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“Virus” di Alessandro Canassa Vigliani

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Di Alessia Mocci

Il vaccino per il “Virus”, noir di Alessandro Canassa Vigliani

“Non è il prezzo delle cose che ti rende migliore, ma il poterne fare a meno, non credi?”

Leggiamo la citazione a voce alta.
È una grossa verità quella che Alessandro Canassa Vigliani scrive nel suo libro “Virus” edito nel 2010 presso la casa editrice Pulp Edizioni, con prefazione di Luigi Milani. La citazione è stata pronunciata da Vanira, la misteriosa donna presente nel romanzo breve.

“Virus” è un libro provocatorio ed attuale, è un libro “scomodo” perché veritiero. S’addentra all’interno di problematiche del nostro presente che si sono impadronite della coscienza delle persone. Protagonista del romanzo è la televisione e la sua dittatura autorizzata nelle case. Il suo potere è devastante, riesce ad intrappolare lo sguardo – e di conseguenza il pensiero – di ogni classe sociale. Non esistendo leggi per tutelare lo spettatore, la televisione è libera di agire indisturbata e di scatenare l’inferno distorcendo la realtà oggettiva ed i valori etici e sociali.
Lo spettatore medio non si rende conto di essere schiavo di quei canali stereotipati e ripetitivi, lo spettatore medio ritiene di aver pieno possesso di se stesso grazie allo scettro del potere: il telecomando. Ma il telecomando è assimilabile alla mela biblica per Adamo, proprio grazie al telecomando la televisione è riuscita a crescere ed ad imporsi su ogni target costruendo pian piano il suo impero di falsità, di fiction.
Lo spettatore pensa di esser libero di cambiare canale ed è proprio qui che la televisione ha vinto: ogni canale ripropone la stessa dottrina, ogni canale è studiato per attirare il maggior numero di persone, ogni canale è creato per cancellare ogni possibilità di conoscenza.

Alessandro Canassa Vigliani nel suo libro “Virus” riesce a vendicare lo spettatore, una vendetta prettamente umana e non soggetta alle leggi dell’etica. La vendetta si compie con gli stessi proiettili della televisione vista come una scatola di morte intellettuale.
Il personaggio castigato dall’autore è un quarantenne di successo della Eftoset, Max Ribaldi. Max Ribaldi è dipinto come un uomo bello, sicuro di sé, brillante nel lavoro, con bella casa, belle macchine, belle ragazze, insomma è un valido esponente di quella facciata elitaria italiana dal portafoglio pieno. Lavora da dieci anni in televisione, è riuscito a far subito carriera ed ora è uno dei grandi, uno dei più amati e seguiti dagli spettatori imbambolati con il sacro telecomando in mano.
Ma qualcosa sta per cambiare nell’immorale vita di Max. Qualcuno ha deciso di redimere l’uomo o almeno cercar di farlo. Max si risveglia in una stanza apparentemente vuota. È circondato dall’oscurità, è nudo, riesce a vedere in schegge di luce una televisione ed un videoregistratore collegato ad una telecamera. Una voce all’improvviso: è Vanira. Parte il nastro, Max vede se stesso nello schermo nei suoi momenti intimi, privati, a casa sua, nel suo letto.
Una vera e propria pena del contrappasso, ora è Max ad essere intrappolato in sequenze filmiche, ora è Max a guardare senza aver potere decisionale. Da comandante a marinaio. Vanira è imparziale, è la voce della verità e del benessere mentale collettivo. Vanira vuole insegnare a Max la differenza tra reality e vita trasportando la sua immagine reale nella fiction di uno schermo.
“Virus” nelle sue 126 pagine è un thriller da leggere tutto d’un fiato, è scorrevole, accattivante, pungente. L’autore è stato abilissimo nel descrivere i due personaggi, l’ambientazione. Il lettore riesce a vedere la sequenza dei fatti come se stesse davanti alla televisione. Vivamente consigliato per promuovere la ricerca di un vaccino per eliminare questo virus della mente.
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