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“Scrivere il romanzo che è in te” – cronache

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Di Morgan Palmas

Continua l'iniziativa "Scrivere il romanzo che è in te", obiettivo finale un romanzo all'inizio dell'estate 2011!

«Quante persone credi che scriveranno davvero un romanzo?».
E io: «Non ne ho la minima idea!».
L’esperienza dei gruppi sta continuando in tutta Italia, chi è più organizzato e chi meno. Qualcuno prima indeciso si è inserito con ritmo, qualcuno ha mollato. 

«Da domani inizio a scrivere un romanzo!», poi i dubbi, la demotivazione, le scuse e l’abbandono del sogno. A quanti è accaduto?
Ciò che potrebbe sembrare la faccenda più semplice che esista, cioè sedersi di fronte al pc pronti per scatenare i polpastrelli, diventa d’un tratto un muro, un muro contro cui scontrarsi fra incertezze e slanci illusori. Non è la posizione ergonomica il problema, bensì la motivazione, la ragione per la quale si sceglie di scrivere un romanzo. Se manca o è debole, rassegnatevi, non riuscirete mai a prendere il manoscritto fra le mani.
Il motivo potrebbe essere di natura imprevedibile, magari celato nelle pieghe dell’io, da anni o da polvere che col tempo avete accumulato senza accorgervene. Sostenuti da mete svigorite non avrete la forza di sorbirvi ore di scrittura e rilettura. Un romanzo non è un racconto, richiede maggior impegno in termini di costanza e applicazione. 

Chi ha provato l’ebbrezza di concludere un proprio romanzo, ponendo il punto finale, sa che è una sensazione liberatoria, una sensazione di piacere impagabile. Poi c’è il tentativo di pubblicazione, il rapporto con le case editrici, ecc, no, vi sto parlando della fase precedente, quando lo avete di fronte ai vostri occhi, lì, dalla prima all’ultima parola, malgrado i dubbi su alcune parti o la consapevolezza che là, nel capitolo 5 o nel 7, siete stati poco attenti, sarebbe forse da rifare, ma vi dite per l’ennesima volta “ basta”, non se ne può più, e accettate con lucidità il giro di boa. Attaccatevi a questo, vogliate scoprire tale sensazione se non l’avete mai provata. Fidatevi. Ne uscirete rinvigoriti, con nuova energia. Se amate davvero la scrittura e non siete schiavi di sogni di gloria o pubblicazioni da best seller, allora vivrete un momento splendido quando porrete quel punto finale.
Per quanto mi concerne non vedo l’ora. La meta è ancora lontana, se ne parla per l’inizio dell’estate del 2011; sono un amante dell’antico motto “festina lente”, affrettati lentamente, se non avete mai visitato Palazzo Vecchio a Firenze fatelo, osservate le innumerevoli tartarughe con la vela…

“Perché si scrive? Ognuno ha i suoi motivi: per qualcuno l’arte è fuga; per qualcun altro un mezzo di conquista. Ma si può fuggire in un eremo, nella pazzia, nella morte; si può conquistare con le armi. Perché proprio scrivere, effettuare per scritto le proprie evasioni e le proprie conquiste? Sta di fatto che, dietro gli intendimenti diversi degli autori, c’è una scelta più profonda e immediata, e che è comune a tutti”.
[“Che cos’è la letteratura?” di J.P. Sartre]

Perché la ragione è sentirsi in qualche modo indispensabili in ciò che si desidera comunicare, non importa che sia presunzione od orgoglio, la forza scatenante provoca un effetto volano nelle vostre azioni di scrittura, la fatica di mettersi al pc più debole, sostenibile, quasi un mantra da inseguire il più frequentemente possibile. Superata la soglia della massa critica allora scrivere con costanza potrà donarvi momenti di vera estasi, attimi nei quali la concentrazione massima potrebbe stupirvi, coinvolgendovi con emozione, regalandovi pensieri costruttivi, talvolta lontani da pessimismo e sfiducia. Ecco il motivo per il quale sono interessato alla fase precedente alla pubblicazione, quando l’obiettivo corrisponde per esempio al numero di cartelle minimo da riempire in una settimana, quando la testa è rivolta a un dialogo o una descrizione, quando si sfoglia un classico alla ricerca di un’idea per scovare l’ispirazione, quando si legge l’ora e si scopre che le uniche sette parole che abbiamo accostato – Joyce ne sapeva qualcosa – ci sembrano ordinate male, e allora scatta un sorriso, mettiamo i palmi delle mani sulle tempie in segno di sconfitta, stringiamo un pugno e pensiamo: «Fff, oggi non è giornata!». Sono quelli i momenti più belli, che ricorderemo a distanza di tempo con nostalgia.

“Non siamo più ingenui: ma ci dobbiamo imporre di diventare primitivi, per essere in grado di cominciare da quelli che lo erano davvero. Ci è forza diventare creature della primavera per raggiungere l’estate da annunciare nel suo alto splendore”.
[“Diario fiorentino” di R.M. Rilke]

Creare gruppi con persone sconosciute, stabilire possibili norme con loro per procedere nella scrittura, darsi obiettivi comuni, partecipare con entusiasmo a un progetto potrebbe a non pochi sembrare ingenuo. Ingenuità da sognatori. Io credo che esattamente tale ingenuità ci porterà ad avere fra meno di un anno il nostro romanzo in mano. Delle logiche dei saccenti non sappiamo che farcene, beati loro che vivono di sicurezze sempiterne. 
Noi limitiamoci a mettere a tentoni un passo dietro l’altro, credendo nella forza dei gruppi che si sono creati, aiutandoci a sviluppare le trame in corso d’opera, trovando la nostra primavera e scrutando l’orizzonte alla ricerca della prossima estate. 

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