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Di Simone Marzini

Prendo spunto dai commenti al mio precedente post (se non l’avete letto fatelo) per fare alcune considerazioni.
Che susciti scalpore il discorso dell'editore stanco degli invii multipli è sacrosanto, ma tenete conto che molte case editrici hanno messo in atto questa politica, ma senza ritenere opportuno dirlo.
Come? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Vediamo prima di capirne il motivo. Sicuramente ogni casa editrice fa le sue valutazioni economiche. Assumere personale che selezioni i manoscritti, come suggeriva un commento, se non si hanno a disposizione un certo tipo di risorse economiche è molto rischioso, e a volte non giustificabile. Il mio amico Marco, sì sempre quello del cammino, ne ho anche altri non preoccupatevi ma questo salta sempre fuori, tempo addietro ha fatto uno stage in una casa editrice. Che mansione gli hanno affibbiato secondo voi? Si, avete indovinato. Leggere i romanzi di esordienti che arrivavano in redazione. E ne giungevano a pacchi, anche se la casa editrice in questione non era una delle più grandi e famose. In tre mesi che è rimasto lì ha letto un bel po’ di manoscritti, e sapete su quanti ha dato un parere positivo? Su nessuno. Anche se era molto tentato da un’opera di seicento pagine che faceva un parallelo fra Brooke di Beautiful e l'America governata da Bush: due a cui tutti perdonano le scappatelle. Il succo del problema quindi è che la maggior parte delle cose che arrivano sono impubblicabili. E qui la colpa non è degli editori. Anche l’editoria soffre il problema dello spam, anche se in maniera meno evoluta: cartaceo, e non digitale.

Come fare a difendersi dall’invio massiccio di manoscritti?
Alcune case editrici hanno trovato delle soluzioni a questo problema. Quelle più grandi hanno messo un firewall antispam: non accettano l’invio di manoscritti, selezionano solamente le opere inviate da agenzie o inoltrate tramite scuole di scrittura.
Navigando in internet ne ho trovate altre invece che chiedono, per poter valutare il manoscritto, l'acquisto di un tot di loro libri. Della serie: lo so che tu mi hai trovato in internet e non mi hai mai comprato in libreria, se vuoi che io ti legga acquista prima i miei libri, guarda il mio lavoro, se ti piace veramente quello che faccio mandami il tuo manoscritto, sarò felice di leggerlo. Magari non diranno proprio così, ma questa frase è stata messa apposta per scatenare i commenti :)

Questo impedisce l'invio multiplo? Certo che no, ma scoraggia gli inviatori compulsivi di manoscritti, gli spammer indiscriminati, almeno questo è l’intento. Non credo che una casa editrice si arricchisca particolarmente chiedendo di comprare due suoi libri a chi ne vuole mandare uno in visione. Non è mica come proporgli un contributo spese di soli tremila euro.
Altre case editrici seguono invece una differente strada, e questa in teoria impedisce l'invio multiplo: selezionano le opere tramite concorso letterario. Per concorrere dovete compilare una scheda di partecipazione in cui vi impegnate a pubblicare con loro se verrete selezionati e a spedire solo materiale inedito. Quindi il pensiero dell'eventuale penale (n.d.a. non conosco i valori legali di queste schede, se sono equiparate a contratti) vi dovrebbe mantenere la coscienza pulita. Alcuni di questi concorsi chiedono una tassa di iscrizione, ne ho già parlato in una delle puntate precedenti, che io vi sconsiglio di versare. Ce ne sono moltissimi di gratuiti. Alcuni come premio del concorso promettono la pubblicazione senza alcuna spesa per l'autore.

Quando sento queste cose mi viene in mente la terza delle tre grazie, non serve che vi dica chi è, vero?
Se il vostro sogno è esclusivamente pubblicare, allora vanno benissimo. Se avete già fatto questa meravigliosa esperienza o se pensate che per un editore pubblicare il vostro romanzo non sia farvi un piacere, magari vorreste anche un riconoscimento economico. Non (esclusivamente) perché siete veniali, ma perché se la differenza tra professionismo e volontariato è che nel primo caso ti pagano e nel secondo no, voi come vorreste essere considerati? Come detto da Morgan nei "Motivi per smettere di scrivere", statisticamente la maggior parte dei romanzi in uscita in Italia fruttano circa 130 euro all'autore. E quasi tutti arriveranno dagli acquisti di parenti e amici, aggiungo io. Ma è uno stato mentale: anche pochi euro ma io voglio essere pagato, perché dar via gratis il frutto delle mie fatiche equivale per me a svilirne il valore. Se ho un rientro, sarò più spronato a organizzare incontri, a sbattermi per far conoscere il mio libro. Se invece non ho dei diritti d’autore, per chi mi sbatto tanto? Per fare arricchire l’editore? Non ci siamo. Piuttosto mi autoproduco.

Potete pubblicare gratis qualche racconto, qualche poesia, ma per il romanzo che state scrivendo da mesi e che non vi fa dormire la notte? Non merita un trattamento migliore?
Quindi un contratto di edizione standard non ci sta mai male. Nelle prossime puntate vedremo anche la parte dei contratti editoriali, non preoccupatevi.

Ci sono infine altri concorsi che invece ai vincitori elargiscono premi in denaro e/o contratto di edizione e/o copie gratis. Ecco, io di solito prendo in considerazione questi. Ma non vinco mai.
Anzi no, una volta ho vinto, secondo classificato in un concorso di fumetti. Nel bando c’era scritto: verrà pubblicato un albo con le storie degli esordienti selezionati e verrete pagati secondo le tariffe usuali dell’editore.
Siccome non ho visto un centesimo si vede che l’editore ha delle tariffe più basse di quel che pensavo. In realtà l’albo poi non è mai uscito. Alle volte succede anche questo.


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