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News dal mondo anglosassone

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Di Anna Fioravanti

Una nuova rubrica dedicata al mondo anglosassone

A fine agosto il Wall Street Journal ha pubblicato un sondaggio, finanziato da Sony Corp, per il quale sono stati intervistati 1200 possessori di e-reader (per intenderci, i lettori di libri in formato digitale). Il risultato è alquanto interessante. Infatti, il 58% degli intervistati afferma di leggere quanto faceva prima ed il 55% è convinto che il mezzo tecnologico permetterà loro di leggere molto più che in passato. Sarà vero?

Sempre sul Wall Street Journal c’è un’altra notizia ‘curiosa’. Lo scrittore americano Seth Godin ha annunciato che Linchpin sarà l’ultimo dei suoi romanzi pubblicato tramite casa editrice. Infatti, Godin sostiene di essere riuscito a creare rapporti personali con la maggior parte dei suoi lettori che continueranno a seguirlo senza però doversi relazionare a distributori di nessun tipo. E forse questa affermazione non è poi lontana dalla verità visto che Linchpin è il romanzo di questo autore che ha venduto più copie e nel minor tempo. Se volete scoprire il seguito della storia potete consultare http://sethgodin.typepad.com/

Anche Andrew Wylie, agente letterario (rappresenta circa 700 autori) ha scelto il digitale perché, non soddisfatto delle percentuali sui diritti percepiti da coloro che rappresenta per la vendita di ebooks, ha annunciato che venderà tramite la sezione ‘digitale’ di Amazon.com ben 20 ‘classici’ moderni. Tra questi spiccano nomi quali Philip Roth e Salman Rushdie. In molti hanno manifestato il loro dissenso, prima fra tutti Random House decisa a non fare più affari con lui.

Mi domando cosa accadrà tra 10 anni ai miei amati libri cartacei e condivido la preoccupazione di Jeanette Winterson che, all’Edinburgh International Book Festival, ha parlato di quanto l’era digitale stia svuotando gli scaffali delle librerie. E con questo peso nel cuore mi domando quanto siano positive (e vere) per l’editoria le notizie ‘americane’: sarebbe bello (e confortante) sapere che l’ebook non è il solito giocattolo tecnologico simbolo di uno status sociale, ma solo un mezzo per accompagnare le persone che amano leggere. Ma penso alla crisi che stanno vivendo le biblioteche inglesi e qualche dubbio mi viene. Infatti, è da diversi mesi che infuriano le polemiche sull’esiguo numero di visitatori e sulla decisione di chiuderne “alcune” (tra le 600 e le 1000) e diminuire i fondi. È, e sarebbe, una grande sconfitta, per tutti.

L’editoria ha subito anche qualche grosso scossone ‘politico’. Per esempio, per le vendite della biografia dell’ex Primo Ministro Gordon Brown: solamente 32 copie  in tutto il Regno. E che dire poi delle polemiche per l’uscita, in autunno del memoir dell’ex Presidente degli Stati Uniti George W. Bush? Certo, saranno in buona compagnia visto che c’è anche Tony Blair il cui libro, appena uscito, ha già fatto parlare di sé. Infatti, un gruppo di ‘colleghi’ scrittori (Iain Banks, Ben Griffin, Andrew Murray per citarne alcuni) ha inviato una lettera al Guardian per protestare contro la catena di librerie Waterstones che ospiterà Blair ed i suoi fan: “La maggior parte dei cittadini britannici sostiene che Mr Blair abbia mentito per giustificare la partecipazione della Gran Bretagna alla guerra in Iraq”.

Che Blair riesca a ‘superare’ Brown? Nell’attesa di conoscere la risposta a questa domanda condivido con voi un’altra notizia poco rassicurante. Il famoso assassino Charles Bronson ha appena firmato un contratto con Apex Publishing per scrivere un libro il cui titolo dovrebbe essere Prison Diaries: From the Concrete Coffin (Diari di prigionia dalla tangibile bara).

A queste notizie, però, non possiamo non aggiungerne una ‘culturale’ che potrebbe cambiare, in meglio, l’editoria (britannica). L’English Society sta lavorando ormai da alcuni mesi per creare una “Academy of English” (per intenderci, l’equivalente della nostra Accademia della Crusca) perché un numero sempre maggiore di letterati sente l’esigenza di ‘proteggere’ la lingua inglese (anche dalle abbreviazioni negli SMS!). Mi stupisco che gli inglesi, così ‘nazionalisti’ non lo abbiano ancora fatto ma visto che è sempre meglio tardi che mai spero vi uniate a me nell’augurare loro buon lavoro!

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