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Rom via dalla Francia

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Di Astrid Fataki

Xenofobia: ritorno al passato o semplice fanatismo francese?

«Nel settembre del 1943 Albert era stato deportato con un convoglio di mille ebrei dal Ghetto di Thresienstadt al Vernichtungslager di Auschwitz-Birkenau. Fu un drammatico viaggio in vagoni bestiame sovraffollati, sporchi e maleodoranti, che durò cinque giorni a causa dei continui bombardamenti aerei. Il treno gli sembrò come un animale in fuga verso la sua tana con la sua preda di uomini e donne affamati, piangenti, disperati.
Il trasporto arrivò dentro il campo di Auschwitz-Birkenau in piena notte; i camini dei forni crematori sprigionavano fiamme altissime e diffondevano un nauseante olezzo di carne bruciata.
Quando i vagoni furono aperti, i deportati esausti furono scaraventati sulla Rampe dalle grida: «Los, Los bewegung, schneller!» delle SS e dall'abbaiare dei cani dobermann tenuti a stento al guinzaglio dai militi.
Ogni giorno gli occhi di Albert videro scene agghiaccianti di morte e di violenza. Il suo corpo fu più volte percosso dal bastone del Kapo, senza una ragione. Albert venne a trovarsi al centro della macchina dello sterminio, dell'annientamento degli Untermenschen ("sottouomini", come venivano considerati gli ebrei, gli zingari, russi e polacchi, prigionieri nel campo) con il gas o con la Schadenfreude (follia)».  
Berlino-Auschwitz… Berlino, di Nedo Fiano, ediz.Monti.

É la storia di tanti ebrei uccisi nelle camere a gas ad Auschwitz, storia che sembra volersi ripetere nella realtà contemporanea. Ha fatto scalpore l'espulsione dei rom dalla Francia, paese il cui motto era: Liberté, Égalité, Fraternité. Un atto, questo, che ci fa tornare agli anni della guerra.
Tanti i dossier, documentari, testimonianze su quello che è considerato il più grande crimine della storia, e che sembra non aver lasciato alcun insegnamento. Nessuno è superiore all'altro, ogni etnia è speciale nella sua singolarità e cultura.

Tabucchi, emerito scrittore, lo scorso 4 settembre rilasciava un'intervista al giornale francese "Le Monde", in cui esprimeva il suo disappunto. Per lo scrittore, questo progetto è frutto di un dibattito "sull'Identità Nazionale". «Il rimpatrio dei rom in maniera sì clamoroso, mi sembra, a livello sociale, più nocivo del dibattito dell'identità nazionale; non solo per la Francia ma anche per tutto il resto dell'Europa, perché portatore di zizzania. Ciò consente di inculcare nella testa della gente semplice che la causa dell'attuale crisi, della disoccupazione, della violenza nelle periferie, dell'insicurezza dei cittadini, è da attribuirsi ai gitani», ha poi spiegato Tabucchi.

Siamo spettatori inerti di un programma xenofobo che si sta allargando in maniera subdola, e che forse desterà la nostra attenzione quando sarà troppo tardi. Anziché cacciare gli stranieri, perché non trovare una soluzione civile e democratica per risolvere tali questioni? Perché non tentare di educare e integrare l'immigrato? Nessun plauso, quindi, agli attuali governi europei che di certo non sono di buon esempio per le future generazioni, che stanno conoscendo l'odio e la diffidenza per le minoranze etniche. Nell'era delle comunità virtuali, dell’e-government, non sono concepibili né la recessione morale né quella civile. A tal proposito, cito il saggio di filosofia politica "Cyberdemocrazia" di Pierre Levy, filosofo e studioso francese, la cui visione ottimistica, guarda a un mondo globalizzato nella sua totalità, a un agire comune, all'abbattimento di tutte le barriere e dittature, e al trionfo della democrazia. 

Alla luce dei fatti, penso che il suo trattato sia meramente utopistico; la cronaca attuale dimostra il contrario, basta essere diverso per essere schernito, scacciato, e privato della propria dignità. Ogni forma di xenofobia dovrebbe essere bandita, ed è vergognoso che a farsi portavoce siano proprio le alte cariche politiche.
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