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“Orlanda” di Jacqueline Harpman: la scissione dell’io

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Di Alessia Mocci

"Orlanda" di Harpman e un viaggio in se stessi

“Io è un altro? Io è mille altri e giacché quest’io mi stanca, perché non posso abbandonarlo?”
Con questa semplice consapevolezza, Orlanda lascia il suo corpo per occuparne un altro.

“Orlanda” (traduzione a cura di Chiara Manfrinato, Voland srl, collana Amazzoni, pp. 256) è l’undicesimo libro della celebre scrittrice e psicoanalista belga Jacqueline Harpman. Voce narrante de “Orlanda” è la stessa scrittrice, la quale racconta due settimane di vita della sua eroina, la protagonista del libro.

È venerdì, ed Aline Berger aspetta da Parigi il treno per Bruxelles. Aline è un’insegnante di letteratura di circa trentacinque anni, siede composta nel bar di fronte alla Gare du Nord cercando di porre fine ad una caustica lettura, l’“Orlando” di Virginia Woolf. Aline non ha mai amato la scrittrice inglese e si è pentita di aver dato libero arbitrio di scelta ai suoi studenti, ma è consapevole che non può negar loro la presentazione della semi biografia della Woolf. Aline è una donna rispettabile, bella, sempre attenta alle buone maniere ed alla buona impressione, decenni di proibizioni materne. È venerdì e qualcosa accade all’interno della mente di Aline, uno sguardo pudico ad un ragazzo seduto di fronte a lei ed una voce inizia a sussurrare. Non è Aline che parla, non è Aline il destinatario di quella voce che proviene dal suo corpo. Un solo attimo e qualcosa si è scisso all’interno della donna, appare un nuovo personaggio, una seconda Aline.

“E se cambiassimo sesso? Se ti lasciassi in custodia, anima timida, questo corpo di donna e andassi ad alloggiare in un ragazzo? Magari proprio quello che mi sta di fronte: è biondo, un po’ irsuto, ha lo sguardo furtivo, ma la bocca ampia e ferma rivela caparbietà. Una volta salda – o saldo? – nella sua testa, come mi appariresti? Credo che presto perderei interesse per te, perché senza il mio vigore, senza la mia rabbia e la mia forza, che talvolta ti fanno paura al punto da chiamarle violenza, saresti scialba, presto vinta, di sconfitta in sconfitta ti avvieresti a vivere un’esistenza gretta.”

La voce diviene più insistente, maggiormente consapevole di sé e di ciò che vuol fare: abbandonare Aline, la prigioniera dall’“anima timida”. Ciò che fugge via e si abbandona ad una nuova vita è una parte della donna, la parte che da sempre nasconde: la bambina che correva da maschiaccio e che guardava con curiosità il sesso maschile, la liceale che desiderava esser posseduta dall’amico del padre, la donna che non si concedeva agli uomini. All’arrivo nella mente del biondo ventenne, la fuggitiva non ha trovato ostacoli, l’anima del giovane era come assente e, per continuare a beffeggiare la sua carceriera, decise di cambiare nome in Orlanda. Il significato del nome si deve associare al libro della Woolf nel quale Orlando, il protagonista, dopo una lunga ed inspiegabile febbre diviene donna, ma non si sottrae alla sua denominazione.

Orlanda, nel corpo di Lucien Lefrène, ed Aline s’incamminano separatamente nella stessa direzione, nello stesso treno ma, mentre la composta Aline viaggia in prima classe, Orlanda ciondola tra i vari scompartimenti cercando di placare il suo appetito sessuale represso da tempo. La scissione delle due anime non provoca nei primi giorni alcun problema. Orlanda sconvolge la vita di Lucien: abbandona il lavoro, lascia la fidanzata e la madre inferma, sperpera i suoi risparmi in stanze d’albergo e ristoranti. Orlanda, però, non è soddisfatta ed il terzo giorno, decide di incontrare Aline. L’incontro provoca nelle due un principio, inconsapevolmente, di bisogno che scorterà il lettore - attraverso domande quali “Dov’è il mio altro me?”, “Per quanto tempo si serba memoria di se stessi?”, “Sono talmente eterosessuale che non riesco neppure a trovarmi di mio gradimento?” - sino ad una tragica fine.

“Orlanda” è un’opera che, abilmente, nasconde attraverso le cornici della voce narrante e del doppio personaggio vasti excursus letterari e scientifici di notevole spessore ed interesse. Woolf, Proust, Balzac, Hugo, Shakespeare, Rostand, la metafisica, la fisica quantistica e la telepatia impreziosiranno il romanzo dando vita ad un dialogo tra realtà ed illusione, tra passato e presente, tra poetica e scienza. Decisamente consigliato.
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