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“La stasi dietro il lavello” di Claudia Rusch

La storia della nostra terra tratteggia la nostra esistenza con immagini latenti che il tempo imprime di noi.
I giorni di una vita si susseguono come i fotogrammi negativi di una lunga pellicola e come in una radiografia fotosensibile ci rimangono per sempre impressi il luogo e il tempo in cui nasciamo.

 
“La Stasi dietro il lavello” è storia di breve periodo, la realtà di una donna che vive la quotidianità di una nazione che la storia ha diviso e poi riunito. Una quotidianità lacerata, oppressa, riletta dalla scrittura a tratti ironica e pungente di una bimba diventata donna che sogna la libertà, rinchiusa tra le mura di cinta di un mondo immobile.
 
Berlino, fermata nel tempo e scandita di piccoli fatti quotidiani, scorre davanti agli occhi dei suoi lettori incapaci di comprendere cosa significhi vivere sotto continuo scacco della polizia senza poter fuggire altrove.
 
Una scrittura con la forza vitale della testimonianza che rende vivide e concrete le conseguenze che le scelte politiche possono esercitare sulla vita dell’uomo.
La politica che si specchia nei racconti di Claudia Rusch, è grigia e opprimente. Per nulla lontano dalla vita di tutti i giorni. Il potere incatena e rende schiavo un paese intero.
A leggere i pensieri della Rusch capisci che non è poi così vero che la politica è un fatto degli altri, che non interessa la vita dei più.
La politica ti cambia fin nel profondo, a partire dalle piccole cose che stanno a fondamento dell’esistenza di ogni uomo.
 
“La Stasi dietro il lavello” è un’autobiografia in cui il tempo pare essersi fermato, scandito in piani di sequenza alternati. Storie del passato che influenzano il presente e sono monito per il futuro, come se il potere politico dell’uomo sull’uomo facesse risentire i propri effetti in ogni tempo.
 
Claudia Rusch è nata in Germania negli anni Settanta, da bambina vive su un’isola che si affaccia sul mare scandinavo, è lì che il viaggio inizia a rappresentare per lei il sogno della libertà verso un orizzonte irraggiungibile.
Fin da piccola non capisce perché il suo mondo finisce nel blu, che separa la Germania dalla Svezia.
Quando più tardi si trasferisce a vivere a Berlino con la madre, vede coi suoi occhi la DDR, un punto senza libertà, delimitato dal filo spinato dei soldati di Berlino est. Improvvisamente nella sua vita compare la Stasi, una presenza assidua che condiziona l’esistenza di tutti i cittadini della DDR senza lasciarli mai.
 
Berlino è invasa di scarafaggi, così li chiamano in codice, soldati intenti ad osservarti, come insetti silenziosi insinuati in ogni dove.
Il racconto che dà il titolo al libro nasce da un fraintendimento di parole. Gli scarafaggi di Berlino est sono prima di tutto guardie e solo secondariamente gli insetti comuni a tutti.
 
Quando la protagonista, appena arrivata a Berlino, entra nell’appartamento di un coetaneo che vive in uno studentato a est della città, gli scarafaggi si materializzano davanti a lei in un gioco di parole. Dietro al lavello della cucina del ragazzo s’infratta la vita blindata di un bravo cittadino della DDR.
 
La scrittura della Rusch ti mostra le DDR come in un diario di ricordi, le vicende, vissute e narrate in prima persona, sembrano fotografie immortalate da un resoconto intimo che l’autrice regala al suo lettore. I pochi discorsi diretti tra i protagonisti delle storie servono a rafforzare lo sviluppo di una narrazione della memoria, capace di dimostrare prima ancora che a coinvolgere in storie personali.
 
È il 1989. Per Claudia è l’anno della maturità, per Berlino quello della caduta del muro. La bellezza inaspettata della libertà si nasconde nelle piccole cose. Un succo di banana, il mare caldo del Mediterraneo, la musica che circola libera nell’etere e spira dall’aria d’occidente.
Oltre il varco c’è un universo straniero, Claudia non c’è mai stata, ma lo conosce da sempre. È il suo posto nel mondo.
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