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L’ispettore Coliandro di Carlo Lucarelli

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Di Claudia Verardi

L’Ispettore Coliandro è un personaggio nato dalla penna del giallista Carlo Lucarelli e interpretato in una fortunata serie Tv dall’attore napoletano Giampaolo Morelli.
Coliandro è un poliziotto insolito, diverso dai consueti investigatori della narrativa italiana: è uno a cui va sempre tutto storto, uno “sfigato” si direbbe oggi, impacciato e anche un filo arrogante. Però, in fondo, è buono e ingenuo, soprattutto quando rimane male ogni volta che qualcosa non gli va per il verso giusto.

La casa editrice Einaudi ha pubblicato, per la collana Super ET (tascabili), un volume (L’Ispettore Coliandro, appunto) che raccoglie i tre racconti pubblicati, Nikita, Falange armata e Il Giorno del lupo. Il protagonista dell’Ispettore Coliandro, già sovrintendente della questura di Bologna e, successivamente, promosso ispettore ha un modo di fare piuttosto sbrigativo ma anche fresco e divertente.
Nella trilogia, la Bologna di Lucarelli si tinge di giallo e diventa ambientazione ideale di storie di noir metropolitano. In Nikita, il giovane (e affascinante suo malgrado) ispettore incontra Nikita, una giovane punk ribelle e sensuale, più brillante di lui. Insieme formeranno una coppia strampalata ma piacevole: lui poliziotto roccioso, maldestro e passionale e lei la sua protetta che, più di una volta, si troverà a doverlo tirare fuori dai guai. Per Falange armata ci caliamo in una Bologna cupa e lugubre dove sembra essere in atto un complotto eversivo neonazista molto verosimile al quale, purtroppo, credono solo Coliandro e Nikita. Il giorno del lupo, infine, racconta intricate vicende legate alle attività della nuova criminalità organizzata, feroce e violenta proprio come un branco di lupi. Carlo Lucarelli che, tra l’altro, conduce da anni Blu notte, Misteri Italiani (un bel programma Rai che indaga su fatti malavitosi italiani) e organizza presso il Comune di Casalecchio di Reno Politicamente Scorretto, rassegna di eventi, manifestazioni e letteratura che indaga sui gialli della politica (e per il quale Lucarelli ha ottenuto la cittadinanza onoraria della cittadina del bolognese) così descrive la sua creatura: “Quando è nato, il sovrintendente Coliandro doveva essere soltanto il coprotagonista di un racconto che si chiamava Nikita e che aveva come scopo quello di raccontare l’aspetto noir, metropolitano e notturno di una città come Bologna. Poi, però, ho preferito lui all’altro personaggio. Era un poliziotto machista, che doveva assomigliare al protagonista di certi racconti d’azione all’americana. Il personaggio di riferimento era il Clint Eastwood dell’ispettore Callaghan. Più avanti ho capito che ambientandolo sulla scena italiana così com’era diventava troppo violento e negativo e, allora, ho deciso di renderlo più ‘umano’ e più buffo. È così che è nato il personaggio di Coliandro, l’ispettore che si muove in uno scenario che è per metà noir e per metà spiritoso.”

Bologna, insieme a Napoli, Torino e Milano, è fra le città più noir d’Italia. Non solo per le cronache (vecchie e nuove) del Resto del Carlino, che riportavano allora i delitti politici e i misfatti degli appartenenti alla Banda della Uno Bianca (la storia si è poi conclusa con una serie di arresti sensazionali) e riportano oggi le risse tra immigrati, le rapine in banca e le bombe inviate ai politici, ma anche per l’assetto strutturale e misterioso della città. Tra strade e viuzze magiche, è facile, a Bologna, incontrare personaggi stravaganti. Uno su tutti, Marco Dimitri, leader della setta satanica Bambini di Satana (e di legami col satanismo si è parlato, in qualche racconto di Coliandro), raccontati in un libro di Antonella Beccaria che vede la prefazione dello stesso Lucarelli. La città delle due torri e dei lunghissimi portici ha stimolato la fantasia creativa di Carlo Lucarelli, che qui aveva già ambientato il romanzo Almost Blue, da cui venne tratto un film. Bologna è una città magica, che ben si presta ad ambientazioni narrative nere e il cui lato noir è stato raccontato anche da altri scrittori. Loriano Macchiavelli , per esempio, nato a Vergato (Bo) nel 1934, si è inventato l’investigatore Antonio Sarti che popola le pagine di Delitti di gente qualunque (ultimo romanzo), Strage e Bologna in giallo, Rapsodia noir. O, ancora, i racconti dei giallisti bolognesi (tra gli altri Massimo Carloni e Sandro Toni) ne I delitti del Gruppo 13.

L’ispettore Coliandro è anche l’ alterego antieroe di Carlo Lucarelli, un poliziotto “coglionazzo” e goffo che si crede Serpico e che si muove nella Bologna contemporanea che lo scrittore aveva voglia di raccontare. È un personaggio qualunquista che incarna le contraddizioni dell’italiano medio, anche dal punto di vista linguistico e, quindi, letterario. Il registro narrativo di questi racconti è piuttosto colloquiale, pieno di parolacce, anche se veloce e ben strutturato.
Qualcuno ha detto che è un linguaggio troppo scurrile, che offenderebbe le forze dell’ordine. Di certo possiamo dire che è uno stile molto moderno, che riesce a rendere il personaggio “normale”, con tutte le sue insicurezze, la sua boria e la capacità di fare continuamente gaffe mostruose. Credo che rispetto agli ispettori protagonisti di altri libri, dal Commissario Montalbano di Andrea Camilleri al Maigret di Georges Simenon fino all’ottimo Maresciallo Rocca (interpretato da Gigi Proietti), la vera novità di Coliandro risieda proprio nell’aver reso un protagonista di questo tipo, di solito eroe, un uomo comune, un poliziotto sgangherato (che, magari, fa venire in mente Er Monnezza di Dardano Sacchetti). Un poliziotto spesso assegnato a mansioni di secondo piano, per punizione, dal linguaggio crudo (frutto di esperimento linguistico dell’autore) e dai modi di fare risoluti che lo rendono più vicino alle persone “vere”. Quasi un personaggio sperimentale, che scava nelle paure e nei luoghi comuni che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è trovato a dover affrontare.

Il binomio “fan di Lucarelli” più quello “fan di Coliandro” costituisce uno zoccolo duro di accaniti appassionati, come spesso accade per i personaggi che accendono passioni forti, ma L’Ispettore Coliandro resta un bel fumettone gradevole e leggero, il compagno che si addice a serate di assoluto svago. Lasciatemi dire una cosa, però: mi sembra che in giro ci sia, ultimamente, la voglia di leggere sempre e comunque, e in qualsiasi contesto, chissà quali contenuti filosofici di chissà quale livello. Addirittura anche in una storiella d’evasione. Non c’è nulla di male se uno scrittore ha voglia di far sognare, divertire e intrattenere, sempre a patto che questa voglia si accompagni alla velocità del ritmo, alla freschezza dello stile e alla narrazione dinamica, come quella dei giornali. C’è bisogno anche di racconti come questi. Non capirò mai perché le persone hanno così paura di ammettere che, qualche volta, si ha solo voglia di liberare la mente.

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