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Le virgolette

Dalla finestra di camera mia mi dirigo verso la libreria, prendo un libro: A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia. Mi illuminò il sentiero molti anni addietro. Per quale ragione?
Quando pensai con serietà di scrivere un romanzo non sapevo ancora che avrei dovuto affrontare una serie di problemi a me sconosciuti. Uno fu l’uso delle virgolette nei dialoghi: quali utilizzare? Quelle alte o basse? Oppure le lineette? E affiancare quale tipo di punteggiatura?.

Mi spiego con esempi concreti:

1) “Appunto” sorrise don Luigi specchiandosi nella propria perspicacia “appunto…”
2) «Appunto» sorrise don Luigi specchiandosi nella propria perspicacia «appunto…».
3) - Appunto - sorrise don Luigi specchiandosi nella propria perspicacia - appunto…
4) “Appunto” sorrise don Luigi specchiandosi nella propria perspicacia “appunto…”.

Quali modalità adottereste? Quali usi sono corretti? Anzitutto va detto subito che le virgolette vanno sempre usate in coppia, nonostante in giro si vedano i migliori virtuosismi linguistici.
L’esempio numero due è usato da Sciascia nel libro che citavo ed è la forma che prediligo, anche se non esiste una regola universale che eclissi altre forme. È il più delle volte un fatto di gusto letterario. L’importante è che non vi siano scorrettezze a livello grammaticale.

Provate a interrogarvi sulle diverse modalità dell’uso delle virgolette all’interno dei dialoghi. Scoprirete con facilità ad esempio che le lineette sono cadute in disuso nella letteratura contemporanea, nonostante conservino un loro fascino peculiare.

Vi pongo un’altra questione: le virgolette di chiusura nei dialoghi vanno seguite o precedute dal punto fermo? O si può evitare il punto se il dialogo continua?.
Non sono ahimè temi scontati, chi fra voi è un (ex) correttore di bozze conosce bene quanto siano importanti le piccole strutture grammaticali, le quali possono rendere più o meno coinvolgente e appetibile un testo scritto.
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