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Quattro decaloghi

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Di Michele Ruele

Qualche esperienza di insegnamento e apprendimento della scrittura, una vecchia abitudine a cercare regole e fare elenchi: il frutto, ecco alcuni decaloghi.
Perché decaloghi e non, per esempio, pentaloghi o pentacoli e eptaloghi ecc.? E perché no? Il numero delle regole o delle voci di un elenco è sempre arbitrario o convenzionale.
(Li ho ritrovato fra dei vecchi file, forse li ho proposti a qualche corso di scrittura, chi se lo ricorda; a volte sono il risultato di combinazioni di altri testi; e non mi ricordo in alcuni casi fin dove arrivano le mie idee e quelle mutuate da altri).

1) Alcune cose da ricordare, per la costruzione della trama di un racconto

1. Strutture e regole sono fatte per essere applicate e superate. «Il problema dell’invenzione non è di buttare a mare le regole, ma di vedere quante in più ce ne siano» (U. Eco)
2. Un propellente molto usato per l’avvio e lo sviluppo delle storie è il conflitto. È bene focalizzare bene i termini del conflitto: del personaggio con se stesso, con gli altri, con l’ambiente. Protagonisti di conflitti in: La ricerca del tempo perduto, Orlando furioso, Don Chisciotte.
3. La scoperta e il ribaltamento sono altri meccanismi narrativi convenzionali. Si combinano nella storia di Cyrano de Bergerac di E. Rostand. Con grazia e senso della misura ci sono ne L’amico ritrovato di Fred Uhlman: scoperte progressive e ribaltamento finale. L’intensità, di solito, è crescente con il progredire della storia. I ribaltamenti riguardano cambiamenti sia nella fortuna sia nell’identità del personaggio.
4. La sorpresa è importante sempre, in ogni storia. Definisce la storia rispetto alla sterile cronaca di una serie di eventi. Dubliners di James Joyce. Ogni sequenza deve portare un nuovo sviluppo della storia.
5. Turning point, Spannung, momento culminante. Nel piccolo ordine della sequenza, del capitolo, dell’atto e nell’ordine complessivo tali momenti si devono susseguire. Sono gli appigli dell’attenzione, l’asticella attorno a cui si flette il salto in alto della narrazione. L’ultimo scalo del Tramp Steamer di Alvaro Mutis. Orlando di Virginia Woolf.
6. Narrare = desiderare. Il desiderio è un elemento portante delle narrazioni. I personaggi sono attratti da oggetti/azioni del desiderio; il lettore segue la linea dei desideri dei personaggi, quella del narratore e la propria. Chi con maggior lucidità sa individuare e raccontare (anche tacendoli) tali desideri, sa catturare i suoi lettori (e se stesso). Le novelle di Luigi Pirandello; Cuore di tenebra di Joseph Conrad; Camera con vista e Maurice di E.M. Forster. La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda.
7. Si deve fare attenzione alla struttura (ma una buona str. non basta). Un possibile modello, su base ternaria (molti film di Hollywood sono così): Primo atto (introduzione dei personaggi e premesse); secondo atto (scontro e lotta); terzo atto (risoluzione della crisi introdotta nella premessa). Proporzioni: ¼, 2/4, ¼.
8. Non è detto che la linea principale della trama (di solito quella del conflitto) sia quella che contiene gli elementi principali. C’è spesso una seconda linea dello sviluppo, che di solito ha a che fare con l’identificazione del protagonista e riguardante il conflitto/educazione interiore e grandi questioni umane (odio-amore; vita-morte…). Tonio Kröger di Thomas Mann. La Commedia di Dante.
9. Si deve creare un’atmosfera: accumulazione di dettagli che fornisce l’illusione di credibilità del personaggio, del luogo, della situazione. Le memorie di un italiano di Ippolito Nievo; le Operette morali di Giacomo Leopardi; il Ciclo degli antenati di Italo Calvino.
10. Narrare è come un bosco: sentieri, radure, intrico si susseguono. Sentieri=sviluppi veloci; radure=pause; intrico=sorprese, momenti culminanti etc.

2) Decalogo della piccola scuola di scrittura

1. La scrittura si apprende. E si apprende in bottega.
Si impara a scrivere esercitandosi e confrontandosi su materiali prodotti da quelle stesse persone che stanno imparando.
2. La scrittura si apprende insieme.
3. Si impara a scrivere leggendo. A scuola si impara a scrivere se allo stesso tempo si impara a leggere. Si impara sui modelli. Si impara dall’imitazione. Chi scrive bene è anche bravo a leggere, ma quest’ultima legge è meno vera.
4. Si impara facendo, interrogandosi su “cosa so”, imparando qualcosa di nuovo, analizzandolo e comprendendone le leggi, “applicando la regola” e “inventando la regola”.
5. Si impara con una guida. Due guide. Una viva, un maestro. L’altra funzionale, una serie di regole precise, un binario, un timone.
6. Chi insegna non deve dire tutto: ciò che rimane nascosto è una zona proibita dove è meglio avventurarsi.
7. Ci si allena con esercizi brevi e frequenti.
8. Importanza della inventio, reperimento delle cose da dire, e della dispositio, della composizione. Scarso interesse della elocutio, che diventa ed è ancella delle altre due.
9. È fondamentale narrare, trasformare l’esperienza in narrazione. Narrare è creare un mondo. Narrare è una forma dell’attenzione.
10. Fra il narratore e la realtà c’è il filtro creativo: il particolare si configura con lo slancio dello stupore di fronte al mondo.

3) Regole per il compito di italiano

1. Non serve scrivere “tanto”, serve scrivere ciò che basta (tre o quattro facciate di foglio protocollo, a cui devi ricordare di lasciare un buon margine, di solito bastano).
2. Cura bene la struttura del discorso.
3. Non essere banale, non usare luoghi comuni: la scrittura è lo specchio dei tuoi pensieri, e tu non sei né banale né un luogo comune. Sii semplice, più che puoi. Sii originale e creativo.
4. Sii sempre preciso, non usare termini vaghi (elimina l’eccesso di “cose”, “gente”, “fare”). Sii concreto. Usa esempi.
5. Sii ricco di soluzioni espressive: usa tante parole, non sempre le stesse; usa diverse formule sintattiche, non sempre le stesse.
6. Rileggi dieci volte quello che hai scritto, e se non ti piace cambialo.
7. Cura bene la grafica: nella redazione finale, scrivi bene; vai a capo quando serve, sii ordinato in maniera funzionale al tuo discorso.
8. Cerca di avere qualcosa da dire, trovalo, fa’ in modo che sia interessante; fa’ anche che per te o per il tuo lettore ciò che affermi sia l’occasione per imparare qualcosa di nuovo.
Fatti uno schema, una scaletta, un promemoria delle cose da dire, poi organizzale e completale.
9. Parla di ciò che sai. Sei fortunato (e bravo) sei sai molte cose.
10. Ricordati che scrivere è un modo per pensare meglio, e che quello che hai scritto deve essere rielaborato e curato: nessun genio riesce a creare il capolavoro al primo colpo.

4) Piccolo decalogo per un corso scolastico di scrittura creativa
di Giorgio Messori, citato da Beppe Sebaste in Porte senza porta, Feltrinelli

1) Dimentica di essere a scuola.
2) Non farti mai condizionare dai sensi di colpa o da ipotetiche minacce di ritorsione
3) Se c’è qualcosa che, mentre scrivi, ti fa paura o ti fa sentire in imbarazzo, buttati dentro a questa cosa, perché forse ci troverai dentro molte ragioni ed energie per scrivere qualcosa d’interessante anche per gli altri.
4) Cerca di essere sincero e preciso.
5) Non essere mai astratto, scrivi sempre di cose concrete, vere, che ti sono vicine. È più interessante scrivere di una pozzanghera, o di ciò che vedi in una passeggiata sotto il sole, che non della minaccia nucleare che incombe sul mondo. Fra l’altro (anche se è un po’ difficile da capire) fai un miglior servizio alla causa contro il pericolo nucleare scrivendo di cose molto concrete che non ripetendo frasi rimasticate di discorsi già fatti da altri.
6)Impara a essere un po’ stupido, cioè a non esercitare un eccessivo controllo su te stesso e a non cercare sempre degli argomenti intelligenti.
7) Scrivi immaginando di rivolgerti a una persona che ami.
8) Se racconti qualcosa, non spiegare sempre quali sensazioni hai provato, non dare tante spiegazioni. Mostra soltanto le cose o le situazioni che hai vissuto, o immaginato, senza mai dichiarare o spiegare nulla.
10) Rileggendo ciò che hai scritto, impara a cancellare ciò che non ti piace molto e a lasciare solo ciò che ti piace di più.

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