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Scuola e Letteratura – Ernst Robert Curtius

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Di Stefano Verziaggi

Estate, tempo di aggiornamento: Letteratura europea e Medio Evo latino di Curtius

Gli insegnanti, vox populi, hanno tre mesi di vacanze pagate e questa è un’ingiustizia (per tutti gli altri). È buffo osservare che, quando un individuo assurge all’agognato posto di docenza, assume in automatico posizioni difensive sull’argomento: non sono tre mesi, ma due mesi e tre settimane; non sono vacanze perché in realtà siamo in servizio; non sono pagate perché quando sei precario non te le pagano; e avanti di questo passo. Di per sé si tratta anche di argomentazioni efficaci; resta il fatto che una certa disparità di trattamento esiste. Da parte mia, troverei sensato che il tempo estivo fosse dedicato all’aggiornamento; e per quanto posso cerco di provvedere. 

E così ho pensato di dedicare un po’ di tempo alla lettura di un bel mattonazzo quale Letteratura europea e Medio Evo latino di Curtius, che per altro si sta rivelando pure una lettura amena, anche se talvolta la palpebra mi cala.
Per chi non lo sapesse, il che mi sembra più che giustificabile, il lavoro di Curtius costituisce un caposaldo indispensabile per la comprensione dei rapporti tra la letteratura antica e quella medievale, la nascita delle letterature romanze e anche lo studio di un’idea di letteratura europea, priva di barriere nazionali. Insomma: uno di quei tomi che tutti i docenti universitari citano a lezione ma che nessuno osa assegnare come bibliografia, sia per la mole sia per la complessità e vastità. In ogni caso, anche io leggendolo ho fatto i miei pensieri; in particolare, mi sono posto con insistenza una domanda: qual è il livello di applicabilità di conoscenze di questo tipo alla scuola? 

Leggendo Curtius si rimane affascinati dalla complessità del discorso, dalla possibilità di comparare civiltà e letterature lontane, dalla curiosità di opere e personaggi. Una lettura di questo tipo, però, prevede un bagaglio di conoscenze pregresse (saperi naturali, per dirla in lessico didattico) che uno studente di sedici anni non ha. Temo che anche noi insegnanti facciamo fatica a seguire ed apprezzare quanto viene descritto e indagato, non fosse altro che per la vastità degli esempi e per il fatto, non trascurabile, che nel frattempo proprio questo lavoro ha suscitato polemiche, nuovi studi, nuove evoluzioni. Forse, alcuni degli elementi che ormai noi diamo per assodati lo sono grazie a Curtius; ma non è compito della scuola prenderne atto. La complessità del Medioevo letterario deve continuare purtroppo a essere compressa nei limiti dell’orario scolastico, anche per la necessità sempre più impellente del lavoro sulle competenze linguistiche (far scrivere e parlare i ragazzi, e farlo tanto); noi infatti, a differenza dei medievali, non crediamo più che per saper scrivere basti leggere molto.
Tuttavia non sono rassegnato: trovo che questo tipo di letture, così complesse, possano avere un riflesso nelle lezioni in classe; e riguardano in modo specifico l’ottica che l’insegnante di letteratura offre ai suoi studenti. Non si tratta, credo, di citare esempi (ma perché no, forse si potrebbe anche fare); si tratta invece di acquisire, in questo caso, una mentalità specifica. Nel caso di Curtius, quella della comparatistica e quella della persistenza della tradizione classica nella formazione del canone medievale. È purtroppo chiaro che non si potranno dedicare lezioni a Giovanni di Salisbury o alla topica medievale, ma il fatto che l’insegnante conosca anche questi elementi gli/le permetterà di presentare il resto (l’essenziale, il nocciolo) eliminando le facili semplificazioni. Ognuno di questi approfondimenti servirà all’insegnante per creare una trama sempre più fitta, ma sempre accessibile e stimolante per i suoi studenti.
L’aggiornamento estivo degli insegnanti serve proprio a questo; per ora è lasciato alla buona di volontà di ciascuno, in attesa che con coraggio lo si renda in qualche modo più istituzionale.
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