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Scrivere il romanzo che è in te: l’entusiasmo

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Di Morgan Palmas

Scrivere un romanzo e l'entusiasmo nella scrittura

Non ci credete nell’entusiasmo condiviso nella scrittura? Leggete l’articolo, vi ricrederete.
Un ricordo. Per capire da che cosa voglio iniziare.
Era il 1998, dopo le mie dieci undici ore di lavoro come sguattero prima e pizzaiolo poi, ero solito recarmi la sera alla Tattered Cover Book Store di Denver. Sapevo che se fossi tornato a casa (15 minuti a piedi dalla pizzeria) non sarei più uscito, stanco com’ero, così mi intrufolavo subito fra gli scaffali colmi di libri profumando di cucina e sporco di farina (cercavo di sbattermi un po’ prima di entrare, ma non riuscivo a tornare lindo). 
Devo dire che gli occhi non erano mai di disprezzo, semmai, osservavo sorrisi senza cattiveria, avrei reagito al medesimo modo vedendo un ragazzo vestito tutto di blu (la divisa a tema della pizzeria) con macchie qua e là. Prendevo un libro e mi sedevo nella mia solita poltrona al primo piano, leggendo per un paio d’ore finché non mi si chiudevano gli occhi (a dire il vero qualche volta mi addormentavo…). Questo accadeva quasi tutte le sere dal lunedì al sabato. 
In una poltrona vicina c’era spesso una signora, con la quale ci si salutava, stesso vezzo serale. Un giorno mi chiese se mi piaceva scrivere, oltre che leggere, io le risposi di sì e mi propose di andare una domenica con lei per partecipare a un gruppo di scrittura. 
Fu un’esperienza indimenticabile, che continuò per mesi. Una ventina di persone, delle più diverse età, che si trovavano ogni fine settimana, sempre di domenica sera, per scrivere. Scrivere? Sì, non si parlava, si scriveva e basta. Ognuno aveva un obiettivo, chi una raccolta di poesie, chi un racconto, chi un romanzo. Lì non c’erano scuse, tutti in silenzio e si scriveva. Dalle nove di sera alle undici. Ci si incontrava alle otto e mezza puntuali, qualche chiacchiera, un bicchiere di succo o coca cola, e poi alle nove precise tutti seduti, chi con il pc chi con penna e carta (conservo ancora la mia penna di allora). La sala era messa a disposizione da un signore in pensione che aveva avuto questa idea geniale: fare incontrare la gente per scrivere. Banale? Non proprio.
Un appuntamento che mi permetteva di staccare la testa completamente per immergermi nella scrittura.
Sembrerà a non pochi una sciocchezza uno stratagemma simile e invece funzionava, anche i più pigri trovavano gli incontri domenicali proficui. Si stava insieme prima delle nove, si sorrideva, si conoscevano le vite degli altri, ci si confrontava su quanto si stava scrivendo, si creava l’entusiasmo giusto per dare inizio alla serata. Poche regole: massimo silenzio, nessuno doveva parlare e disturbare, non si potevano fare pause se non per recarsi in bagno, alle undici il signore suonava un campanellino, fine. Il più delle volte si rimaneva a parlare un po’ di quanto era stato fatto. 

Che cosa c’era di speciale in quel gruppo? L’entusiasmo fra perfetti sconosciuti uniti da un obiettivo comune.
L’esperienza cambiò alcuni miei punti di vista che davo per scontati dall’adolescenza. Avevo sempre pensato che la scrittura fosse soltanto un’attività solinga, certo, lo è, ma può essere anche altro. L’idea di quel gruppo era a dir poco geniale, la vicinanza fisica permetteva di impegnarsi con più severità, le teste chine davano energia, se ce la fa lui perché non posso farlo anch’io? Questa era la domanda, e la risposta era palese: dai, forza, ricomincia a scrivere! 

L’iniziativa che Sul Romanzo ha lanciato alcuni mesi fa continua. Vi sono undici gruppi attivi sparsi in tutta Italia, ogni persona sta scrivendo il proprio romanzo. Non è un’esperienza uguale al mio ricordo, ma ha alcune somiglianze. Il fatto di incontrarsi pure fisicamente serve, fra le altre cose, a donarsi entusiasmo. L’entusiasmo è la base per procedere fiduciosi, se viene a mancare, tutto si rallenta, tutto diventa più difficile.
Geraldine Meyer ed io stiamo inviando ogni settimana al gruppo lezioni, più che lezioni hanno il pregio forse di essere suggerimenti, i quali potrebbero, assieme al confronto fra i partecipanti, rappresentare un elemento decisivo nella scrittura, un piccolo sostegno di entusiasmo.
A volte per disciplinarsi basta poco, un’iniziativa o un incontro con una persona, e si svolta l’angolo. 
Lunedì prossimo vi racconterò altre cose, sempre ricordando il gruppo americano. 

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