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I dolori del giovane scrittore esordiente - parte VIII: il lettore professionista

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Di Simone Marzini

Il lettore professionista è colui che andrà a valutare il vostro manoscritto giunto alla casa editrice.
Gli editori hanno un comitato di lettura, composto appunto da lettori che si occupano di leggere e valutare i manoscritti che arrivano in redazione.
Per alcuni scrittori, quelli rifiutati, sono una sorta di nemesi, di kriptonite per superuomini. Sono la ragione per cui non vengono pubblicati.
In realtà, le ragioni possono essere ben altre, per cui visto l’avvicinarsi del Natale consiglio un interessante libro scovato in rete, che si intitola appunto: "78 ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato & 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo”di Pat Walsh, edizioni Tea.

In maniera molto cinica descrive le ragioni per cui un romanzo viene scartato, e credo possa costringere uno scrittore a guardarsi un attimino dentro e fare un esame di coscienza letterario. Purtroppo il ruolo del confessore da cui andare per mondare tutti i peccati letterari non esiste ancora, ma prevedo che entro breve ci sarà. Anzi, potremmo farlo qui sul blog.
Alcuni di questi motivi? Quello più rappresentativo secondo me è questo:

Non vi accorgete che non gliene frega niente a nessuno

È fondamentale. Quello che scrivete è interessante solo per voi o comunica qualcosa agli altri? Racchiude una grande verità.
Comunque torniamo ai lettori.
Ho avuto un unico contatto con un lettore, in occasione di un concorso letterario in cui siamo partiti in 16 partecipanti e poi, come succede alle finali dei campionati mondiali di calcio, a ogni serata, partendo dagli ottavi, ci si sfidava in gruppi di 4 autori di cui solo i 2 migliori passavano fino a incoronare il vincitore.
La serata a cui ho partecipato io aveva come giudice un lettore della Feltrinelli, che ha espresso un giudizio sulle opere in concorso e dato un voto.
Il mio è stato uno dei più bassi, anzi l'ultimo a pari merito: mi ha fatto un pistolotto sulla scrittura, sullo stile e menate varie. Ha premiato un racconto che aveva un italiano più aulico, ma che mi ha costretto a tagliarmi la barba 3 volte nel corso della lettura perché mi era venuto un attacco di licantropite e sembravo Tom Hanks in Cast Away. Dai racconti sono stati tratti anche dei cortometraggi, e i voti del regista hanno ribaltato quelli del lettore: il mio era quello che si prestava meglio di tutti alla trasposizione in immagini. Insomma, mettetevi d’accordo.
A fine serata sono andato dal lettore a confrontarmi. Mi sta bene la sua opinione, ma voglio poter prendere le mie difese, quantomeno per un discorso di coerenza personale, spiegare le mie posizioni. Lo so che il mio stile non è "alto", che deriva dalla lettura di migliaia di fumetti, di libri leggeri, dal parlato, ma a me piace così. Alla fine ho capito che lui aveva una concezione della scrittura, dell'espressione, un'eleganza a volte fine a se stessa, che non è la mia e che anzi a me fa venire la narcolessia.
Provocatoriamente gli ho chiesto: «Ma se a lei arriva un romanzo come Twilight, lo stronca di brutto?».
Lui ha risposto praticamente che ne era arrivato uno sul tipo e lui non aveva dato un giudizio completamente negativo.
Cioè, tradotto in italiano corrente, non gli è piaciuto.
Ho continuato con una stoccata: «Spero di non trovare lei a valutarlo, quando manderò il mio romanzo».
Lui, in visibile imbarazzo, mi rispose: «No, no, me lo mandi pure, anzi sarei felice di girarlo in redazione per lei, per farlo leggere».
Questo cosa ci fa capire? Due cose. La prima è che i concorsi letterari possono essere utili, la seconda che la valutazione dipende tanto anche da chi ci legge, da che tipo di lettore troviamo. Se io inviassi il mio romanzo a un lettore come lui, mi stroncherebbe. Come prima di me è successo di essere stroncata a J.K. Rowlings che adesso guarda caso è la donna più ricca d'Inghilterra, più della regina Elisabetta (ok, il paragone non regge). Credo invece che gli editor che hanno rifiutato Harry Potter adesso stiano sotto a un ponte vista Tamigi a prendere il sussidio di disoccupazione. Fortunati loro che in Inghilterra almeno c'è.
Per questo sono convinto che si debba perseverare, se si crede nella propria opera. Magari dei romanzi potenzialmente validi cozzano con il lettore sbagliato, come può accadere. Non basta il talento, ci vogliono anche perseveranza e fortuna. Se lo dice Carver, io ci credo.
Fareste bene a crederlo anche voi e a continuare nel vostro sogno.
Con le solite raccomandazioni di non sborsare soldi.


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