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Di Daniela Nardi

Qualche tempo fa, dopo aver finito di scrivere il mio primo romanzo, stavo cercando un editore, beandomi della mia capacità di profondere Arte letteraria, quando una vocina interna molto saggia mi consigliò di far leggere il manoscritto a qualcun altro, non si sa mai - mi disse - che tu abbia commesso qualche errorino.
Scartai parenti e amici che, per amor mio e amor di pace, avrebbero consacrato l’opera avallando ogni mia scelta stilistica e grammaticale.
Così mi rivolsi ad un sito che gratuitamente forniva un servizio di lettura, correzione bozze ed editing. Aspettai trepidante per circa un mese; quando ricevetti la risposta e aprii il file, il mio romanzo era un cimitero.
Un gentile signore, con tutta la delicatezza possibile, stroncò buona parte del mio lavoro, mettendo in evidenza molti refusi (ero stata attentissima eppure erano saltati fuori!), incongruenze del linguaggio, debolezze della trama, piattezza di alcuni personaggi, uso scorretto del discorso diretto e alcuni errori di grammatica completamente sfuggiti al mio controllo. Sulle prime sono stata delusissima della mia performance, ma in seguito, quando ho poi accettato di far parte di un comitato di lettura, mi sono resa conto che molti degli autori che inviano i loro lavori alla casa editrice commettono errori ancora peggiori dei miei.
Al di là del fatto che non basta saper leggere, scrivere e far di conto per essere degli scrittori non bravi, ma almeno passabili, resta il problema che molti esordienti sono praticamente “illeggibili”. Personalmente, per una forma di rispetto nei confronti di chi si è dato tanto da fare a scrivere o a tentare di farlo, leggo fino in fondo tutto il romanzo che mi è stato sottoposto in lettura, anche se già dalla seconda pagina mi rendo conto che il manoscritto non vale un granché. Però non do torto a quegli editor che dopo le prime trenta righe, relegano inesorabilmente nella carta straccia certi lavori.
Come fare quindi a rendere presentabile un manoscritto? Premesso che non ho alcuna intenzione di salire in cattedra a dispensare Conoscenza (lo avete visto, sono anch’io un disastro) vorrei però condividere alcuni consigli che mi sono stati dati o che io stessa ho cercato gironzolando sul web e che potrebbero fare la differenza.

Punto primo: rileggere. So che sembra una banalità, ma molto spesso i manoscritti che visiono sono così zeppi di refusi ed errori di vario genere, che sembrano essere stati scritti frettolosamente e poi inviati senza averci dato neanche una scorsa. Il problema è che anche se rileggessimo cento volte, siamo così coinvolti dal nostro lavoro da non accorgerci delle eventuali sviste e imprecisioni. In questo caso può essere utile rivedere il romanzo dopo averlo stampato. Quante inesattezze saltano fuori quando vi sedete comodi e vi armate di penna!
Fate leggere il lavoro ad un estraneo, qualcuno che non sia coinvolto emotivamente con voi. Su Internet ci sono diversi siti (Il Rifugio degli Esordienti, Writer’s dream, per citarne due) che offrono servizi gratuiti di editing e correzione bozze.

Secondo punto: l’ortografia!! Word di Microsoft può dare una mano (avete presente le lineette rosse che appaiono sotto la parola?) ma sono utili anche i motori di ricerca. Basta che digitiate il termine che vi rende dubbiosi, et voilà! Il gioco è fatto. Potrete anche conoscerne la definizione esatta, il che non guasta visto che spesso alcune parole vengono usate a sproposito.

Terzo punto: la grammatica e la sintassi. Qui se non siete ferrati, consiglio un corso full-immersion, anzi lo consiglio a tutti. Non avete idea delle regole ed eccezioni che ha la nostra lingua! Basterebbe però evitare di confondere i tempi dei verbi (spesso nella stessa frase si passa dal trapassato remoto al presente senza soluzione di continuità) e soprattutto i modi! Troppo spesso si assiste impotenti, al silenzioso massacro del congiuntivo e del participio! Evitate accuratamente espressioni tipo “c’ha un bel viso” o “c’aveva”, “c’azzecca”: forse alcuni editor ci passano sopra, ma la lettura è orrenda e infastidisce! Non abusate dei pronomi personali. “A lei le porsi” o “ A me me lo disse” rientrano nel linguaggio di tutti i giorni, ma non fanno un bell’effetto quando sono scritti.

Dulcis in fundo: la punteggiatura. Spesso c’è una vera e propria invasione di virgolette, punti esclamativi, puntini di sospensione, apostrofi e trattini, che rendono confusionaria la lettura. Non abusate delle famose “virgolette”, magari per sottolineare il doppio senso di un termine o l’uso spiritoso; chi vi legge non è stupido, è in grado di cogliere le sfumature senza che voi gliele spiegate trattandolo per quello che non è. Nei discorsi diretti dovete decidervi: o il trattino o il virgolettato. Insieme somigliano ai messaggini di MSN, mancano solo i :)! Ci siamo capiti. Stesso discorso per il punto esclamativo, magari associato a quello interrogativo per sottolineare un’emozione. Ne bastano due di numero: !? oppure ?? o anche !! Mai il punto, né prima né dopo (avete notato l’accento sulle e?).

Lo so, sembro la maestrina dalla penna rossa, ma vi posso assicurare che il 50% del buon esito di una lettura dipende da come il lavoro è stato redatto. Il resto è talento e fantasia.
Felice Sogno a tutti!

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