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Scuole di scrittura e la giungla di Mowgli passando per Saranno Famosi

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Di Silvia Mango

Scuole di scrittura e la Holden di Torino

Ci sono quelli che il talento è innato. Quelli che a scuola l’arte non la si impara e allora perché buttar via i soldi. Quelli per cui esiste la volontà e la costanza e null’altro. E quelli (i più intraprendenti) fautori del semplice fai da te. Quelli che a parlarne si infervorano e si innervosiscono. E quelli (della corrente più estremista) che proprio ci sputano sopra. 

Per parte mia, se devo esprimere una opinione sulle scuole di scrittura in generale, e sulla Holden in particolare, indirizzerei l’attenzione su un altro aspetto, forse mai menzionato, e cioè che le scuole di scrittura in generale, e la Holden in particolare, sono tipo delle giungle. Proprio così. Immaginatevi una giungla, una giungla come quella di Mowgli, un groviglio verde e lussureggiante, un intrico di liane e arbusti immensi che qualche brivido sulla schiena non manca. Bene, ora inserite nell’immagine che vi siete creati nella vostra mente tutti gli animali che volete, dal saggio Baloo alla graffiante Bagheera e pure il pitone delle rocce, l’avvoltoio e il picchio rosso. A questo punto, però, scusate non mi trattengo. 

Devo aprire una parentesi. Perché non sono ancora riuscita a capire, proprio non ce la faccio, come ci si ostini ad accostare le scuole di scrittura agli altisonanti college americani, di quelli che solo pronunciare il nome si viene investiti da una ventata d’aria ghiacciata. E più di ogni altra cosa, non sono mai riuscita a capire come si faccia a giudicare senza averne nozione. Questa cosa che ci sia gente che ancora tratteggia l’atmosfera e l’arredo di una stanza senza neppure esserci entrata, beh, sinceramente mi scombussola non poco. Io, in una di queste stanze, ho scritto ma ho anche lasciato la pagina bianca, ho discusso e mi sono infuriata, ho ascoltato e ho anche pensato di mollare la spugna. Non ci sono entrata per imparare a scrivere e nessuno aveva la pretesa di insegnarlo; idem per il talento, ricordo ancora col trasporto che si serba agli episodi unici della nostra vita il momento in cui l’adorato preside, il primo giorno di scuola, mentre io lo mangiavo con gli occhi a forma di cuore pulsante e lui dissertava compiaciuto di sé ormai da ore, alla fine disse quasi con uno sbadiglio: “Perché qui, se vi va bene, imparerete ad essere dei bravi artigiani della scrittura”. 

Altro che le indimenticabili parole di incitamento con cui la signorina Gray incalzava i ragazzi di Saranno Famosi: «Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama. Ma queste cose costano, ed è esattamente qui che si incomincia a pagare, col sudore!». No, da noi si parla di artigiani. Nessun artista. Nessun talentuoso. Manco meno, nessun genio. Artigiani. E dunque Mowgli e Baloo e tutti gli altri che fine hanno fatto? Chiarito che nelle scuole di scrittura – nonostante il nome alluda ben altro – non si impara a scrivere, e tantomeno – e nonostante lo slogan show don’t tell – a diventare dei Raymond Carver, è evidente che dalla fruizione delle stesse si debba tirar fuori qualcos’altro, possibilmente di buono, magari con l’aiuto di un po’ di fantasia. 

Ecco la giungla. Ecco Mowgli, il bambino che, guarda caso, è riuscito a sopravvivere in un ambiente non così tanto confortevole per poi spuntarla e renderlo persino accogliente quell’ambiente, assimilando da tutto un po’, soprattutto dai tanti e bizzarri personaggi che lo popolano. 
Così, se una mattina si decide di frequentare una qualsiasi scuola di scrittura, dalle più blasonate ai corsi in libreria del mercoledì sera, sarebbe bene mettersi in testa che tutto quello che si riesce ad apprendere o a non apprendere là dentro dipende esclusivamente da noi e dalla nostra capacità di estrapolare qualcosa di utile dall’incontro con i numerosi scrittori, sceneggiatori e teatranti che ci gravitano attorno senza alcuna pretesa didattica o grandi tecnicismi. Perché il rischio di finire inghiottiti, dimenticati e perduti esattamente come in una giungla c’è, esiste e non va trascurato ma anche in questo caso, ripeto, dipende tutto da noi.
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