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Il redattore senza qualità e lo Strega

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Di Alberto Stigliano

La prudenza poco prima dello Strega

«Io la prego, guardi... Il suo voto per noi è fondamentale!»

«Sì, salve, sono Alfredo Pulcinelli, della Gentes Editore. Ecco, vado subito al sodo, volevo sapere il suo orientamento in vista di mercoledì.»

Lo stagista mi guarda perplesso mentre gli arrivano alle orecchie le parole del nostro direttore editoriale, blindato nel suo ufficio. Il telefono di Alfredo frigge, nei giorni che precedono lo Strega, il Superpremio, capace di rendere bellissimo un libro bello e bruttissimo un libro brutto. Nessuna coppa, nessuna targa: bastano e avanzano una bottiglia e una fascetta magica da mettere intorno al libro.
Alfredo sta impazzendo, povero diavolo. Si vede che è il primo a essere schifato, ma non può tirarsi fuori dal gioco. In questo momento, con i piedi sulla scrivania e l’immancabile lattina di Coca Cola a portata di mano, si starà tamponando la fronte con uno dei suoi gesti brevettati. Cambia tono a ogni telefonata: a volte quasi aggressivo, altre mellifluo, altre ancora svagato. Fa così per non doversi annoiare ancora di più, e forse anche perché ad alcuni giurati vorrebbe donare qualche chilo di cozze marce piuttosto che qualche scatolone di belle parole, buone bottiglie, libri in edizione di pregio, piuttosto che...

«Carissimo! Ma certo, certo, poi a settembre ne parliamo del tuo libro! Eccerto che lo facciamo, figurati! È già nel budget... Oh, però tu mi raccomando mercoledì, eh, non mi fare scherzi!»


Lo stagista con gli occhi solca il dattiloscritto che ha davanti – l’ennesima boiata che gli ho rifilato per il suo bene, per la sua tempra di lettore e uomo –, con le orecchie non si perde una sillaba di Alfredo. Non sa che il nostro capo sta chiamando in religioso ordine sparso tutti gli Amici della Domenica che il nostro ufficio stampa ha segnalato come “Indecisi”. Intuisce qualcosa di non cristallino, ma non osa pensare che sia così: la sua coscienza immacolata non glielo consente.
«Be’?» Lo sfido apposta, come a dire: “Non lo sai in che gabbia di coccodrilli ti sei cacciato?”.
«Be’ che?»
«Che si fa, si origlia il capo?»
«No Lillo, ma che vai a pensare, io...»
«Hai capito cosa sta facendo Alfredo?»
«Sta facendo delle telefonate, no?»
«Oh, andiamo Rain Man, hai capito chi sta chiamando o no?»

«Ma salutami tanto anche lei! Ah, anche lei si è cimentata con... un poema... in ottave, certo. Alla maniera di... e certo, come no! Mandamelo, lo leggo volentieri...» Alfredo sta facendo i salti mortali per tenere a galla la barcarola. «Oh, ci vediamo mercoledì allora? Stesso posto stessa ora! Sì! Oh, e stesso voto, soprattutto!»


Povero Alfredo, cosa ti hanno fatto... Mi farebbe tenerezza, se non sapessi che nel giro di dieci minuti la mia casella mail sarà intasata di capolavori da leggere e valutare con molta, molta indulgenza e delicatezza. Ding, ding, ding. Infatti, ecco subito un tris. Mittente: Pulcinelli Alfredo.

«Sta chiamando per lo Strega?»
«Bravo Dustin, sta chiamando per lo Strega. Sai come funziona, no? Chi ha più voti si porta a casa la patente di qualità.»
Dopo aver promesso uscite in barca a vela con abbondanti grigliate di pesce, presentazioni affollate alla periferia di Norimberga e contratti da un paio di titoli l’uno, Alfredo è stremato. Con l’ultimo «Ciao grandissimo, ci vediamo a Roma» lo sento stramazzare sulla scrivania. «Ma porca di quella...» E anche oggi ha rovesciato la Coca sulla scrivania.
Quando ha finito di far sgocciolare la tastiera esce dall’ufficio stravolto e ci sorride soddisfatto – a me e pure allo stagista! –, felice come un bambino di poter tornare a fare il suo mestiere. Fino a domani, nuovo giro nuova corsa. La serata di mercoledì si avvicina.
«È dura, è dura» mormora quasi a se stesso mentre si allontana. Poi torna indietro e allunga il collo dietro l’armadietto: «Lillo, ti sono arrivate le mie mail?». Mi strizza l’occhio, ci siamo capiti.
È un bravo diavolo, Alfredo. Per questo lo Strega continueremo a sognarcelo.

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