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Recensione: "Del racconto e dintorni" di Julio Cortázar

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Di Alessandro Puglisi 

Credo fermamente che ogni lettore di “letteratura fantastica” (mi sia concessa questa definizione, piuttosto ampia e suscettibile di accuse di vaghezza, poiché il disquisire del volume di cui al titolo, e l’eventuale lettura dell’opera stessa, proverà, lo spero, a disambiguare, a dissipare, anche se solo in parte, la nebbia che avvolge tale “branca” dell’arte letteraria, questo genere al cui interno si manifesta una sorprendente prolificità); dicevo, credo che ogni lettore di questo genere letterario abbia il dovere, quasi morale, di conoscere Cortázar. Ancora di più, dal mio punto di vista, di quello di conoscere uno scrittore come Borges che, del resto, è immensamente più noto, sia presso gli addetti ai lavori che al grande pubblico.

Il nostro Cortázar è stato uno scrittore argentino, nato a Bruxelles nel 1914 e morto a Parigi (da esule volontario) nel 1984. In questa sede non posso, naturalmente, soffermarmi sull’analisi di quel crogiolo di talento letterario che è stato, e continua ad essere, da un punto di vista di contingenza geografica, il Río de la Plata. Mi limiterò dunque ad alcuni cenni in merito al volume in esame, edito recentemente da Guanda, che raccoglie testi pubblicati in rivista o presentati nell’ambito di conferenze, diversi dei quali inseriti nella Obra crítica dello scrittore, curata da Jaime Alazraki. In questo senso, il lettore italiano non avvezzo a idiomi esteri, potrà fare utilmente riferimento a due volumi come Il giro del giorno in ottanta mondi e Ultimo round, entrambi usciti per Alet, rispettivamente nel 2006 e nel 2007.

La raccolta di cui parliamo rappresenta una fertile, mi permetto di sostenere, giustapposizione di argomentazioni, che spaziano dalla “teoria e pratica” della scrittura fantastica, alle tassonomie letterarie all’interno di questo campo, per giungere ad accorte riflessioni sul ruolo dello scrittore nella società, nella storia e in relazione alla necessità di un impegno politico, con ciò che l’accettare di intraprendere una “lotta politica” comporta, e i modi con cui tale lotta può e dovrebbe manifestarsi.

A partire da Del racconto breve e dintorni, con Del sentimento di non esserci del tutto e Del sentimento del fantastico, il discorso che si dipana corre sempre tra ludo e impegno (in quest’ambito, poi così facilmente distinguibili?), evidenziando con chiarezza estrema l’impalcatura teorica sulla quale si affaccendano le istanze narrative dell’argentino. La forma-racconto viene delineata come chiusa in se stessa, in continua riproduzione. Il contributo che Cortázar vuole fornire ai suoi lettori sta nella possibilità di “arricchire” la realtà e la sua nozione, partendo, scrivendo dagli interstizi che si aprono talvolta nel mondo empirico.

Non meno interessanti e importanti, contributi come Per una poetica e Note sul gotico nel Río de la Plata, nei quali, oltre a precisarsi la necessità di condurre la propria sperimentazione letteraria tenendo anche presente la “responsabilità” dello scrittore nei confronti dei suoi lettori, ci si concede a uno sguardo più largo sugli autori “rioplatensi”, tentando sommariamente di inserirli nell’ampio contesto del romanzo gotico, dalle sue origini e fino ad oggi, attraverso la storia più recente.

Ancora più stringenti, e fortemente allacciati alla realtà e alla vita, gli ultimi testi del volume, che affrontano la questione culturale nell’America latina, l’esilio di molti artisti e l’“esilio culturale” dei loro paesi d’origine. Problematica spinosa e di difficile risoluzione, alla luce degli attuali equilibri geopolitici, certo; una piaga dolorosissima. Ma a cui bisogna reagire. A tal proposito, conviene citare uno stralcio da America latina: esilio e letteratura, in cui Cortázar afferma: «E se chi mi ha sbarrato l’accesso culturale al mio paese pensa di aver completato così il mio esilio, sbaglia di grosso. In realtà, mi ha offerto una borsa di studio full time, una borsa di studio per farmi consacrare più che mai al mio lavoro, dato che la mia risposta a questo fascismo culturale consiste e consisterà nel moltiplicare i miei sforzi accanto a tutti quelli che lottano per la liberazione del mio paese».
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