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100 ottimi motivi per piantarla di scrivere – seconda parte

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Leggete la prima parte altrimenti vagate nelle oscurità. Date le premesse, accelero le fasi di conoscenza con una persona, decido chi incontrare nella realtà e chi no. Sono divenuto efficace, si direbbe, mirato. Meno inconvenienti, meno screzi, meno scocciature. Parlo e mi confronto sempre più con argomenti che ritengo gradevoli e con persone che sento affini.
Eppure qualcosa stride. 

Non ho ancora scritto che per tanti anni ho fatto l’esatto contrario: tanta socialità, tanti inconvenienti, tanti screzi, tante scocciature, mi sono abbeverato alle innumerevoli fonti delle diversità. Ho frequentato persone lontane parsec, dall’amico operaio che ama parlare di calcio e fanciulle all’amico colto di mille letture che parlando di calcio e fanciulle imbrocca il congiuntivo trapassato con una maestria singolare; il volontariato è stato per anni parte della mia vita (per molto tempo in segreto, in una seconda fase addirittura in modo pubblico grazie al mio vecchio blog Acme del Pensiero), esso mi ha permesso di parlare di frequente con alcolizzati e prostitute, tossicodipendenti e senzatetto, ammalati e transessuali, clandestini e malavitosi, ecc. Per indole organizzavo incontri, cercavo persone, pensavo di nutrire me stesso ascoltando storie, vicissitudini, speranze, delusioni, gioie e sorprese. Ci credevo allora, come ci credo ora su tale nutrimento.
Ci sarebbe molto da dire, ma scrivo quanto basta, condensando anni di riflessioni e azioni.

Poi qualcosa è mutato, ex abrupto, senza sconti e avvertimenti. Se fisicamente sono da circa un anno pressoché immobile, pochi spostamenti, poche conoscenze, pochissimi dialoghi, dall’altro lato, a livello mentale, grazie a letture in dose massiccia, sia per lavoro che per passione, mi sembra di navigare sulle acque con un acazio greco, veloce e fluido. Salti stimolanti continui, saperi strutturati, ordine di conoscenze assorbite. Tanta testa. Troppa, forse. Credo di avere imparato in ambito prettamente nozionistico più in un anno che nei tre quattro precedenti; nelle nozioni non v’è soltanto accumulazione di sapere, ma anche pensieri, sensazioni, emozioni. Alture della cultura.
Se volessi utilizzare una metafora potrei dire che per moltissimo tempo sono stato in compagnia di numerose persone nella città di Aosta, ora sono sul Cervino, nel ghiacciaio. Pressoché solo.

Sarebbe semplice sostenere di trovare un equilibrio fra le diverse dimensioni. Giusto. Per chi si accontenta di emozioni timide può rappresentare una soluzione possibile, ma chi, come me, è sempre alla ricerca di emozioni intense e tenta di fuggire dalla noia con tutto se stesso? No, non può porlo in essere. L’equilibrio, mi capita di pensare, è pane di chi ha fatto del compromesso la sua politica di azione. Che rispetto, sia chiaro, ma non fa per me. Meno compromessi accetto, più sono sereno.

Eppure, scrivevo, qualcosa stride. Stride perché la scrittura continua e ossessionata ti prosciuga le idee, inizialmente dirompenti, poi via via più deboli. Quanto subito appare coibente, in un secondo momento sparge falle di acqua stantia. Nel categorizzare concetti il modus diviene possanza autoreferenziale, senza confronto, o meglio, il solo confronto fra saperi stride appunto.
Poiché manca l’inconveniente, lo screzio, la scocciatura, manca la discussione, l’evolvere delle posizioni sulla base di precari punti di riferimento, manca chi smussa angoli, manca chi accende lumi prima celati, manca il sale dell’arricchimento vero della scrittura: la vita.

Bene, ho tentato di spiegare le ragioni che mi hanno condotto nel tunnel della “scritturite”, ora, dal prossimo post, vi illustrerò i 100 ottimi motivi per piantarla di scrivere, analizzandoli uno per uno.
Non so se sarà utile ad altri vedere nero su bianco quanto andrò scrivendo, di sicuro sarà terapeutico per me. Se il possibile viaggio vi garba, vi aspetto per il primo ottimo motivo venerdì prossimo.

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