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  • Autore: Morgan Palmas
    Gio, 18/06/2009 - 10:58
    L’intento di ieri era presentare un testo e fare concentrare chi legge sulle debolezze della scrittura. Sulla base delle lezioni fatte finora quante ne avete trovate? Se vi dico che ce ne sono più di venti vi stupisce? Più tardi farò un commento a questo post per evidenziarli.
    Ora, voglio subito passare ad altro: il confine diafano fra realtà e fantasia potremmo chiamare la lezione di oggi.
    L’utilizzazione della tecnica che vi presenterò mostra un sofisticato mezzo letterario per stupire il lettore, per farlo tornare bruscamente nella realtà, per renderlo ancor più curioso di comprendere il senso della storia narrata.

    Immaginate di raccontare la spesa al supermercato di una signora con il figlio di due anni, carica sul carrello un pacco di biscotti, prende il sale, saluta un’amica, la fate poi arrivare alla cassa, esce e trova il suo ex marito che l’aveva lasciata andandosene con un’altra, vanno a prendere un caffè, lui gioca con suo figlio che non vedeva da circa un anno, parlano, ridono, lei piange, si abbracciano. Poi, d’improvviso...



  • Autore: Morgan Palmas
    Mer, 17/06/2009 - 10:36

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Mi piacerebbe rispondere come Giulio Mozzi (ebbene sì, mi sono letto le altre interviste già pubblicate...) e cioè che mi sono accostato per la prima volta alla scrittura a sei anni, iniziando le elementari, ma comprendendo il senso della sua domanda le risponderò invece che ho iniziato a scrivere - diciamo per ragioni lontane dall'obbligo scolastico - a 21 anni, collaborando con un giornale di provincia. Da allora ho proseguito lungo quella strada e col tempo sono riuscito a entrare nella redazione di una rivista (“Altreconomia”) che è diventata la mia prima vera scuola di scrittura, oltre che il lavoro con cui mi sono mantenuto per sette anni. Questa esperienza mi ha permesso di svolgere il praticantato giornalistico e, sostenuto l'esame di Stato, di diventare giornalista professionista. Quanto alla scrittura narrativa, come molti appassionati lettori ho provato già da ragazzino a buttar giù dei raccontini (poco più che incipit, in realtà) senza mai terminare nulla. Intorno ai vent'anni ho scritto racconti “completi” che hanno, per fortuna, preso la via del cestino della carta straccia e di cui non esiste più copia. Quello che considero il mio mio primo “vero” racconto, invece, l'ho iniziato alla fine del 2002 per partecipare a un concorso indetto proprio da Giulio Mozzi per il suo bollettino elettronico “Vibrisse”. In palio, oltre alla...

  • Autore: Morgan Palmas
    Mer, 17/06/2009 - 10:15
    Primo quarto delle cento lezioni, oggi vi propongo una cosa diversa, vediamo se eravate attenti.
    Leggete una breve parte d’un racconto e sulla base di quanto avete assimilato, sferrate un attacco, distruggetelo di critiche, individuate gli errori.
    Dovete divenire consapevoli delle vostre capacità letterarie.
    Ho scritto questo racconto qualche anno fa (in fase ribelle), l’ho infarcito ora di debolezze affinché voi possiate divertirvi a trovarle. Domani svelerò il mio punto di vista, intanto voi trovate, ripeto, le debolezze.
    Se osservate gli errori altrui vi abituate a trattare anche il vostro romanzo con un certo distacco necessario.


    Era un pomeriggio qualunque, stavo ascoltando De Andrè, cercando di non pensare; vezzeggiato dalle magiche parole del cantautore, perchè a volte è necessario non pensare, perchè capita di non voler vivere riflettendo, mi guardai nello specchio che avevo giusto davanti a me, ero lì. L’effetto immediato e dirompente fu di girarmi, mi vergognavo. Non mi riconoscevo....







  • Autore: Morgan Palmas
    Mar, 16/06/2009 - 07:43

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Credo che il desiderio di scrivere scatti per una necessità interiore. Per un bisogno di ritrovarsi o semplicemente di liberare una parte di noi stessi adombrata dall’esteriorità. Io, come tanti altri, da bambina amavo scrivere. Componevo qualche poesia, ma ciò che più mi attraeva era la realtà vista da me. Infatti decisi di fare la giornalista. A diciotto anni iniziai la mia gavetta, imparai moltissimo dai miei maestri di allora, e divenni padrona di un tipo di scrittura che era la comunicazione della vita.

    Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

    Dovrei iniziare con una lunga dissertazione su come si fa giornalismo oggi. Sarebbe noioso e ripetitivo. Ma quando io iniziai il mio mestiere le assicuro che la creatività era importante. Creatività non certo intesa come invenzione della notizia, ma del modo in cui usare le parole giuste per rendere l’idea di un fatto. E talvolta bastano le virgolette aperte, una parola, una notazione per rendere l’idea. Il giornalismo che io ho imparato alla mia epoca era un mestiere da gatti. Con le vibrisse sempre in azione. Il che si traduceva, per chi aveva queste doti, in una bella scrittura. Non a caso grandi scrittori sono passati attraverso il giornalismo, penso a Buzzati...





  • Autore: Morgan Palmas
    Mar, 16/06/2009 - 07:31
    Lezione lunga oggi, il sesso è uno degli argomenti su cui non si scherza, sesso? Sì, il mondo dell’eros. Esempio subito.

    “Un uomo! Questo bramava. Un uomo con qualcosa fra le gambe che le facesse il solletico, che la facesse torcere nell’orgasmo, la portasse ad afferrarsi la fregna cespugliosa con tutte e due le mani, a strofinarsela con gioia, con orgoglio, con vanto, con un senso di rapporto, un senso di vita. Quello era l’unico posto in cui facesse esperienza di vita: laggiù dove si aggrappava con ambedue le mani”.
    [“Tropico del Cancro” di Henry Miller]

    Immagino qualche femminista vecchio grido leggere la parola “fregna” o qualche uomo gradasso sorridere compiaciuto. Pausa, fermi. Se volete imparare a riflettere sulla materia letteraria per migliorare le vostre qualità di scrittura, dovreste, almeno in una prima fase, abbandonare morali e moralismi, altrimenti si rischia di non capirsi.
    L’approccio all’eros di Miller è crudo e diretto, non vi sono dubbi. Osservate un altro esempio.

    “Le labbra di Giorgio divenivano...







  • Autore: Morgan Palmas
    Lun, 15/06/2009 - 10:36

    Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

    Ho cominciato a scrivere a ventisette anni. Allora leggevo già molto, anche se ancora non quanto oggi. Un giorno chiusi il libro che avevo fra le mani, non ricordo quale, accesi il PC e scrissi un racconto per pura urgenza. Mi venne voglia di farlo e lo feci, semplicemente. Lo vomitai fuori in circa mezz’ora senza davvero capire cosa mi stesse accadendo. Un caso fortuito, quindi: qualcosa si accese in testa ed io ubbidii. Probabilmente dipese anche dal fatto che avessi smesso di suonare da poco, avevo alle spalle anni da tastierista al seguito di gruppi non proprio promettenti, forse mi ero inconsciamente messo alla ricerca di forme più solitarie di espressione.
    Quel primo racconto mi sorprese così tanto che pensai di continuare. Ne nacque una raccolta. E poi il primo romanzo, rigorosamente inedito.
    In seguito ho frequentato un corso e un seminario di scrittura creativa, tenuti rispettivamente da Paolo Aresi e Giulio Mozzi. Ho dedicato ancora più spazio alla lettura, di ogni tipo: classici, contemporanei, saggistica, poesie. Faccio in modo di avere sempre almeno un libro con me, anche in macchina o nel marsupio. Non ho un genere preferito, solo non leggo gialli. L’importante è che quello che leggo mi emozioni. È molto importante, se mi annoio smetto. Vale anche per la scrittura.

    Se consideriamo come estremi l’istinto...





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