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Scrivere un romanzo (II) – Lezione 6.c

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Di Morgan Palmas

Gli elementi ben disposti sono, in primo luogo, il rapporto fra rappresentazione e significato. Mi spiego, citando un esempio essenziale, immediato e lampante.

“Cielo a pecorelle, acqua a catinelle”, è chiaro a tutti noi, giusto?

La rappresentazione è che nel cielo vi siano pecorelle, cioè il significato è che vi siano nuvole bianche, in quota e a fiocchi, la conseguenza è l’acqua a catinelle. Rappresentare certe immagini sottendendo tuttavia significati ben diversi è una tecnica per scatenare la fantasia nella mente del lettore.
Ecco il ruolo persuasivo del narratore rispetto all’intreccio, giocando, anche a distanza di pagine, fra rappresentazioni e significati. Esempio concreto, assai più banale. 

A pagina 27 di un romanzo leggete: “Marta reputava che la fatica giovanile generasse un risultato utile nella vecchiaia”. A pagina 56: “Il vecchio era di fronte a Marta, in silenzio, arrendevole e le aveva spiegato che tante fatiche non erano servite a nulla”. 

Vedete il rapporto fra rappresentazione e significato?

In questo caso cozzano uno sull’altro, il lettore potrebbe esserne conscio, ciononostante il più delle volte non accade e si sente coinvolto credendo di ritenere quel significato in qualche modo famigliare, come già sentito o letto in un tempo imprecisato.

Persuadere chi legge è un modo 
di far sentire famigliare un significato, 
che voi avrete già espresso 
attraverso rappresentazioni in precedenza.

Qui si sta parlando di un rapporto biunivoco, A sta a B e B sta ad A.
Esistono casi più strutturati, nei quali molteplici rappresentazioni incontrano un significato, come a dire A, B, C, D stanno a E (quest’ultimo un significato). Creare, in altre parole, un percorso di rappresentazioni nella testa del lettore per poi fare emergere un significato. La famigliarità di cui parlavo prima sarà più intensa.
Altro esempio concreto.

A (pagina 16): un giovane sposo (Andrea) sostiene che un figlio potrebbe dare preoccupazioni.
B (pagina 21): la mamma di Andrea ricorda con il marito quando il figlio era piccolo.
C (pagina 37): la moglie di Andrea (Giovanna) ascolta un’amica che le racconta i problemi scolastici della figlia.
D (pagina 61): Andrea passa di fronte alla scuola elementare del paese e sente le grida dei bimbi durante l’ora di ricreazione.
E (pagina 103): Giovanna comunica ad Andrea di essere in dolce attesa e parlano del futuro del bimbo fantasticando assieme. 

Quando avrete sobillato a sufficienza la massa critica del lettore, sprigionate il significato, quello sarà il momento in cui il narratore persuaderà senza ostacoli. I livelli di realtà si incrociano e si rincorrono nella fantasia di chi legge, condizionandola senza tregua, permeando un corpo con sostanze tossiche verrebbe da dire, non si può rimanere indifferenti. Sono rappresentazioni, non dimenticatelo, i significati vengono in un secondo momento, quindi, mai anticipare nulla, mai alludere in maniera palese, sarebbe un grave errore. Limitatevi a citare fatti, parole, situazioni che possano donare a distanza di pagine famigliarità a un certo argomento. Il narratore ha così in mano la fantasia del lettore e quest’ultimo sarà convinto di avere già compreso qualcosa del romanzo: una convinzione che è frutto della finzione letteraria progettata dall’autore della storia.
L’allusione ha un fine differente, ne parleremo.

La tecnica di incontro presentata fra narratore/intreccio e rappresentazione/significato è la più banale che si possa pensare, ce ne sono altre di sicuro interesse e a mio modo di vedere efficacissime. A sabato prossimo.

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