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Giù le mani da I Promessi Sposi

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Di Deborah Pirrera

Si è placata la “bufera” scatenata dalle recenti dichiarazioni dell’attore Giorgio Albertazzi, maestro di cultura e decano del teatro che, a un giorno dalla sua lettura in Duomo di brani scelti dai Promessi Sposi, trasmessa in diretta da Rai tre Regione Lombardia e caldeggiata dal Cardinale Tettamanzi, candidamente confessava “A me i Promessi Sposi non sono mai piaciuti, non li leggevo neanche a scuola quando ero costretto. Manzoni è noioso, un analfabeta….”. Dopo avere sparato a zero su tutti i personaggi del capolavoro manzoniano, che capolavoro lo è lo rimane se non per contenuto quantomeno per il suo indiscutibile valore letterario, il nostro maggiore esponente teatrale, almeno anagraficamente, Giorgio Albertazzi concludeva dicendo “ in verità, io, i Promessi Sposi non l’ho mai letto”.

A bacchettare a dovere il signor Albertazzi ci hanno pensato i giornali, il Cardinale Tettamanzi in persona e vari illustri esponenti culturali.
Va perdonato l’attore costretto poi a fare marcia indietro dichiarando prontamente, nel tentativo di ridimensionare lo scivolone, che era stato frainteso, frase nella quale sempre più spesso capita di incappare e alla quale si fa sempre più fatica ad abituarsi; lui non voleva dire esattamente quello, certamente si tratta di un capolavoro della letteratura, di indiscutibile valore e bla bla bla.

A volte il caldo, che il giorno dell’intervista c’era, o il successo o, indubbiamente, l’età possono rendere accettabili anche gli scivoloni. Albertazzi per un attimo è ritornato a essere uno scolaro brontolone poco più che ottantenne, di quelli che solitamente scadono nel melenso “Manzoni è noioso, ma come si fa a leggere tutto i Promessi Sposi” per poi scoprire che quel Manzoni lì alla fine non l’hanno letto, o distrattamente, giusto al punto di dare dell’ignorante a Manzoni un po’ come quelli che danno del mafioso a Sciascia perché la mafia ce l’ha saputa raccontare così bene. Così per rifiutare l’Italia dei Promessi Sposi si rifiuta quella del Manzoni che in poche pagine l’ha saputa raccontare meglio di molti altri.

Non ce ne vogliano i ragazzi, e il piccolo Albertazzi, ma I Promessi Sposi furono un grande progetto di letteratura popolare, grazie anche alla studiata mescolanza tra alto e basso; un esperimento recepito come tale sin da subito nella mente del Manzoni così come in quella dei suoi lettori che gli diedero un’enorme e meritata popolarità, così che la Letteratura Italiana con il Manzoni si innalzò ad un livello europeo e i Promessi Sposi in uno dei capolavori di tutti i tempi.. È così e c’è poco da fare.
Rimesso ordine tra chi e cosa, rimane da affrontare l’argomento più scottante.
La lettura in Duomo è stata solo l’anticipazione di un evento di portata nazionale che vedrà i Promessi Sposi trasformato in un Kolossal nazionalpopolare, e si spera non in una soap opera, in giugno. Decine tra coristi, ballerini e controfigure e l’immancabile Giorgio Albertazzi diretti da Michele Guardì a dare vita al romanzo sullo sfondo del San Siro.
Forse i Promessi Sposi non convinceranno l’attore, sicuramente il cachet sì. Ma questo è solo spicciolo pettegolezzo.

La domanda è perché andare ancora a caccia di modelli a dir poco vecchi, svilendoli nei tentativi di modernizzazione in mano a ottuagenari interpreti. Di così poco siamo capaci? Ci riempiamo la bocca di progressi reali o presunti, ci innalziamo ad artefici del nostro e dell’altrui destino per poi scoprire che restano sempre i grandi, da Manzoni a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da Dante ai classici Greci e Latini a riempire le piazze e gli spalti, questa volta quelli del San Siro. Perché tutto è già stato detto o perché non si è più capaci di dire nulla?
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