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“Le figlie del libro perduto” di Katharine Howe

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Di Elena Romanello

Le figlie del libro perduto di Katharine Howe, traduzione di Valentina Daniele, Salani

Le congreghe di streghe hanno svolto un ruolo inquietante ma decisivo nella storia degli Stati Uniti, forse ancora più che in Europa per certi versi, basti pensare al processo per stregoneria di Salem. Periodicamente e in maniera abbastanza inevitabile le streghe tornano nella fiction, che siano film, telefilm o romanzi, come in questo caso.
L'esordiente Katherine Howe, discendente di due streghe reali di Salem, Elizabeth Howe ed Elizabeth Proctor, racconta una storia tra passato e presente, quella di Connie Goodwin, brillante dottoranda all'Università di Harvard, che si trova suo malgrado a dover risistemare la vecchia casa della nonna per poi rivenderla, casa in cui ha vissuto momenti sia lieti che tristi, dovuti anche al suo non facile e mai risolto rapporto con la madre. 

Nei meandri di una casa che nulla ha da invidiare ai castelli dei romanzi gotici, Connie scoprirà una traccia che la può portare verso il Libro delle Ombre delle sue antenate, coinvolte nei processi di Salem e dotate di poteri che possono creare seri problemi e pericoli alla loro discendente, tenendo conto che la posta è alta, per i segreti che questo Libro magico contiene dentro di sé.

Senz'altro si sente nelle pagine l'eco di molta fiction degli ultimi anni: ma l'autrice ha la capacità di mettere insieme un intreccio da thriller, accurati riferimenti storici e una storia avvincente, tra l'altro per fortuna non pensata per un pubblico di adolescenti appassionati di fantastico, ma per un pubblico di adulti, che conoscono magari le tradizioni sulle streghe di Salem e il telefilm Streghe, ma che cercano intrecci di un certo livello, che come in un filone del thriller contemporaneo saltino tra misteri passati e loro riscoperta nel presente, tra tesori insospettabili per cui ci sarà chi sarà pronto a commettere ogni tipo di azione e che l'eroe di turno, magari suo malgrado come Connie, discendente senza saperlo di donne speciali, dovrà difendere.

In ogni caso dalle pagine del romanzo esce bene il carattere di questa discendente di streghe del XXI secolo, laureata in Storia ad Harvard, ed attenta sia a costruire un intreccio che sia appassionante e non banale, senza mai dimenticare le proprie fonti di studio: non è un'opera per eruditi, ma si legge con piacere tra le righe uno sfoggio di cultura che arricchisce la storia, rendendola diversa da molti romanzi di genere contemporanei, che tendono a seguire schemi in maniera pedissequa.

La parte contemporanea è interessante e avvincente, così come quella ambientata nel passato, durante i processi e poi dopo, cosa che non sempre capita in un filone che obbliga i lettori a fare viaggi nel tempo per ritrovare il filo di vicende che nella memoria del passato vogliono dare un senso al presente. Le vicende di Deliverance, Mercy, Prudence, Shopia e Grace, streghe perseguitate e ricche di potere, appassioneranno sia chi ha delle streghe una visione più commerciale, grazie a telefilm e romanzi di genere, sia chi cerca ed ama cultura e fatti dietro alla loro esistenza.

Le figlie del libro perduto è sia un thriller che un romanzo storico, ma è anche un'epopea sulla magia al femminile e femminista oltre che uno scavo alla ricerca del proprio passato e delle proprie radici, una tematica che in certe parti degli Stati Uniti, le prime ad essere colonizzate, comincia a diventare importante.
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