, ebbi l’occasione di assistere di nuovo ad una di queste assemblee. Il clima era lo stesso. Grandi proclami, una certa confusione generale ma lo stesso fermento di idee. Chiedendo informazioni sui motivi delle occupazioni in corso in quei giorni all’università e nelle...
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Tipo: BlogLun, 23/01/2012 - 10:10
In una serata affollata del circolo letterario fiorentino la professoressa Barbara Di Noi, germanista, già docente nelle università di Pisa e Firenze, ha parlato di Franz Kafka, uomo e scrittore.
Professoressa Di Noi, nei suoi due ultimi libri dedicati a Kafka («In verità non so nemmeno raccontare...» Memoria e oblio nella narrativa di Franz Kafka, Biblion 2009 e Discorso sulla lingua yiddish. I guardiani della cripta, Biblion 2011), viene studiato quel profondo e complicato rapporto tra vita e scrittura che accompagnò Kafka per tutta la vita. Si può parlare nel caso di Kafka di scrittura come sofferenza?
Per Kafka la scrittura era una tortura. Era nel contempo la colpa di cui si era macchiato nei confronti dell'etica, intesa come obbligo di fondare una famiglia e di radicarsi nella comunità, ma al tempo stesso era la scrittura medesima a configurarsi ai suoi occhi come il Tribunale dinanzi al quale legittimare la propria esistenza di esteta. Sotto quest'aspetto è innegabile la profonda influenza di Kierkegaard. Ma più che di un'influenza di tipo meccanico, bisognerà pensare a una profonda affinità destinale, di una consonanza. Senza dimenticare che Kafka possiede pur sempre l'ingenuità e la forza...
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Tipo: BlogLun, 02/01/2012 - 09:20
Forse una volta le citazioni erano un dono dell'uomo di cultura, un concentrato di sapienza e morale, una finestra da aprire nella mente per fare entrare l’aria della curiosità intellettuale e far respirare il pensiero in attesa di nuove prospettive umane. Così il “conosci te stesso” di Socrate, spuntava dalla bocca del sapiente di turno seguito dal “ciò che è reale è razionale” di Hegel e giungeva poco dopo “la religione è l’oppio dei popoli” di Marx. Ma cosa è veramente o cosa dovrebbe essere una citazione? Se è del tutto fine a se stessa allora si riduce a vuoto nozionismo. E tuttavia può costituire anche qualcosa di molto positivo. Questo accade quando rappresenta l’inizio di una dialettica che spinge chi l’ascolta ad approfondire il senso profondo di una frase. A mio parere una citazione dovrebbe soprattutto creare la motivazione per ricostruire intorno ad alcune parole famose il contesto da cui sono state tratte. Come una fessura da cui esce un bagliore che spinge a scoprire l’origine della luce. Ma forse stiamo assistendo ad un fenomeno strano. La citazione spesso è usata in quanto tale e chi la usa riduce la complessità culturale da cui proviene fino a farla coincidere con una formula appena buona alla soddisfazione di una battuta. Non è più il...
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Tipo: BlogLun, 21/11/2011 - 08:53
Per parlare di screenwriting Elizabeth Clegg mi ha dato appuntamento un pomeriggio a Londra, nella sede del Bafta (British Academy of Film and Television Arts) al 195 di Piccadilly Street.Armato di portatile e blocco note, moderno e antico, profano e sacro, mi sento appena intimorito davanti al portone austero e scuro. Il modo di entrare è un po’ inconsueto, ma affascinante. Nessun citofono o campanello. Si preme un pulsante e le due ante del portone si aprono in avanti in silenzio, accolgono il visitatore e si richiudono alle sue spalle, seguendo un movimento dal sapore magico, capace di camuffare o nascondere le quotidiane e consuete tecnologie: sensori e telecamere di sicuro sempre all’opera in ogni angolo. L’ambiente è di un'eleganza unica e raffinata. Salgo le scale osservando specchi maestosi che amplificano lo spazio, proiettando, generosi, luce più volte riflessa sulle pareti bianche, i gradini di marmo, le maniglie di metallo color oro. Al banco del primo piano un signore e una signora eleganti in abito scuro mi sorridono. Ho l’impressione che nessuno sia inatteso in questo luogo. Mi presento e mi indicano di proseguire al secondo piano dove trovo una grande sala arredata con poltrone e divani disposti intorno a tavolini di legno scuro...
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Tipo: BlogMar, 18/10/2011 - 11:26
Negli ultimi secoli le certezze dell'uomo hanno dovuto sopportare colpi tremendi.Il primo e terribile fu inferto dalla Rivoluzione Copernicana. L'illusione di essere al centro dell'universo e di esprimere e rappresentare con la propria stessa esistenza, il fine ultimo del creato, cadde miseramente, davanti alla nuova concezione del mondo: la Terra non è che un globo, come tanti altri, in perenne orbita intorno al Sole, vero centro di tutto.
Il secondo grande colpo all'orgoglio e alle certezze dell'uomo giunse da Charles Darwin. Prima della sua teoria sull'evoluzione, l'uomo poteva ancora pensare di essere stato creato con le sembianze fisiche e le doti intellettuali di cui dispone al tempo presente. E invece noi non siamo altro che il risultato dell'evoluzione. Discendiamo dalle scimmie, siamo stati ominidi alle prese con la scoperta del fuoco, siamo stati goffe creature pelose a fatica capaci di mantenere la posizione eretta. E alla fine siamo diventati i padroni del mondo. E credevamo di poterlo essere per diritto divino, per il destino privilegiato che eravamo sicuri di meritare.
Una terza ferita alla convinzione dell'uomo di essere del tutto padrone di se stesso è stata inferta da Freud. La psicoanalisi ci...
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Tipo: BlogMar, 27/09/2011 - 11:26
Qualche giorno fa i collaboratori di Sul Romanzo sono stati chiamati a pronunciarsi su un problema posto da un collaboratore che ha riferito di alcune correzioni inserite dal coordinatore del suo gruppo su un suo articolo per il blog. L’articolo risultava, secondo l’autore, modificato in modo sostanziale tanto da incidere sul senso complessivo delle sue parole. Una povera virgola, spostata, eliminata, aggiunta era tra i protagonisti della disputa. La sua presenza, assenza o fuga in qualche anfratto del discorso incideva troppo sul significato del testo.Ho seguito il dibattito scorrendo i messaggi di posta elettronica giunti uno dietro l’altro ad arricchire di osservazioni e idee tutta la questione. Non è mia intenzione ripercorrere ogni dettaglio. Mi piace sottolineare che ho ricevuto l’impressione di una grande vitalità del blog. Certo, siccome anch’io sto scrivendo per Sul Romanzo, il rischio è di lodare me stesso.
Voglio correre questo rischio, cogliendo l’occasione per riflettere su come funziona e in che cosa consiste l’attività di editing, scegliendo un punto di vista molto particolare, quello della persona che ama scrivere e che scrivendo, spesso è portato a chiedersi quali potrebbero essere i punti deboli,...
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