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Scuole di scrittura 2 – Analisi interiore: desiderio e volontà

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di Rudi Perpignano

Scuole di scrittura creativa e talento

La volta precedente ci siamo lasciati ponendoci la domanda: se il talento significa anche desiderio e volontà, possono essere insegnate queste cose a riguardo del talento inerente allo scrivere? Oppure il talento è un dono della natura e basta?
Il tutto partendo dal quesito sull’utilità o meno delle varie scuole di scrittura creativa e sul netto distinguo tra chi pensa siano totalmente inutili perché non si può insegnare a scrivere e chi crede invece che ogni forma di scrittura abbia bisogno di tecniche e regole predeterminate.
Nei commenti al mio scritto precedente, giustamente, mi è stato fatto notare che “saper scrivere” e “avere talento” non sono intercambiabili ed inoltre che ognuno ha la capacità di far crescere i propri talenti scoprendoli e investendoli.
Considerazioni magari apparentemente in contrasto ma che invece, secondo me, tornano utili nei vari ragionamenti che andremo a sviluppare insieme.

Dicevamo quindi: desiderio e volontà.
Per cui, al di là degli aspetti tecnici, per “misurare” (passatemi questo brutto termine) il proprio talento, seguendo un filo logico, bisognerebbe interrogarsi nel proprio profondo quanto desiderio di scrivere ci sia. Cioè quanto si aspira alla soddisfazione di un bisogno o di un piacere. E il tutto è molto soggettivo. Perché può esserci chi ha bisogno di imprimere parole su un foglio o su una tastiera di un computer per dieci ore al giorno e chi sente il bisogno di scrivere qualche pensierino prima di andare a dormire o chi ha il bisogno impellente di mettersi ogni giorno sotto un albero per tentare di creare una poesia. Ciascuno rispettabile. Ci può essere chi invece ad ogni cambio stagione senta il bisogno di mettersi a scrivere qualcosa o addirittura una volta all’anno abbisogni di scrivere un racconto. Ma forse in questi ultimi casi c’è da chiedersi individualmente se davvero allora ci sia il desiderio di scrivere, no?
E allora qui probabilmente entra in gioco la volontà. E scomodando nuovamente il buon vecchio Dizionario Garzanti del 1978, alla voce volontà troviamo anche: capacità di volere, ossia il potere di determinarsi consapevolmente a compiere un atto per ottenere un fine.

Quindi, appurato il desiderio, si deve mettere in campo la propria volontà che determini il raggiungimento di un fine: in questo caso lo scrivere. Che poi sia lo scrivere un romanzo storico, rosa, fantasy o intimistico o lo scrivere un diario di ricordi o un libro di ricette o una raccolta di poesie, credo che il valore o l’importanza di tutto ciò non sia giudicabile da nessun altro se non dal soggetto interessato. Ognuno avrà il proprio desiderio che riterrà sacro e vi applicherà la propria volontà.
Il fatto, più volte affrontato anche su vari interventi in questo blog, è che la maggior parte di noi, in questa antica e nobile arte, non sempre riesce a trovare un metodo di lavoro, una costanza nel produrre, uno stimolo creativo, una coerenza di idee, uno stile narrativo oppure una struttura mentale adatta.

Sintetizzando, a meno che non siamo convinti in partenza che Moccia, o Francesco Totti, o Melissa P. abbiano tutti più talento di noi, focalizzato il desiderio e con la volontà di ottenere il fine già potremmo avere scovato il nostro di talento che appunto non sempre è interscambiabile con il “saper scrivere” e insito in ciascuno di noi va scoperto e investito.
Tutto ciò non vuol dire assolutamente che allora diventeremo tutti degli scrittori affermati e che saremo destinati a scrivere pagine della storia della letteratura mondiale ma almeno saremo più consapevoli di noi stessi e quindi potremo divertirci di più e prendere magari la scrittura con quella leggerezza che merita o in altri casi, con serenità, accetteremo il fatto che magari quel desiderio è così flebile, e quindi il risultato dei nostri scritti sarà così scarso, che forse sarà meglio appendere la penna al chiodo. Ma anche quest’ultimo aspetto può essere piacevole, perché magari non ci eravamo accorti di quanto invece fossimo desiderosi di creare sculture con lattine di bibite!

Per chi invece, dopo questa ampia analisi interiore, arde dal desiderio scribacchino e possiede una volontà di ferro, probabilmente è giusto che scelga la sua strada per migliorarsi e risolvere le proprie lacune. In fondo credo che ricercare anche l’aiuto di altri per migliorare le proprie attitudini sia segno di intelligenza e sana umiltà.
E qui si aprono mille altri mondi legati alle altrettante sfaccettature del poliedrico genere umano.
Ci sarà chi crede fermamente nel fuoco creativo che spinge lo scrittore a rinchiudersi dal mondo per un paio d’anni e che, ispirato chissà da quali forze misteriose, sia in completa solitudine a comporre scritti eccelsi non curante di tutto quello che potrebbe contaminare la sua arte che sicuramente sarà esatta. Oppure chi crede sia giusto trovare una propria strada personale ma condividendo il percorso con altre persone, confrontandosi, mettendosi in gioco. Chi pensa che il web possa essere utilissimo per questo e chi invece ha il bisogno viscerale del contatto fisico e della condivisione orale. Chi è convinto che in fondo basti prendere uno dei tanti manuali a riguardo che esistono in libreria che, con un prezzo modico, danno un ottimo servizio e chi invece si perde tra quelle pagine e ha bisogno di vedere le persone negli occhi, sentirne gli odori, ispirarsi tramite i colori.

A questo punto forse potremmo sintetizzare che: per chi sente nel profondo il desiderio di scrivere, ritiene di avere la volontà di raggiungere il fine di scrivere e quindi crede di avere scoperto un talento proprio e vorrebbe trovare una propria strada per migliorarsi. Per chi, oltre a questo, ha bisogno di condividere, confrontarsi e farlo attraverso il contatto reale con altre persone, allora una scuola di scrittura creativa POTREBBE essere UN modo per aiutarsi a raggiungere questi obiettivi.
Arrivati a questo punto, credo che la prossima volta possiamo addentrarci nel vivo della questione e magari, tramite anche delle esperienze personali, confrontarci su alcuni aspetti concreti.
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