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Writer's Dream: intervista a Linda Rando

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Di Morgan Palmas

Ciao Linda, grazie per avere accettato la nostra intervista. Raccontaci brevemente quando e come ti è venuta l’idea di aprire il sito Writer’s Dream.

Ciao Morgan, grazie a te. La nascita di Writer’s Dream, dici? È avvenuta quasi due anni fa, ormai, il forum – perché il WD è nato inizialmente come forum – è stato fondato il 10 marzo del 2008. È stato poi aperto ufficialmente il 1 aprile, e aveva come scopo semplicemente la condivisione dei miei testi e la formazione di un gruppo di appassionati di scrittura. Poi, per caso, ho scoperto dell’esistenza dell’editoria a pagamento e non mi sono data più pace.

Chi bazzica online e cerca informazioni riguardo agli scrittori esordienti, finisce volente o nolente sul tuo sito, immagino che sia sempre tantissima la gente che ogni giorno vi “consulta”. Ci puoi fornire qualche cifra (visite, commenti, ecc) che possa fare capire di quali valori stiamo parlando?

Parliamo di una media di 1000 accessi unici giornalieri; non saprei farti una stima dei messaggi lasciati, da ottobre ne abbiamo racimolati poco più di 20.000.

Poi si sono fatti vivi gli editori furbetti e che cosa è accaduto?

È accaduto che le visite sono raddoppiate! Scherzi a parte, è successo che ci siamo fatti il sangue amaro perché è brutto, bruttissimo vedere ripagata l’onestà e la trasparenza con accuse, minacce, diffide e campagne intimidatorie. Ci sono stati editori che hanno tentato di corrompermi con un “pubblico gratis te e chi vuoi se togli le informazioni su di me dal sito” – e ho ancora tutta la documentazione scritta di questo scambio; ci sono stati editori che, d’accordo fra loro, mi contattavano a turno cercando di intimidirmi e lasciandomi intendere che sulla mia testa c’era una denuncia collettiva che avrebbe portato a quello che negli Stati Uniti chiamano class action. Poi c’è stato chi ha fatto il disonesto e si è messo a insultarmi in piazza, rendendo noto persino il mio indirizzo di casa.
È triste pensare che tutto questo nasce semplicemente dal dire “Tizio Editore pubblica a pagamento”…

Quale è stata la tua reazione e come ti stai difendendo?

Io sono di natura un tipo molto infiammabile, mi altero con poco e quando si mettono in discussione i più basilari diritti costituzionali divento una iena. Ho sempre risposto pan per focaccia, mantenendomi ben ferma sulla mia posizione e rifiutando di venire incontro a qualsiasi richiesta; ho sempre usato toni duri, categorici, ma non ho mai insultato nessuno né esplicitamente né velatamente: quando si passa agli insulti significa che si hanno terminato gli argomenti e si passa automaticamente dalla parte del torto… anche quando certi atteggiamenti sono talmente esasperanti e pazzeschi che vien voglia di strapparsi i capelli imprecando in turco.
Sto anche avviando un procedimento legale nei confronti di chi si è permesso di prendersi gioco di me e di molte persone, insultando pesantemente me e persino editori che non c’entrano niente con me ma sono inseriti nella lista free.

Qualcuno ti ha contestato l’animosità che hai in non pochi commenti presenti online, come ribatti a tale accusa?

Sorrido amaramente e faccio mea culpa. È vero, quando mi arrabbio tiro strali a destra e a manca ma è una situazione molto stressante. Questo sito mi ha provocato non pochi attriti con i miei genitori, che hanno paura che mi ficchi in qualche guaio (anche perché quando ho avviato il sito avevo 16 anni) e nonostante la certezza totale di essere nel giusto non posso negare di aver passato (e di passare) le mie belle preoccupazioni.

Chiaro che una domanda sorge spontanea: attraverso quali modalità inserisci gli editori in una categoria piuttosto che in un’altra?

I criteri sono esposti sul sito: ci si basa sulla richiesta di contributo. A seconda se i soldi vengano richiesti sempre, talvolta o mai l’editore viene inserito in una lista piuttosto che in un’altra.
Sono dati oggettivi, avvalorati da mail degli stessi editori, contratti e testimonianze.

Non temi di commettere qualche errore e di fare ingiustamente un torto a qualcuno?

No. Non è illegale chiedere contributi, in Italia – e sarebbe interessante capire perché nonostante questo certi editori si incazzino tanto a essere definiti “a pagamento” – ed è successo che venisse inserito un editore in una lista piuttosto che in un’altra. In questi casi è bastata qualche mail e si è risolto tutto, senza attriti o altro.

Manco a dirlo, ma spiegaci la tua idea: che cosa pensi dell’editoria a pagamento?

Come vado strombazzando in giro da ormai due anni, la disapprovo totalmente. Penso che sia assurda, perché è come se il mio datore di lavoro mi dicesse che per un certo periodo devo pagargli mille euro al mese per lavorare con lui e che gli eventuali guadagni che superano quel tetto saranno miei. È un controsenso, la trovo ingiusta e scorretta.
Sto scrivendo una piccola guida – o dossier che dir si voglia – su quest’argomento, che rilascerò in ebook gratuito. Sull’argomento sono stati versati torrenti d’inchiostro, ma molti punti non sono mai stati toccati; forse proprio per il fatto che quando si definisce “a pagamento” un editore questo si incazza a morte.
In ogni caso, ci sarà materiale molto caldo.

Tu sei molto giovane e così intraprendente, che cosa ti piacerebbe fare da grande? Hai qualche sogno nel cassetto letterario?

Mi piacerebbe diventare una scrittrice, com’è ovvio, e magari anche di avviare una casa editrice, tra molti anni. Sai che adesso mi attaccheranno in millemila dicendo che mi sto preparando il terreno cercando di fare terra bruciata ai concorrenti? ;D

Grazie Linda.

Grazie a te.
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