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I dolori del giovane scrittore esordiente - parte VI: diritti sul manoscritto

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Di Simone Marzini

Quale è secondo voi il più grande terrore di un giovane scrittore esordiente?
Pensateci bene. Essere rifiutato? No, c'è di peggio. L’alopecia androgenetica? No! È il furto delle idee!
Sì, perché ogni scrittore esordiente ha un'idea geniale e originale e unica e meravigliosa alla base del proprio romanzo, e tutti gli editori non attendono altro che di prendere questa perla letteraria e impossessarsene per diventare ricchi&famosi.; D'altronde si sa, dopo la clonazione delle carte di credito, e la smacchiatura dei leopardi, il furto dei manoscritti è l'attività più redditizia per la criminalità organizzata.

Come fare per difendersi da tutto ciò? 

Ci sono diversi modi, più o meno costosi, più o meno funzionali, più o meno sensati.
Ora li andremo a vedere, ma prima chiedetevi: ho spedito il manoscritto a venti case editrici diverse, l'ho fatto leggere a decine di persone, l'ho spedito via mail ad amici e conoscenti. Credete che queste prove, queste testimonianze, i dati contenuti nel vostro computer, su Google documenti se usate quello per scrivere come faccio io, non abbiano alcun valore legale in tribunale?
Per me ce l'hanno, ma se voi siete fra quelli che per sicurezza usano cintura e bretelle contemporaneamente, per paura gli caschino le braghe, allora senza indugiare oltre vado ad elencare le diverse possibilità che avete per la protezione del vostro capolavoro letterario.
La soluzione più utilizzata, almeno a detta di Google, è auto spedirsi a casa il manoscritto tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, dopo aver messo un bel sigillo di ceralacca magari siglato con l'impronta digitale del vostro indice.

Poi la cosa che mi ha sempre lasciato perplesso è questa: ma in caso portiate in tribunale una casa editrice, per furto di idee, arrivate lì col pacchetto come fosse il sigillo dello Shogun Mitsukunimito? Per intenderci è quel cartone animato dove tutti trattano male un vecchio rimbambito finché il suo badante pettinato come little pony tira fuori dalla tasca un affare con uno stemma e tutti si inchinano scusandosi e vengono mandati in castigo in un angolino in ginocchio sui ceci ardenti.

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E poi una volta aperto?
Non so, ‘sta cosa mi è sempre sembrata ridicola.

Altra soluzione è andare alla SIAE a registrare l'opera. Beh, già mi pare siano ricchi, alla Società italiana degli autori ed editori, vogliamo arricchirli ulteriormente e inutilmente? Comunque il costo stimato è di poco più di 100 euro. Da rinnovare ogni cinque anni. Se li avete da buttare, se vi fa sentire più sicuri e dormire sonni tranquilli, allora non c’è problema. Fatelo. Magari usando un font da 3 punti e interlinea singola, per risparmiare.

Un'altra soluzione? Andare da un notaio a registrare l'opera. Costo stimato: una vacanza last minute di una settimana a Sharm El Sheik. Non so voi, ma io non ho dubbi su quale scegliere. Ho sempre adorato la barriera corallina.

Ulteriori soluzioni? Il web ci viene un'altra volta in aiuto.
C'è un sito, copyzero, http://www.costozero.org/wai/copyzero.html, che ha un costo esiguo e promette di proteggere il diritto d'autore. Sempre che siate voi gli autori, ovviamente.
Con soli 0.36 euro potete registrare un’opera; in soldoni quel che fa è apporre una marca temporale su un file che andrete a caricare. Tale marca temporale ha una validità giuridica. Ovviamente indica solo questo dato: che un utente Pinco Pallino ha registrato quell'opera in quella determinata data. Ovviamente è ben differente dalla paternità dell'opera, ma se avete paura che qualcuno vi porti via la vostra creatura direi che è il metodo che consiglio: quantomeno è il più economico.

Ultima ma non ultima c’è la licenza Creative Commons, che va a proteggere il diritto d’autore della vostra opera, in maniera gratuita, ma che nasce dalla filosofia che i contenuti siano liberi e patrimonio di tutti: quindi possono essere utilizzati da altri, purché ne attribuiscano la paternità al creatore e non vengano utilizzati per usi commerciali. Ma il discorso Creative Commons è un po’ articolato, magari lo vedremo con un post a parte.

Alla fine della fiera quindi, cosa conviene fare?
Smetterla di farsi le paranoie, magari.
E smettere di indossare le bretelle, non van più di moda.

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