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Intervista a Remo Bassini

Inauguro oggi una nuova sezione che spero possa esservi utile. Chiederò a numerosi scrittori di rispondere a una serie di domande che saranno sempre le medesime. Coinvolgerò sia scrittori affermati che esordienti. Un punto di vista allargato, un salto nell’intimità letteraria, esplorando magari dimensioni poco conosciute.
Oggi Sul Romanzo ospita Remo Bassini.


Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.
All'incirca a dodici anni ho cominciato a sognare di diventare scrittore. Poi a vent'anni, lavoravo in fabbrica e avevo problemi di salute, ho iniziato un romanzo, rimasto incompiuto. In seguito, lavorando e studiando, mi sono appassionato di teatro, poesia, con tentativi, diciamo, pietosi. Per puro caso, una sera in cui ero bloccato dal mal di denti, presi un bloc notes e dissi a me stesso, Raccontami una storia. Avevo 39 anni, tutto parte da quella sera.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?
Istinto, solo istinto nella scrittura. Razionalità nella riscrittura, e comunque relegata al controllo della forma, non dei contenuti.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.
Scrivo di notte, all'incirca quattro ore, fumando sigari e bevendo caffè. Quando non scrivo o leggo o perdo tempo su internet, che poi spesso non è nemmeno perdita di tempo: il blog, per esempio, mi permette di tenere allenata la mia scrittura.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
Una cosa buffa, non scrivo se non ho la testa lavata, e di sicuro preferisco scrivere dopo una doccia. A volte, specie nella riscrittura, sono insofferente al rumore.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?
Mi inchino anche io, davanti a tanti. Mi inchino e mi abbevero, leggendo Boell, Steinbeck, Remarque, Scott Fitzgerald, Chandler e, tra gli italiani, Fenoglio, Pratolini e Berto.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?
Amo l'isolamento e se vivessi a Roma o Torino, città che amo, so che non frequenterei i salotti e gli altri scrittori. Mi piace leggere la vita: in un bar, in una panchina, in un treno.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?
Scrivere, per me, è fonte di depressione e di vita, allo stesso tempo. Il momento più bella della mia giornata è tra mezzanotte e le cinque del mattino. Ci siamo, in casa, io, il pc e il gatto che mi osserva.

La ringrazio e buona scrittura.
Grazie a lei.

Il mio blog è http://remobassini.wordpress.com/
Ho 52 anni, sono di Cortona (Arezzo), ma vivo e lavoro a Vercelli. E mi mantengo da vivere con la scrittura, oggi, perché sono giornalista e sono romanziere (ho pubblicato per Mursia, Fernandel, Newton Compton). Sono però fiero del mio passato: operaio, disoccupato dedito a lavori saltuari come fare il cameriere o pulir le cantine, per esempio, insegnante volontario in un carcere, il correttore di bozze.

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Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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