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“Il diamante dell’harem” di Katie Hickman

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Di Elena Romanello

“Il diamante dell'harem” di Katie Hickman (Garzanti, traduzione di Sara Caraffini)

Dopo aver raccontato nel 2008 ne Il giardino delle favorite una storia tra passato e presente di una studiosa di oggi che va a scoprire l'identità perduta delle occidentali finite prigioniere dei turchi e di una fanciulla inglese di inizio Seicento finita nell'harem del sultano di Costantinopoli, Katie Hickman presenta un seguito (ma godibile anche da solo, anche se un minimo di continuità c'è) con Il diamante dell'harem, dove il mercante Paul cerca tracce dell'amata a Venezia, incontrando l'ambigua Annetta, ex ospite di un harem finita in un convento di suore che forse ha conosciuto ed è stata amica di Celia a Istanbul, mentre erano entrambe chiuse nel serraglio, da cui usciranno in circostanze diverse. 

Romanzo storico, quindi, avvincente e ricco di colpi di scena, però molto diverso per l'immagine diversa che viene data sulle tante, troppe storie di ragazze bianche finite in mano al "nemico" musulmano, fatto vero, certo, ma spesso deformato dalla propaganda occidentale. Katie Hickman ama raccontare le storie poco note, in particolare quelle delle donne, partendo dalle figure non celebri e rimaste nell'ombra della storia, oltre che immergere in una storia minuta, a prima vista minore, ma in realtà molto affascinante. L'autrice non ha paura di ricordare che molte di quelle donne catturate spesso preferivano finire in un harem piuttosto che passare la vita a spaccarsi la schiena nei campi, dato che erano di livello sociale poverissimo, figlie di pescatori, contadini e pastori, e la libertà per loro aveva non certo un significato di poter vivere una vita piena e realizzata. Anzi, nell'harem venivano nutrite, ben vestite e potevano dedicarsi ad attività liberali ed artistiche. 

Non è un caso che Katie Hickman affianchi all'harem del primo romanzo un'altra comunità chiusa di donne, questa volta occidentale, e cioè il convento di suore, sul quale esiste una letteratura che spazia da Diderot a Manzoni, e che anche qui viene visto senza facili stereotipi, anche se Annetta, la nuova protagonista della vicenda (il suo ruolo diventerà ancora più importante nel terzo libro della serie, già annunciato dall'autrice) rimpiange piuttosto l'harem che non quella prigione in cui è stata rinchiusa perché ormai considerata "disonorata" agli occhi dei suoi compatrioti e correligionari. Diversa è Celia, classica figura di prigioniera, e il tentativo di fuggire avrà su di lei conseguenze devastanti, fino ad un colpo di scena finale degno del migliore feuilleton: ma Il diamante dell'harem non è certo solo un feuilleton, anche se gli amanti del genere saranno soddisfatti.

Venezia, ma anche Costantinopoli, e le strade di un'Italia allora divisa in tanti piccoli stati e attraversata da una carovana di saltimbanchi per la quale Katie Hickman racconta di essersi ispirata a La strada di Federico Fellini: l'atmosfera reale e non patinata in cui immerge l'autrice è comunque affascinante, oltre ai luoghi comuni del romanzo storico, per costruire una cronaca di persone reali su uno sfondo glorioso e crudele, non idealizzato certo ma che avvince, come se ci si trovasse in quelle calli e in quelle stanze, per scoprire che fine ha fatto Celia e cosa succederà alla troppo sensuale e irrequieta Annetta. Per gli amanti delle storie al femminile, anche meno note, e per chi vuole leggere romanzi storici dove la storia anche minore sia protagonista.
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